Gabriele Sbaraini
Presidente dell'Arcobonsai Club Garda Trentino

Nel presentarvi dott. Francesco Dallagiacoma, Dirigente del Servizio Parchi e Foreste della Provincia Autonoma di Trento, che c’intratterrà sull’argomento, vorrei spiegarvi brevemente (e motivazioni che ci hanno portato ad inserire nella tradizionale componente culturale del programma di Arcobonsai 2004, oltre alle relazioni tradizionali dei professori Marchesini e Poli, anche quest’illustrazione sulla legislazione provinciale trentina riguardante il prelievo delle piante in natura.
Noi sappiamo che il fenomeno dei prelevamento delle piante in natura sta purtroppo assumendo dimensioni di un certo valore, tanto è vero che questo allarme ha indotto la Provincia Autonoma di Trento ad emanare, credo unica in Italia, una normativa specifica di divieto.
E’ anche da dire che molti prelevamenti avvengono ad opera di neofiti che bonsaisti non sono, ma che hanno la convinzione di trovare in natura delle piante che si possano ritenere dei bonsai già formati. Inoltre, queste persone che posseggono scarse cognizioni sulle modalità colturali delle piante, non sono in grado di attuare quelle misure di cautela che si richiedono per un prelevamento di piante già in situazioni critiche, per cui quasi sicuramente le piante stesse sono destinate a morire.
Arcobonsai ospita quasi da vent’anni gli amici bonsaisti e pensiamo che la maggior parte di toro abbia preso atto di quali siano lo spirito di conservazione e l’attenzione alta tutela dell’ambiente che da sempre si applicano sul nostro territorio provinciale.
Se oggi possiamo vantare una superficie boscata che garantisce non solo paesaggi meravigliosi, ma anche stabilità dei terreni e salubrità del clima, ciò è dovuto al fatto che i nostri avi hanno rispettato il bosco anche quando le restrizioni imposte dalle autorità pesavano molto di più di quello che possono pesare ora, considerando il fatto che il bosco costituiva all’epoca una delle poche fonti di reddito della montagna. Malgrado ciò e in tutto il territorio provinciale, da sempre la previsione di abbattimento delle piante é ricompresa in piani pluriennali, e il prelevamento è assegnato dall’autorità forestale, individuando e marcando una ad una le piante da abbattere.
Per questo volevamo si avesse cognizione dell’esistenza della normativa di salvaguardia, per evitare incresciose situazioni in presenza di conclamate violazioni alta tutela ambientate, richiedendo a tutti gli ospiti comportamenti tali da consentirci di garantire per loro quali i bonsaisti sono: primi e rispettosi amanti della natura.
Le considerazioni di cui sopra ci hanno indotto a chiedere la cortesia del dott. Dallagiacoma per spiegare agli ospiti quali sono le norme vigenti nella Provincia Autonoma di Trento per la tutela delle piante, con particolare riferimento al Decreto del Presidente della Provincia di Trento 7agosto 2003 n.ro 19-140/leg. di approvazione del regolamento che stabilisce, tra l’altro, il divieto di asportazione dei bonsai naturali.

IL PRELIEVO DELLE PIANTE IN NATURA:
LA LEGISLAZIONE PROVINCIALE TRENTINA
dott. Francesco DALLAGIACOMÀ

Dirigente Servizio Parchi e Foreste della Provincia Autonoma di Trento

Da sempre le comunità della Provincia di Trento hanno riconosciuto la validità della presenza del bosco per la stabilità del territorio e quindi le norme che prevedevano la regolamentazione del taglio del legname hanno una storia antichissima. Basti pensare e cito per tutte la Magnifica Comunità della Valle di Fiemme, che aveva una propria struttura forestale ed aveva dei diritti riconosciuti dal Principe Arcivescovo di Trento ancora nel lontano 1111. Da allora risale questo stretto rapporto tra la presenza del bosco e la stabilità del territorio.
A partire poi dalla prima metà dell’800, è entrata in vigore la legge forestale austriaca che però non ha fatto altro che tradurre in forma di legge una situazione di protezione del bosco che esisteva già. La legge italiana è del 1923 e, forse a differenza del resto d’Italia, qui è stata applicata rigorosamente è c’è stato un effettivo controllo essendoci già in essere gli strumenti per la protezione del bosco e credo che la produzione della Provincia di Trento e quella della Provincia di Bolzano che è oggi una fetta rilevante pari a circa il 40% dei legname da lavoro che viene prodotto in Italia, pur non essendo molto importante quale produzione economica, è un indice indicatore dell’ottima qualità dei boschi che è stata mantenuta negli anni passati. Adesso la qualità dei boschi sta migliorando sicuramente in tutta Italia, in questi ultimi anni si registra un deciso miglioramento, ma credo che la differenza sia stata fatta proprio negli anni passati. Cioè quando era più difficile applicare le norme di tutela per la situazione della montagna che registrava uno spopolamento a causa delle difficoltà di sopravvivenza ed il legname costituiva una materia importante in assenza della movimentazione delle materie prime che c’è adesso. In tale situazione era effettivamente difficile controllare il taglio dei boschi e questa è stata sicuramente un’azione meritoria che ha dato evidentemente i suoi frutti e per i quali la provincia di Trento ha avuto sempre una particolare attenzione.
Abbiamo il 90% del territorio che è soggetto a vincolo idrogeologico e in questo territorio sono state inserite le norme di difesa che andremo rapidissimamente ad esaminare.
Un’altra cosa importante, è che i servizi forestali sono presenti capillarmente su tutto il territorio provinciale; ci sono 47 stazioni forestali per una provincia di circa 6.000 chilometri quadrati. Quindi sono presenti in sostanza in ogni Valle e ogni tre o quattro paesi c’è una Stazione forestale, con tutta una struttura che ha, proprio come compito, quello del controllo e della difesa del bosco.
Il bosco non può essere trasformato in altra qualità di coltura senza autorizzazione, quindi qualsiasi trasformazione da bosco a terreno agricolo produttivo o residenziale è soggetta ad autorizzazione. Questo è un fatto molto importante, ove si pensi che il bosco copre oggi il 55% della superficie della Provincia di Trento e dal momento che il bosco da noi arriva fino ai 2000/2050 metri di quota la superficie boscata è pari ad oltre il 70% di quella utile. Le utilizzazioni, come ha già detto il Presidente, sono pianificate e controllate, tutte le proprietà pubbliche hanno un piano di gestione, con Il quale viene fatto un inventano del bosco e viene stabilito quanto si può tagliare ed anche le modalità con cui si deve effettuare il taglio. Questa è una situazione generalizzata su tutta la proprietà pubblica e su tutta la proprietà privata di grandi dimensioni. Anche sulle proprietà private di piccole dimensione vige comunque l’obbligatorietà di un’autorizzazione preventiva al taglio. Tutti i danni al bosco sono sanzionati. Anche eventuali movimenti di terra sono soggetti a preventiva autorizzazione e quindi vi è un controllo complessivo di ciò che avviene sul territorio vincolato che, come ho già detto, costituisce il 90% del territorio della provincia di Trento.
Un altro aspetto importante che voglio mettere brevemente in luce in questa chiacchierata, è costituito dal fatto che nel 1968 la Provincia di Trento si è dotata del Piano Urbanistico Provinciale. E’ la prima provincia italiana che approva questo importante strumento urbanistico e, attorno a questo è poi nata tutta la gestione territoriale e anche le aree protette sono ancorate a questo strumento fondamentale. Dal Piano Urbanistico Provinciale discende poi la pianificazione territoriale dei Piani Regolatori Comunali ed anche l’origine dei due parchi naturali che sono stati identificati in origine da questo primo Piano Urbanistico Provinciale del 1968.. Poi su questi si sono inserite successivamente le riserve naturali, i biotopi e le aree di protezione ambientale di protezione del paesaggio ecc.
Un altro momento importante è quello degli anni 70 nei quali vengono emanate tre leggi che sono basilari sulla protezione della natura Sono la legge per la protezione della fauna minore, la legge per la protezione della flora, nella quale vedremo poi è stata inserita anche questa normativa per il divieto di asportazione dei bonsai naturali, e la legge che disciplina la raccolta dei funghi. Siamo negli anni 70 ed è una normativa che si applica su tutto il territorio della Provincia, prescindendo o meno dalle aree protette all’interno delle quali solo le sanzioni sono più pesanti e il concetto è quello di salvaguardare delle specie che o sono rare o sono soggette ad un prelievo che si giudica eccessivo e che quindi può mettere a rischio la sopravvivenza della specie stessa. E’ un aspetto tipico di quegli anni quello di vedere la protezione della nature tramite la protezione delle singole specie minacciate o rare e solamente dopo una quindicina d’anni si arriva al passo successivo che è quello di proteggere la specie all’interno dell’ambiente in cui essa vive.
Due cose ancora sulla protezione dell’ambiente. Le aree protette della Provincia di Trento, come abbiamo visto, si basano sul nucleo fondamentale del Piano Urbanistico Provinciale e dei Piani Regolatori Comunale. Sono inoltre definite delle aree di tutela del paesaggio che coprono circa la metà della superficie del territorio. Normativa di protezione delle rive dei torrenti e dei laghi in applicazione della Legge Galasso ed ancorata nel Piano Urbanistico Provinciale che è stato sottoposto ad una revisione fon­damentale nel 1987 e dalle successive revisioni ultima quella dello scorso anno 2003.
La disciplina delle valutazioni di impatto ambientale (V.I.À.) che, per gli interventi più significativi, obbliga il proponente a valutare quali sono i possibili effetti di impatto ambientale, nonostante le autorizzazioni concedibili per altri aspetti.
Della protezione generalizzata nelle aree forestali abbiamo già detto ed il sistema delle aree protette che si basa sostanzialmente su una parte del Parco Nazionale dello Stelvio per 18.000 ettari in alta VaI di Sole, su due parchi naturali di 80.000 ettari, che sono stati individuati dal Piano Urbanistico Provinciale e creati con legge della Provincia Autonoma di Trento, su quattro riserve naturali che hanno una superficie più modesta rispetto ai parchi ed infine sul sistema dei biotopi.
Questo sistema dei biotopi protetti è una specificità della Provincia di Trento, con una particolare attenzione agli aspetti della biodiversità e della conservazione della natura, andando ad interessare delle aree spe­cificatamente interessanti dal punto di vista delle biodiversità ed andando ad integrare la rete delle aree altrimenti protette e che toccavano principalmente aree di tipo alto alpino.
La legge, definisce i biotopi, come aree di interesse ambientale, culturale e scientifico e le definisce sostanzialmente come zone umide, cioè importanti per il regime delle acquee, per l’alimentazione e la presenza degli uccelli migratori legati alla presenza delle zone umide, e alla presenza di particolari entità foro faunistiche; quindi aree particolarmente interessanti perché ci sono delle specie endemiche o di particolare interesse naturalistico. Non solo però zone umide, ma anche aree aride che sono interessanti per i particolare tipo di vegetazione e per le specie di animali che le frequentano. Sono particolarmente in queste aree che vi sono delle piante che, dal punto di vista esterno sicuramente assomigliano ai bonsai. Anche nella stessa formulazione delta legge provinciale, vi è stata una discussione quando è stata proposta e si è parlato di protezione dei bonsai naturali, in quanto, evidentemente, il bonsai naturale non esiste, si tratta di una contraddizione in termini, ma in effetti il fatto che si sia arrivati alla formulazione della norma di salvaguardia, è stata proprio una risposta a fatti che avvenivano di furto, di asportazione ed estirpazione di piante, a volte di vandalismo perché poi alta fine le piante non sopravvivono, e che cominciavano a dare una certa preoccupazione. Ciò perché si tratta di piante che vivono in ambienti del tutto particolari e che hanno una storia del tutto particolare loro stesse e la cui estirpazione comporta una danno in quanto, sicuramente, nel breve tempo non possono essere rimpiazzate.
Due parole sulla legge provinciale 17 del 1973 della protezione della flora. La definizione dice che viene posto sotto tutela tutto il patrimonio floristico naturale della Provincia di Trento. La legge e quindi valida su tutto il territorio della provincia all’interno e all’esterno delle aree protette, e vengono poste sotto tutela, tutte le specie esistenti in natura e per le quali viene fissato un li mite di asportazione, al massimo cinque steli florali. Inoltre c’è un elenco di specie di particolare interesse, per le quali è previsto che non si possa asportare nessun esemplare. Altri limiti sono previsti per la raccolta del muschio e dei licheni che, in alcune zone, erano soggette ad asportazioni decisamente pesanti e che potevano dare ripercussioni negative. Di tutta la flora, è comunque previsto il divieto dell’estirpazione della pianta e quindi delle radici, rizomi, tuberi ecc, salvo autorizzazioni specifiche rilasciate per chi fa ricerca o per delle piante che si utilizzano a fini medicinali o altro e che vengono raccolte previa una autorizzazione specifica, che viene data dall’autorità forestale. Questa legge è stata integrata con il Decreto del Presidente della Giunta Provinciale della scorsa estate che è andato a definire una regolamentazione per la raccolta della cicerbita alpina, che era soggetta ad asportazioni particolarmente pesanti in alcune zone della provincia, è stato inoltre rideterminato t’elenco delle specie per le quali è vietata qualsiasi asportazione anche di singoli esemplari ed è stato introdotto questo divieto di asportazione dei bonsai naturali, che sono definiti come piante che vivono in condizioni particolarmente avverse e che presentano una di queste caratteristiche:,accrescimenti annuali fortemente limitati, riduzione dimensionale di tutti gli organi, parti legnose contorte e in parte disseccate, scarsa dominanza apicale, andamenti di crescita particolari influenzati dalle condizioni esterne climatiche e ambientali.
La norma comunque è stata richiesta ed è stata introdotta perché si è ritenuto che ci fosse una pressione significativa, che stava crescendo, e destava una certa preoccupazione l’asportazione di piante con queste caratteristiche.
E’ anche vero che non è la norma che può salvaguardare queste piante, ma il significato della norma è stato quello di porre un certo allarme sociale per una situazione che si voleva segnalare all’attenzione sociale. Diciamo che dal punto di vista normativo, anche prima la pianta era protetta, esistendo il divieto di danneggiamento ed esportazione, sia delle piantine forestali, che delle piante botaniche in generale, c’era una legge sui biotopi, luoghi dove maggiormente si possono trovare piante cresciute in queste situazioni, che comunque prevedeva il divieto generalizzato di asportazione di specie animali e vegetali, c’era inoltre il codice civile, in quanto la pianta ha sempre un proprietario, pubblico o privato che sia, per cui un eventuale prelevamento non autorizzato costituisce un furto, ma, come ripeto, la norma aveva come significato il richiamo della pubblica attenzione su un fatto che destava una certa preoccupazione.
Ho già detto della discussione che è stata fatta per stabilire se era giusto o meno introdurre il termine di bonsai naturali per le piante da tutelare, rendendosi conto che, da una parte si tratta di piante che crescono in un determinato modo a causa di particolari situazioni ambientali, mentre dall’altra il bonsai è frutto di una modalità di coltivazione e di una artificialità basata sulla conoscenza, sulla attenzione, sulla sensibilità, sull’arte quale parte creata dall’uomo, è comunque altrettanto vero che tutti capi­scono di che cosa si tratta quando si parla di bonsai naturali