CONOSCERE E CURARE IL BONSAI

Augusto Marchesini – Osservatorio piemontese di frutticoltura A. Geisser. Libero docente di Chimica Agraria Università degli Studi di Milano

Riassunto

Un sicuro rifornimento di sostanza organica e minerale per ogni periodo dell’anno con somministrazioni di fertilizzanti mediante irrorazioni periodiche, i nitrati di potassio sono particolarmente indicati nei periodi di sviluppo vegetativo.
Si devono sospendere le irrorazioni fertilizzanti verso la metà di settembre quando le piante cominciano ad avvertire i primi segni delle fasi di riposo, che si protraggono poi per tutto l’inverno.
Nella relazione sono riportate le osservazioni sul cambiamento del clima, che influiscono sulla coltivazione dei bonsai.

Introduzione

L’allevamento degli alberi secondo il metodo bonsai richiede fondamentali conoscenze specialistiche, che si basano sulla fisiologia vegetale e biochimica applicata.
Le piante sono in grado di sopportare condizioni ambientali estremamente ampie: esse sono capaci di sviluppare e adattare grandi trasformazioni utili alla loro vita (per esempio la riduzione delle dimensioni delle foglie del bonsai dopo che le radici riducono la portata dell’acqua assorbita).
I bonsai  non solo sono capaci di modificare  repentinamente la loro struttura fisica, ma anche i meccanismi fisiologici e biochimici su cui si basa il loro funzionamento.
La superficie delle piante deve difendersi contro un’eccessiva perdita dell’acqua e deve adeguare i propri meccanismi per sopportare la variazione delle condizioni climatiche caratteristiche dei diversi periodi dell’anno solare.
Ad esempio gli alberi a foglie caduche delle zone temperate smettono di produrre foglie verdi normali ed incominciano a produrre gemme invernali nei mesi di agosto e settembre, molto prima che inizi il freddo invernale molto intenso.
Ciò dimostra che le piante possono prevedere talune variazioni del clima. Esse sono in grado di misurare la durata della notte fino a un livello di precisione, che deve essere legato a un meccanismo di misurazione del tempo, cioè ad un orologio biologico.
Con questo raffinato orologio le piante:

  1. sono in grado di valutare  le condizioni ambientali di luce

  2. sono sensibili alle variazioni termiche e di gravità

  3. si nutrono ed assorbono dal terreno le sostanze minerali nutritive in modo selettivo

  4. dispongono di sistemi per combattere le infezioni

  5. sono in grado di sviluppare rapporti mutualistici con funghi e batteri, con reciproco vantaggio.

Le piante posseggono inoltre l’importante proprietà di rigenerarsi a partire dalle loro cellule, anche se queste vengono prelevate da parti delle piante altamente specializzate, quali una radice o un lembo fiorale.
Ciò significa che i vegetali posseggono nelle loro cellule il completo corredo genetico dell’intera pianta.
Queste caratteristiche del mondo vegetale costituiscono importanti conoscenze, che possono essere usate dai cultori del bonsai per realizzare un risultato ottimale nella cura dei loro alberetti. Molte di queste proprietà delle piante, descritte in questa nota, sono ampiamente sviluppate nel corso del lavoro 

Curare il bonsai

Il meccanismo dello sviluppo vegetativo dei vegetali
I tessuti vegetali, formati da cellule, presentano pareti cellulari ricche di cellulosa, che sono rigide e  piuttosto resistenti all’accrescimento delle cellule stesse.
Si pensava che le cellule potessero crescere in base ad un aumento della concentrazione dei sali da essa assorbiti cosi da provocare un ingresso di acqua e quindi aumentare il volume cellulare.
Ciò non è stato provato, mentre oggi è stato dimostrato il reale meccanismo: si verifica una diminuzione della resistenza della parete cellulare, col risultato che la pressione idraulica all’interno della cellula ne provocherebbe l’ulteriore estensione.
L’attento controllo della riduzione della resistenza della parete cellulare è affidato ad ormoni della crescita altamente specifici.
Un esempio dell’accrescimento lo troviamo nelle radici e nei giovani fusti, che possono avere un tasso di sviluppo compreso tra 0,2-1 mm all’ora.
Lo sviluppo dell’apice radicale risulta tuttavia lento. L’allungamento di quest’organo può essere immaginato, pensando ad una similitudine con un pistone idraulico: l’apice radicale viene spinto dalle cellule subapicali, che sono saldamente inserite nel corpo della radice stessa. L’incremento del diametro della radice e l’ingrossamento del fusto avvengono più  tardi.
Per avere una idea della forza che le radici esercitano durante l’accrescimento si deve considerare un terreno piuttosto sciolto e soffice. In questo caso la forza esercitata dalla radice risulta dello stesso valore del potenziale idrico delle cellule poste nella zona d’allungamento della radice stessa.
In un terreno con struttura compatta, invece, l’allungamento della radice trova una resistenza sia alla estensione della parete cellulare sia alla sua periferia e la pressione idraulica prodotta dalla radice si scarica sullo spazio circostante piuttosto che sulle pareti cellulari.
In questo caso la radice esercita la massima pressione su ciò che la circonda: la pressione può raggiungere 15-20 atm per tempi lunghi. L’effetto di tali forze si possono vedere con la rottura del vaso e, nel caso di piante che crescono vicine ai muri di case, la demolizione dei muri stessi (esempio il glicine ).

Il momento delle cure del bonsai

È la fase più creativa per l’appassionato dell’allevamento del bonsai. Si possono applicare impianti del bonsai in due diversi periodi stagionali:

  1. in autunno, nelle zone a clima temperato freddo, è consigliabile la messa a dimora del bonsai e, dove le precipitazioni atmosferiche non siano troppo frequenti, occorre proteggerlo dai venti persistenti e da escursioni termiche troppo rapide. Se possibile riparare la pianta in una serra luminosa non riscaldata.

  2. In primavera, nelle regioni a clima rigido, è il periodo più indicato per il rinvaso del bonsai,  soprattutto se il clima è caratterizzato da alta umidità ambientale con pericolo di gelate tardive.

In queste situazioni climatiche le piante hanno il tempo, durante i mesi successivi, di emettere un buon numero di radici, di ambientarsi e dar vita a tessuti vegetali lignificati in grado di sopravvivere ai successivi inverni rigidi caratterizzati da eccessi di freddo e da intense variazioni di temperature inferiori agli zero gradi centigradi. La linfa presente nel tronco dei bonsai può ghiacciare con conseguenze disastrose, quali la spaccatura del tronco stesso.

Scelta dei terricci e dei substrati per il bonsai

È noto che esistono piante e sopratutto le piante coltivate con la tecnica bonsai, che non possono vivere in terreni ad alto tenore di acidità, cosi come vi sono specie che non possono vivere in terricci ricchi di calcare.
Il pH, simbolo chimico che sta indicare il grado di acidità di una sostanza, risulta estremamente utile nella scelta del substrato per il bonsai e dovrebbe essere impiegato ogni volta che se ne deve preparare per rinvasare il bonsai stesso.
Un’altro strumento molto utile all’allevamento del bonsai è il conduttimetro. Tale apparecchio misura la concentrazione salina della soluzione estratta dal substrato, l’unità di misura è espressa in microsiemens\cm.
Una concentrazione salina elevata impedirebbe lo sviluppo del bonsai e per contro una concentrazione salina ridotta ne impedirebbe la crescita.
Tali apparecchiature sono in uso da tempo negli Stati Uniti e oggi hanno un costo di circa 100 euro. Tali apparecchiature si possono trovare presso i rivenditori di strumentazione scientifica.
Il substrato deve risultare ricco di humus.
Detto costituente del suolo costituisce una fonte importantissima per la pianta coltivata come bonsai. Esso ha il compito di cementare le particelle di argilla del substrato, di legare le particelle sabbiose, di migliorare l’aerazione del suolo, di aumentare il potere del substrato di trattenere l’acqua.
Un processo importante dell’humus è legato al fatto che nel tempo esso tende ad ossidarsi ad opera dell’ossigeno e dei microrganismi del suolo, il prodotto finale dell’ossidazione è costituito da acqua ed anidride carbonica gassosa. Il gas è fonte di carbonio per la biosintesi clorofilliana delle piante.
L’humus si somministra attraverso la concimazione organica. Questo elemento organico ha subìto una decomposizione in seguito alle condizioni di umidità, all’azione microbica ed all’ossigeno dell’aria.
La concimazione organica deve essere eseguita secondo le necessità delle varie specie di piante, soprattutto se si considera che l’humus corregge le eventuali carenze prodotte da uno sfruttamento molto intenso del substrato del bonsai a causa delle frequenti annaffiature e che ha il compito   importante di trattenervi l’acqua il più possibile nel tempo.
Un terriccio standard deve contenere

  1. 1\3 di humus aggiunto

  2. 1\3 di torba acida o neutra a seconda delle specie vegetali

  3. 1\3 di sabbia fine

L’effetto di una serra

L’aspirazione degli allevatori di bonsai è senza dubbio quello di poter disporre di una serra, cioè di un ambiente luminoso ricco di umidità e con una temperatura moderata priva di rapidi sbalzi (sia in difetto che in eccesso), ma ciò non è possibile per un coltivatore di bonsai e quindi occorre realizzare le condizioni sopra descritte mediante accorgimenti che permettono di raggiungere lo scopo di avere un microclima specifico.
Il microclima è molto importante per le piante che devono svilupparsi in modo ottimale, quasi si trovassero sotto una campana di vetro
Ecco come si può realizzare ciò:

  1. spruzzare almeno una volta al giorno il fogliame: operazione da eseguirsi al mattino presto oppure alla sera tardi

  2. collocare sotto il vaso del bonsai, evitando il contatto con l’acqua, un recipiente contenente ghiaia e acqua: l’umidità prodotta con l’evaporazione dal recipiente con ghiaia contribuisce a ad aumentare l’umidità dell’aria, specialmente nei mesi estivi con temperature elevate

  3. coprire la terra dei vasi con muschio e\o torba

  4. scegliere ambienti circondati da siepi di frangivento oppure costruire  ripari idonei ad evitare l’insolazione diretta (un graticcio di canna servirebbe come tetto per riparare i vasi dei bonsai).

Il governo dell’acqua per l’irrigazione del bonsai

La quantità di substrato di un bonsai non consente di trattenere efficacemente l’acqua d’irrigazione e si ha inoltre una dispersione dell’acqua dovuta al fenomeno dell’evapotraspirazione.
Il substrato può essere troppo permeabile, poco coibente, in modo tale da lasciare l’apparato radicale in ambiente arido e come conseguenza l’arresto del processo clorofilliano.
Lo stesso capita pure quando il substrato sia troppo compatto ed è dilavato dalle continue annaffiature che producono perdite di humus e quindi la capacità delle radici di assorbire gli elementi minerali.
L’annaffiatura insufficiente produce un limitato refrigerio delle radici. Lo sgrondo delle acque dal foro/i posto/i sul fondo del vaso non è criterio sufficiente per una corretta irrigazione del bonsai, in quanto in un terreno compatto l’acqua fuoriesce dal vaso rapidamente perché non può penetrare in tutto il volume della zolla per la compattezza del terreno.
L’acqua d’irrigazione non deve essere fredda. È opportuno raccogliere l’acqua in secchi, lasciandoli per molte ore (all’ombra) affinché essa possa raggiungere la temperatura ambiente.
Bagnare abbondantemente ad intervalli lunghi, invece di bagnare poco e spesso. Un segnale di un corretto bilancio idrico può essere visto nelle foglie, che diventano lucenti e turgide.

Nemici da combattere

Le malattie più diffuse nei bonsai sono:

  1. mal bianco

  2. ruggine

  3. fumaggini (per i parassiti fungini)

  4. insetti nocivi  (afidi, piccole mosche bianche, cocciniglie, ecc.)

L’uso di antiparassitari polivalenti da diluire con acqua e da spruzzare sul fogliame con un vaporizzatore è pratica da eseguire ripetutamente nel caso di nuovi attacchi o in caso di pioggia.
Ricordarsi di chiudere ermeticamente i contenitori di antiparassitari e lavare il recipiente usato, come le mani dell’operatore.

Inquinamento atmosferico e mutamento del clima

I principali inquinanti dell’uomo sull’area urbana

  1. biossido d’azoto

  2. biossido di zolfo

  3. monossido di azoto

  4. ossido di carbonio

  5. ozono, polveri totali sospese

  6. composti organici volatili, trai i quali gli idrocarburi come il benzene

L’inquinamento urbano è originario essenzialmente dalle attività industriali e dalla combustione di idrocarburi per il riscaldamento e traffico veicolare.
L’aria è una risorsa naturale d’importanza vitale per gli animali e le piante. Le questioni ambientali sono prepotentemente balzate all’attenzione pubblica da poco tempo, ma sono di grande importanza in relazione al rapido deterioramento di molte situazioni ambientali.
Le manifestazioni più comuni dell’inquinamento sono:
Effetti negativi sulla salute dell’uomo e danni alla vegetazione. Le indagini in questo settore hanno mostrato effetti fitotossici degli inquinanti atmosferici sulle piante ed in particolare sulle foglie, con la loro superficie di scambio gassoso, che risulta 50-100 volte superiore a quello che avviene negli animali.
Nell’allevamento del bonsai, per proteggere la pianta, occorre spruzzare sulle foglie acqua deionizzata con l’aggiunta, per ogni litro d’acqua, di un cucchiaino da caffè di detergente non ionico onde solubilizzare composti chimici depositatisi sulle foglie, che anche a concentrazioni molto basse possono svolgere una azione nociva (esempio il nitrato di perossiacetile, detto pan).
Per i costituenti gassosi inquinanti è possibile proteggere il bonsai, utilizzando coperture di plastica trasparente, che debbono essere applicate nei giorni in cui le pubbliche autorità comunicano il superamento nell’aria dei gas inquinanti quali ozono e ossidi di zolfo.

Inquinamento atmosferico di origine antropica sull’area urbana

 

  1. Biossido di zolfo

  2. Monossido d’azoto

  3. Biossido di azoto

  4. Ossido di carbonio

  5. Ozono

  6. Polveri totali sospese

  7. Composti organici volatili idrocarburi come il benzene

  8. Composti solidi che si formano nell’atmosfera  a seguito dell’azione  dei raggi solari nitrato di perossiacetile (pan)

Le piante, soprattutto le conifere, presentano una notevole sensibilità all’impatto degli inquinanti.
Valga come esempio la risposta degli stomi agli inquinanti gassosi: queste aperture sono determinanti nel regolare la concentrazione degli inquinanti gassosi assorbiti dalle piante e le variazioni nel funzionamento degli stomi si ripercuotono sui normali processi di scambio dell’anidride carbonica, fonte indispensabile per la biosintesi degli zuccheri per mezzo del processo clorofilliano.
L’appassionato di bonsai, che vive in città può utilizzare coperture di plastica trasparente, che possono essere applicate sulla chioma dei bonsai nei mesi invernali quando l’inquinamento raggiunge i massimi livelli
Il  nitrato di perossiacetile (pan) agisce per contatto sui tessuti vegetali dopo il deposito atmosferico. Una protezione che copra il bonsai è sufficiente a difenderlo.

I bonsai quali indicatori biologici del cambiamento del clima

L’andamento climatico in questi ultimi decenni subisce rapidi cambiamenti, che costituiscono una novità assoluta nella storia del pianeta Terra.
Si assiste ad incremento della temperatura, le stagioni non sono più regolari a causa dell’imprevedibile andamento climatico e delle scarse piogge.
In queste condizioni il substrato organico del bonsai subisce una  combustione ossidativa a carico della sostanza  organica.
Il terreno del vaso subisce una grave alterazione dovuta alla scomparsa dell’humus .
Il terreno non è più in grado di mantenere fresche le radici del bonsai che risultano asciutte.
In questo caso le innaffiature risultano insufficienti a compensare l’effetto dell’evapotraspirazione del bonsai.
Un rimedio a questa situazione può essere il rinvaso annuale della pianta con un substrato ricco di humus maturo preparato appositamente con scarti vegetali opportunamente scelti