EVOLUZIONE DI UN TERRICCIO NELLA FASE DI PERFEZIONAMENTO DEL BONSAI
Augusto Marchesini
Libero docente di chimica agraria – Università degli Studi di Milano
Un miglioramento delle conoscenze, per gli appassionati di bonsai, costituisce un forte stimolo e interesse per la preparazione del mezzo necessario per la coltivazione delle miniature d’albero.
Al giorno d’oggi si usa sempre più mescolare torba (bionda, scura, fibrosa, ecc.) ad altro materiale (akadama, granelli di pomice o lapilli) per creare dei substrati utili nella coltivazione bonsai. Tali prodotti e i processi legati alla loro fertilizzazione possono essere un problema per gli appassionati abituati all’uso del terriccio (quindi contenente terra).
La composizione e la lavorazione del mezzo costituisce infatti il principale fattore di riuscita. La conoscenza dei fattori fisici e chimici che intervengono nel tempo sulla sua evoluzione nel vaso del bonsai è di fondamentale importanza per la realizzazione di un soggetto sano e privo di difetti soprattutto a livello radicale e perfettamente coerente nella sua composizione artistica.
Dimensioni delle particelle del terriccio del bonsai
I frammenti delle rocce degradate contengono sostanze minerali e presentano dimensioni diverse con forme che variano dal piccolo ciottolo fino ai granuli di sabbia molto fini.
Le sostanze colloidali sono particelle che hanno dimensioni inferiori al micron. In acqua non sedimentano e formano una soluzione colloidale. Se viceversa dopo qualche ora sedimentano, si ottengono sospensioni colloidali. Ecco la differenza tra soluzioni e sospensioni colloidali. Tali soluzioni e sospensioni costituiscono importanti fattori che agiscono sulla modificazione del terriccio bonsai
In base alle dimensioni delle particelle, il terriccio si suddivide in terriccio fine (passa cioè attraverso le maglie di 2 mm di un setaccio) e scheletro (di dimensioni comprese tra 2 mm e 600 mm). La preparazione di quello fine viene effettuata usando un setaccio di 2 mm, manipolando il terriccio secco, a temperatura ambiente, dopo aver rotto gli eventuali aggregati di particelle fini. Per la preparazione di un supporto terroso adatto alla coltivazione di un bonsai occorre prendere coscienza che il materiale deve essere selezionato con cura ( il terriccio stesso dove è cresciuta naturalmente la specie che si è scelta, la sua composizione chimica, ecc.).
Potere assorbente del terriccio:
E’ una facoltà che possiede il terriccio di assorbire e trattenere dei materiali contenuti nelle soluzioni che lo attraversano; fra questi materiali naturalmente alcuni rappresentano un importante nutrimento per le piante e perciò la conoscenza del potere assorbente di un terriccio è uno degli elementi più importanti per giudicare la fertilità del terriccio stesso a la sua attitudine a mantenere lo sviluppo della vegetazione. Molte pratiche seguite nell’applicazione di concimi chimici sono facilmente spiegate con i fenomeni d’assorbimento: per esempio i concimi azotati (ammoniacali) non vengono somministrati in grandi dosi e tutti in una sola epoca. Se si mescola una soluzione di solfato ammonico con terriccio,si trova nel filtrato del solfato di calcio, solfato di magnesio e di altri elementi, ma l’ammoniaca è quasi del tutto assente perché resta trattenuta nel terriccio. Nel passato si diceva che il terreno assorbe solo le sostanze utili alle piante e lascia passare le altre, ciò non è vero perché il terriccio assorbe anche materiali velenosi alle piante come mercurio, piombo, rame, ecc. Occorre utilizzare sempre acque per l’irrigazione povere di calcio e/o metalli pesanti.
Preparazione di un substrato “non terroso”
Il substrato deve essere sempre soffice e permeabile, si possono usare substrati torbosi che presentano una struttura fibrosa, non è consigliabile l’impiego di torba macinata che presenta una scarsa permeabilità all’aria e all’acqua. Il materiale deve essere bagnato e ben strizzato, Non sono vantaggiosi per il substrato del bonsai materiali inerti quali vermiculite, perlite o sabbia fine bagnata. Il substrato morboso deve essere addizionato di granelli di pomice, lapilli, akadama, secondo il programma dell’allevamento del bonsai. L’aggiunta del materiale sopra indicato consente al substrato non terroso di favorire la percolazione dell’acqua di irrigazione e permette all’aria di penetrare nel substrato a favore dell’apparato radicale del bonsai che richiede sempre una buona provvista di aria per lo sviluppo delle radici. Il substrato compatto, asfittico, non consente una sopravvivenza del bonsai perché l’apparato radicale esige una buona aerazione alle sua radici. La messa a dimora del bonsai nel substrato non terroso richiede una buona irrigazione e il substrato deve essere sempre umido. Nelle stagioni con ampie variazioni termiche del giorno e della notte si consiglia di coprire il vaso con un foglio di plastica trasparente nel quale si producono piccoli fori per la circolazione dell’aria. Il substrato non terroso presenta alcuni inconvenienti sotto elencati:

  • favorisce lo sviluppo radicale lungo la via di percolazione delle acque di irrigazione e generalmente sulla superficie del fondo del vaso. In questa situazione l’apparato radicale non esplora tutto il substrato non terroso ma solo la superficie del substrato il fondo al vaso stesso.
  • Il substrato possiede un potere assorbente limitato verso le soluzioni saline nutritive ed è attivo nella chelazione (immobilizzazione) dei cationi metallici (ferro, alluminio, ecc.)
  • La torba è povera di elementi nutritivi per le piante, è scarsa di ceneri. In conclusione per l’allevamento del bonsai è richiesto l’uso del terriccio perché consente di ottenere uno sviluppo della pianta più sicuro, più equilibrato e soprattutto più sano.

La distribuzione granulometrica della terra fine
Le dimensioni delle particelle della terra fine costituiscono la tessitura del terriccio. Le sue classi granulometriche sono definite secondo le seguenti dimensioni relative alla sabbia, al limo e all’argilla.

      • Argilla: materiale di dimensioni inferiori a 0,002 millimetri  (presenta una forte adesività, soprattutto quando viene bagnata).
      • Limo: materiale di dimensioni pari a 0,02 millimetri (la presenza del limo rende il terriccio liscio, e poco saponoso adesivo).
      • Sabbia fine di dimensioni pari a 0,2 millimetri (se la percentuale supera il 10% è riconoscibile al tatto).
      • Sabbia grossa di dimensioni pari a 2 millimetri (granuli grandi da essere percepiti singolarmente alla vista e al tatto).

Può essere effettuata una analisi in laboratorio. Il risultato è espresso come peso di ogni frazione per ogni 100 grammi.
Importanza della tessitura del terriccio
E’ molto utile conoscere la tessitura del terriccio contenuto nel vaso del bonsai. Per un buon risultato nella coltivazione del bonsai non è possibile ignorare le dimensioni della terra fine e dello scheletro del terriccio impiegato.
A parità di tessitura, la terra fine, un terriccio che possiede lo scheletro tratterà meno acqua e quindi il bonsai potrà subire uno stress idrico soprattutto nei mesi caldi. Al contrario un buon drenaggio in detti terricci li avvantaggerà nell’irrigazione. La tessitura è una delle proprietà più stabili del terriccio ed è un indice che può definire la sua fertilità.
I terricci a tessitura fine e media come gli argillosi, gli argilloso-sabbiosi, gli argilloso-limosi sono dei mezzi particolarmente favorevoli alla coltivazione bonsai a causa del buon potere di trattenimento dell’acqua e degli elementi nutritivi, sia quelli presenti naturalmente nei minerali che costituiscono le particelle del terriccio, sia degli elementi fertilizzanti aggiunti con la concimazione chimica e organica (effetto tampone, che manca o è insufficiente nei terricci “cotti” come l’akadama).
I terricci argillosi sono detti pesanti  e quelli sabbiosi sono detti leggeri, non in base al peso per unità di volume, ma per la resistenza che si trova quando quei terricci devono essere lavorati. Soprattutto quando il terriccio nel vaso del bonsai presenta una variazione della sua superficie, sia per effetto del cambiamento della struttura del terriccio, sia in primavera dopo il gelo invernale.
La tessitura ha un effetto determinante sulla temperatura del terriccio. Per fare un esempio, i terricci argillosi trattengono più acqua, così, per effetto dell’acqua trattenuta, la temperatura del terriccio stesso risponde più lentamente alla variazione termica dell’aria, sia in primavera, sia in autunno, mentre nei terricci sabbiosi non si verifica alcuna sorta di “protezione” in risposta alla variazione termica dell’aria.
Le caratteristiche della terra fine, che deve offrire al bonsai elementi nutritivi (allo stato solubile, presenti nella soluzione circolante nel terriccio stesso) il potere di trattenimento dell’acqua, che occupa spazi vuoti presenti nel terreno, nega però parzialmente la permeabilità all’aria che deve essere presente negli spazi vuoti realizzati nella struttura del terriccio stesso. Il terriccio deve permettere alle radici uno sviluppo uniforme nelle varie direzioni del vaso, deve poter conservare nel tempo una giusta quantità di acqua. L’eccesso di essa porterebbe ad una marcescenza delle radici. Il terriccio deve essere costituito da un composto organico, da una parte di terreno rosso raccolto a 90 centimetri di profondità in un terreno e da sabbia fine. Le diverse proporzioni possono variare a seconda della specie coltivata e in base al programma di allevamento. Così l’irrigazione deve essere effettuata con molta attenzione: evitare gli eccessi di acqua, che finiscono con la demolizione della struttura del terriccio del bonsai, con riduzione degli spazi vuoti. Detti spazi sono indispensabili per un buon allevamento di qualunque specie coltivata come bonsai
La struttura del terriccio
Le particelle del terriccio del vaso del bonsai subiscono nel corso del tempo l’azione di forze fisiche, chimiche e biotiche. Le forze in questione agiscono sulla frazione argillosa, limosa e sui materiali organici (sostanze umiche) così da far evolvere una struttura (disposizione spaziale delle particelle del terreno) che risulta così caratterizzata:

  • dalla forma delle particelle e degli aggregati che si formano in presenza delle sostanze argillose e organiche del terriccio;
  • dimensione, forma e disposizione degli spazi vuoti che separano le particelle e gli aggregati;
  • la combinazione dei vuoti tra particelle e aggregati (la struttura del terriccio del bonsai può assumere una disposizione “cubica” che presenta il massimo degli spazi vuoti in un terriccio nuovo, oppure una struttura “piramidale” con un minimo di spazi vuoti in un terriccio vecchio, cioè da tempo nel vaso del bonsai).

Il terriccio ,esaminato al microscopio, può evidenziare i cristalli di argilla che sono disposti secondo le loro dimensioni maggiori, le quali presentano un aspetto lamellare e quindi parallelamente alla superficie del terriccio. Detti cristalli sono abbastanza stabili, soprattutto se è presente il catione scambiale calcio.
I microaggregati sono originati da forze reciproche dovute a cariche positive e negative di diversa origine (materiale argilloso, materiale umico, sesquiossidi di ferro, alluminio, polimeri di sostanze organiche in fase di umificazione).
La coesione dei microaggregati, formati da materiale colloidale e da granuli dello scheletro è resa efficace da sostanze microbiche quali polisaccaridi, gomme, acidi poliuronici, ife fungine e capillizzi radicali.
Gli aggregati naturali delle particelle del terriccio possono assumere forme sferoidali, poliedriche, lamellari o prismatiche in accordo con i processi pedogenetici.
Le dimensioni, la forma e la sistemazione spaziale delle particelle associate determinano il volume degli spazi vuoti, che possono essere cilindrici e sferici (pori) e le fratture planari (fessure). La concentrazione dei materiali colloidali nei pori e sulla superficie degli aggregati, a seguito delle soluzioni organo-minerali o sospensioni, provoca la formazione delle pellicole argilloso-organiche e di ossidi di ferro e di alluminio.
La porosità è strettamente collegata alla quantità di acqua disponibile alle radici del bonsai. La variazione della tensione dell’acqua, conseguente al cambiamento della quantità di acqua presente nel terriccio (soluzione circolante), determina attraverso i pori un cambiamento della struttura del terriccio. I pori non occupati dall’acqua definiscono la quantità di aria presente nel terriccio.
Un terriccio ben aerato presenta una pressione parziale dell’ossigeno costante pari a circa il 20% del volume globale del vaso, mentre per l’anidride carbonica si possono osservare variazioni tra un millesimo e 150 millesimi di atmosfera.
Tanto i terricci che i substrati dei vasi, nel tempo, tendono ad assumere una struttura piramidale compatta con una notevole perdita della loro porosità, sia agli effetti dell’acqua, sia a quelli dell’aria. In questa situazione è consigliabile rinnovare il terriccio del bonsai, sia per migliorare l’aerazione delle radici, sia per la conservazione della sua umidità