Augusto Marchesini libero docente di Chimica Agraria dell’Università degli Studi di Milano

IL CORRETTO RINVASO DEL BONSAI
PRINCIPI GENERALI

Pratica che consiste nel cavare dal suo contenitore una pianta allevata con metodo bonsai e collocarla dopo opportuni trattamenti in un altro vaso o nel precedente contenitore, dopo aver eseguito una pulizia e/o disinfezione delle radici.
Si possono travasare piante nate da seme e cresciute nel recipiente del bonsai e quelle provenienti da talee, margotte, ecc. (prebonsai).
L’epoca più indicata per il travaso della pianta dipende dalla specie vegetale e dal clima. Le seguenti osservazioni sullo sviluppo vegetativo della pianta sono d’importanza fondamentale per l’esecuzione di un rinvaso: uno sviluppo stentato dei germogli della pianta ed eventualmente l’ingiallimento delle foglie durante le diverse stagioni (primaverile ed estiva).
Tali osservazioni sono indici molto importanti per decidere di rinvasare il bonsai.
L’intervento può essere realizzato in quasi tutti i periodi dell’anno, ma per la maggior parte dei bonsai quando il flusso della linfa è scarso.
E’meglio eseguire l’operazione in giornate a cielo coperto, piovose e fresche, così risulta più adatto alla nuova sistemazione dell’albero nel vaso bonsai.
In giornate con tempo sereno è opportuno agire al mattino presto o alla sera tardi ed innaffiare più abbondantemente il bonsai.
Il gelo agisce negativamente sulle radici: messe allo scoperto, ne soffrono e l’attecchimento del vegetale trasferito nel nuovo vaso sarà sempre incerto.
La scelta del terriccio deve essere eseguita in funzione della specie vegetale, (acidofile o basofile ), risulta poi d’importanza fondamentale la presenza di sostanze organiche con microflora (funghi e batteri) che sono presenti nella frazione ricca di carbonio (residui vegetali contenenti proteine, cellulosa, pectine, lignine, ecc.). La frazione organica sarà poi miscelata in rapporti diversi all’argilla ed alla sabbia grossolana e materiale inerte costituito da brecciolino, necessario per costituire lo scheletro del terriccio. La sostanza organica deve presentare alcuni aspetti fisico-chimici: forma polverulenta, un lieve odore di fungo, non deve essere appiccicosa al tatto, un contenuto di acqua pari al 15-20% ed un colore bruno scuro. Non presentare parti vegetali riconoscibili alla vista e la massa organica deve avere carattere colloidale, capace di rigonfiarsi in presenza d’acqua. Questa proprietà risulta molto utile al mantenimento della struttura del terriccio a seguito dell’irrigazione. Il suddetto materiale colloidale idratato è capace di “‘incollare le diverse particelle minerali del terriccio”. In questa situazione il substrato, ottenuto dalla miscela dei due componenti minerali (generalmente 1/3 argilla e 1/3 sabbia) ed il materiale organico (pari ad 1/3), presenterà una struttura con una buona porosità che sarà vantaggiosa alla diffusione dell’ossigeno (elemento utile allo sviluppo radicale) nella zolla del bonsai e consentirà la penetrazione dell’acqua d’irrigazione nella zona esplorata dalle radici della pianta del bonsai con notevoli vantaggi per un rapido sviluppo del bonsai.
Il metodo per produrre la sostanza organica, che sarà aggiunta alle frazioni minerali (argilla e sabbia) sarà trattata in un’apposita sezione.
LE DIVERSE FASI DEL RINVASO
Occorre svolgere le diverse operazioni del travaso nel più breve tempo possibile, scegliere un luogo fresco ed al riparo dal vento. Se le radici del bonsai e la chioma risultano secche è bene bagnare con un vaporizzatore. La formazione di macchie calcaree sulle foglie dovute all’acqua “dura” è dannosa alla ripresa vegetativa del bonsai. L’operazione deve essere eseguita con terriccio asciutto. L’umidità della zolla non consente di eseguire bene le diverse fasi del rinvaso sopratutto a carico delle radici.
Allo scopo di non perdere tempo prezioso, si suggerisce, di preparare tutto l’occorrente sul piano di lavoro.
Attrezzi necessari: un paio di forbici, retine di plastica per coprire i fori di uscita del fondo del vaso, filo metallico plastificato, filo di alluminio, un contenitore per terriccio, un annaffiatore, un coltello affilato ed un vaso se si impegna il nuovo contenitore.
Si deve estrarre la pianta dal vaso aiutandosi con un coltello per separare la zolla dalle pareti del contenitore. Le retine di plastica devono essere fissate sul fondo del vaso per impedire la perdita del terriccio dai fori del contenitore durante il riempimento. Il filo metallico servirà ad ancorare la zolla della pianta al vaso per assicurare la staticità della pianta ed evitare dannose oscillazioni durante gli spostamenti del bonsai.
La potatura delle radici deve essere eseguita principalmente per le radici che presentano uno sviluppo circolare. Dette radici non sono utili all’assorbimento della soluzione circolante nel terriccio, ricca di sali solubili indispensabili alla nutrizione della pianta.
Le radici superficiali devono essere lasciate più lunghe, mentre le radici che si dirigono verso il basso devono essere accorciate. Il volume finale delle radici nella zolla sarà ridotto a 2/3 circa rispetto il volume iniziale.
La chioma del bonsai deve essere potata e ridotta proporzionatamente alla diminuzione delle radici. Durante la potatura della chioma si correggono possibili accrescimenti mal posizionati ed i germogli superflui.
In fondo al contenitore deve essere aggiunto materiale drenante per favorire l’uscita dell’acqua. Uno strato di terriccio deve interporsi tra il materiale drenante e la zolla del bonsai.
A questo punto si può distribuire il terriccio fra le radici della zolla della pianta. Bisogna evitare, durante questa operazione, la formazione di vuoti d’aria in prossimità delle radici. Essi sono estremamente dannosi. Si può utilizzare un bastoncino per smuovere il terriccio per ottenere una distribuzione uniforme del substrato.
L’operazione finale sarà una buona irrigazione. Pesato ad intervalli di tempo il bonsai sarà bagnato regolarmente.
 Non bisogna effettuare la concimazione chimica, ricca di azoto durante il lavoro. Si concimerà solo dopo alcune settimane. Al posto dell’operazione d’irrigazione potrà anche essere effettuata una fertirrigazione con una soluzione nutritiva a base di NPK. Il metodo descritto presenta diversi vantaggi: si ottiene un’evapotraspirazione controllata, i nitrati non sono dilavati dalle acque d’irrigazione e si evitano gli stress dovuti alla carenza idrica.
PREPARAZIONE DELLA SOSTANZA ORGANICA DI QUALITÀ
La sostanza organica di qualità che deve essere impiegata nella preparazione del terriccio risulta costituita da residui organici di diversa natura. In parte, esse sono costituite da spoglie indecomposte quali paglie foglie, residui di produzioni agricole, stocchi, tutoli, brattee, ecc., di origine animale ( sangue secco) o vegetale ( residui di lavorazioni agro-industriali: bucce di frutti, residui di estratti di piante aromatiche, ecc.). Non è prudente usare rifiuti organici della città perché possono presentare una composizione chimica non stabile.
Dette sostanze hanno la stessa composizione della sostanza organica vivente da cui proviene, sono cioè formate da idrati di carbonio, proteine, lipidi, ecc. Accanto ad essi si trovano i primi prodotti di degradazione che è dovuta a processi di fermentazione e di idrolisi enzimatica e perciò si producono nel tempo sostanze sempre più complesse (humus). In un anno circa, queste sostanze, conservate in un recipiente costituito da un involucro subiscono un processo di decomposizione per opera di microrganismi e sono progressivamente, in presenza di umidità, umificate (una sostanza chimica con una composizione variabile costituita da polimeri colloidali idrofili). Dette sostanze sono popolate da milioni di microrganismi di specie diverse che esplicano un’ossidazione della sostanza organica fino alla sua mineralizzazione con produzione di anidride carbonica. Questo composto è indispensabile al processo di fotosintesi clorofilliana. Tale sostanza organica presente nel terriccio consente una simbiosi tra la rizosfera (popolazione microbica che si che sviluppa attorno alle radici del bonsai) e le radici stesse. Le radici ne traggono vantaggio. A seguito delle sostanze minerali prodotte dai microrganismi e possibili ormoni elaborati dalla microflora della rizosfera, mentre i microrganismi utilizzano efficacemente le sostanze organiche escrete dalle radici del bonsai (costituenti acidi, amminoacidi, zuccheri, ecc.). La sostanza organica umificata così prodotta serve a mantenere la fertilità del terriccio mediante azioni chimiche, fisiche e microbiologiche che sono state in buona parte descritte nel testo.
A seguito di studi moderni, specializzati nella nutrizione delle piante si è riscoperto un metodo utilizzato dalle nostre nonne casalinghe per sviluppare al meglio le piante decorative. Un cucchiaio di latte può essere applicato alle sostanze organiche in fase di umificazione ogni 30 giorni circa oppure dopo un trapianto del bonsai, un cucchiaio da minestra riempito di latte ogni 30 giorni.
Il latte contiene una proteina particolarmente ricca di un costituente amminoacidico, il triptofano che viene trasformato dai microrganismi verosimilmente in un ormone che stimola lo sviluppo radicale.
Vi sono altre sostanze stimolanti lo sviluppo vegetativo (per esempio: vitamina C, aspirina, complesso delle vitamine B, ecc.) ma non sono ancora noti i meccanismi d’azione.