Peter M. Brown: Presidente European Bonsai Association

È per me un grande onore essere stato invitato a parlare qui, agli amici italiani, appassionati di bonsai e ve ne ringrazio. Sono stato in Italia molti anni fa' (a quell'epoca lavoravo come giovane medico a Parigi) e sono felice di esserci tornato.

LOCALITA' E CLIMA

In. vivo in campagna a circa 3O km da Londra. Qui d'estate può essere caldo e secco come sui continente, ma generalmente tale evenienza è di breve durata, L'inverno è solitamente meno rigido di quello dell'Europa settentrionale a causa della vicinanza dell'Oceano, ma può essere anche freddissimo come i due ultimi, e provocare la perdita di bonsai preziosi.
Io sto costruendo un giardino circondato da un muro per i miei esemplari pi u' belli. All'interno, le file dei ripiani sui quali tengo i bonsai guardano a sud, mentre è rivolta verso est una serra-tunnel di polietilene, dove metto a svernare i soggetti più delicati, come aceri giapponesi e cryptomerie.
I pini restano d'abitudine all'esterno, comunque e per la prima volta, l'anno scorso mi è morto un pino nero giapponese.
Dietro quest'area destinata agli esemplari c'è una zona cintata con rete metallica dove tengo i bonsai in formazione in grossi contenitori, ecc., mentre poco oltre il giardino ho preparato uno speciale campo per la coltivazione in piena terra.
Mi è stato chiesto di parlare sui pini. In Giappone questa specie è molto usata per fare bonsai e per fortuna anche in Europa ne abbiamo delle varietà che si prestano bene. Tra queste, alcune di pino nero (austriaco, della Corsica, ecc.), il pino mugo e naturalmente il pino silvestre.
È nella coltivazione di quest'ultimo che ho raccolto maggior esperienza, perciò le mie note si riferiscono in particolare ad esso.
Tratterò delle forme che queste specie assumono in natura e di come il bonsaista possa ispirarsi ad esse ed ad altre fonti per creare i suoi alberi in miniatura,
Descriverò come preparo il mio terriccio per bonsai ed i ritmi di fertilizzazione che applico ad alcuni miei pini le tecniche che uso per dare loro forma.

FORMA E STRUTTURA

Nelle Highlands della Scozia, il vento che batte le coste e le montagne scolpisce i pini della antica foresta Caledoniana.
Dove gli alberi crescono protetti si producono degli ERETTI FORMALI; condizioni avverse generano forme simili al LITERATI, INCLINATO o BATTUTO DAL VENTO.
Le torbiere sono un paradiso per i raccoglitori di bonsai, cosi come le zone rocciose, dove si possono trovare soggetti pregevoli alti meno di un metro.
La natura però non è la sola fonte di ispirazione per il bonsaista. Lo stile literati si deve certamente ai pittori paesaggisti cinesi del Sung Meridionale, mentre gli attuali bonsai fatti in Gran Bretagna derivano dagli stili giapponesi contemporanei che, a loro volta, ricordano in modo evidente la pittura di un artista giapponese del XVII secolo, Sotatsu.

PRINCIPI Dl TECNICA

I libri generalmente ci lasciano alle prime fasi della formazione di un bonsai. Cerchiamo d: andare oltre.
Prendiamo un normale pino silvestre di tre anni, da vivaio. Dopo la potatura di formazione e I'applicazione del filo abbiamo davanti un albero ancora senza valore e che certo non si può considerare un bonsai. Cinque anni più tardi però, lo sta' proprio diventando
Il difetto più grave di questo albero è l'esiguità del tronco e per questa ragione deve poter crescere per almeno due anni nel terreno oppure, in. alternativa, in un grande contenitore o una cassetta. Una tale tecnica, insieme a frequenti innaffiature e fertilizzazioni, porta ad un rapido ingrossamento del tronco.
Un altro esempio potrebbe essere un pino preso in vivaio che deve essere sottoposto ad una drastica potatura di formazione, fino a lasciare solo la sua struttura di base. Per accorciarlo è stata tagliata via la parte alta del tronco e sostituita con un ramo sottile, come nuovo apice. Un trattamento generoso con acqua e fertilizzanti può portarlo ad e: rapido ingrossamento, se coltivato in una cassetta di adeguate dimensioni, con del terriccio poroso e leggero. In due anni si ottiene un tronco soddisfacentemente conico e lavorando sulla parte aerea si abbozza la chioma a palchi.

IL TERRICCIO

Cosa si intende per terriccio granulare e poroso

Le qualità essenziali di un buon terriccio sono:

1. Buon drenaggio

2. Adeguata capacità di trattenere l'acqua

3. Adeguata porosità all'aria

4. Non deve formare cavita'

5. Deve essere esente da agenti patogeni

È anche utile che possegga una buona autonomia idrica e nutritiva.
Bisogna rendersi conto che non si deve ciecamente seguire le ricette di terriccio proposte sui testi giapponesi, in quanto i loro materiali sono di origine vulcanica e completamente differenti dai nostri. John Naka raccomanda di servirsi di “qualsiasi cosa troviamo che faccia al caso nostro”. Per questo è necessario conoscere le proprietà da ricercare nei materiali a nostra disposizione.
Il fattore più importante per cui un materiale si presta o no è la dimensione delle sue particelle, che vanno separate con dei setacci seguendo questo criterio:

1. Non passa attraverso una maglia di 1,0 cm: scartare

2. Passa attraverso una maglia da 1cm. ma non 0,6: serve per drenaggio

3. Tra 0,6 e 0,4: terriccio vasi grandi

4. Tra 0,4 e 0,2: terriccio vasi piccoli

5. Passa attraverso una maglia di 0,2 cm: scartare o usare solo in superficie

I formati 3 e 4 sono usati in alternativa, secondo la dimensione del vaso, ricordando che per grandi volumi sono consigliati granuli più grandi, ma il terriccio più fine conserva meglio l'umidità nei vasi piccoli.
I componenti che io uso per il mio terriccio li trovo nella zona in cui vivo e sono:
composta di aghi di pino, torba di sfagno grezza, granito degradato o ghiaietta scheggiata.
Al posto dell'argilla uso un prodotto a base di Arcillite, chiamato Terragreen, che pero' mi sembra non sia disponibile in Italia. Recentemente in Inghilterra è stato proposta per l'uso bonsai una roccia vulcanica macinata e sterile: Perlag.
Per i pini, li mescolo nelle seguenti proporzioni: 3 parti di granito, 2 parti di torba o composta di aghi di pino e mezza parte di argilla o un suo sostituto. Sta a voi trovare la VOSTRA ricetta!

FERTILIZZAZIONE

Bisogna sempre tener presente che il bonsai vive in un microambiente che è il vaso e che, sia per le innaffiature che per la concimazione, dipende esclusivamente da voi,
Le esigenze del bonsai sono legate non solo alla specie, sa anche allo stadio del suo sviluppo. Per ottenere dei risultati apprezzabili in breve tempo, un giovane bonsai nella prima fase di coltivazione richiede frequenti fertilizzazioni ricche di azoto. Negli anni successivi, mentre il bonsai matura e viene collocato in un vaso più piccolo, la frequenza e la concentrazione delle concimazioni dovrà essere ridotta, fino a somministrargli solo l'essenziale per sopravvivere in buona salute, quando sarà un vecchio esemplare.
Un buon nutrimento per piante contiene macro e micro-elementi.
Dei macro-elementi, l'AZOTO serve allo sviluppo di toglie e fusto, il FOSFORO alla formazione di fiori e frutti e, insieme al POTASSIO, alla crescita dell'apparato radicale ed alla lignificazione di rami e radici, prima del freddo.
Tra i micro-elementi, FERRO e MAGNESIO sono necessari per una corretta colorazione degli aghi.
I pini sono sempreverdi ed hanno una stagione vegetativa più lunga delle caducifoglie, ma non hanno, di queste l'improvviso ed alto fabbisogno di azoto in primavera, La fertilizzazione con concimi bilanciati diluiti può iniziare già da febbraio e raggiungere la concentrazione normale (a seconda della maturità del bonsai) verso la fine di marzo.
Qualora si desideri uno sviluppo vigoroso, da quando comincia l'allungamento delle candele si può fertilizzare ogni 1-2 settimane.
La regola migliore è comunque di concimare poco e sovente, piuttosto che molto tutto insieme.
Da agosto ad ottobre il fertilizzante sarà dato nuovamente diluito, circa una volta al mese.
A novembre conviene asportare la maggior parte del muschio che copre il terreno ed applicare in superficie della farina di ossa, a lenta cessione.

TECNICHE SPECIALI

Quando, per esigenze di forma o di stile, un ramo deve essere piegato con un angolo netto, si può mettere in atto questa tecnica: se ne asporta un cuneo, nella parte inferiore, fino a metà spessore; lo si piega chiudendo la ferita e se ne fissa la posizione con del filo metallico.
Delle incisioni longitudinali parallele, praticate sulla parte superiore del ramo, lo rendono più flessibile.
Trattando un soggetto giovane si può applicare la tecnica cinese del ‘coltiva e taglia' con risultati di aspetto più naturale, ma certo in un tempo assai più lungo!

CIMATURA DELLE CANDELE

Peter Adams e Dan Barton hanno reso popolare il pino silvestre come bonsai. Dan ha messo a punto questo metodo per la cimatura delle candele dei pini. In sostanza si tratta di ottenere risultati differenti variando il momento in cui si interviene.
In un giovane pino vigoroso nella fase di formazione, asportare completamente le candele subito prima o appena dopo che si sono liberati gli aghi (il flusso della linfa è massimo) provoca la formazione di nuove gemme, sia sul legno vecchio che tra i due aghi di ogni ciuffo. Anche le gemme dormenti tra gli aghi possono esser stimolate a crescere, tagliando gli aghi stessi all'altezza della guaina che li avvolge alla base.
Il trattamento di un soggetto maturo è diverso. In questo caso ne vogliamo conservare forma e dimensioni, perciò asportiamo le grosse gemme apicali ed ogni altra gemma superflua. Successivamente accorceremo a metà le candele, quando sono lunghe circa 2,5 cm.
Se desideriamo ispessire tronco e rami del bonsai, dovremo lasciarlo crescere liberamente sino a settembre e quindi asportare tutta la nuova vegetazione.
In pratica, non solo protraiamo per più settimane la cimatura delle candele su di un soggetto vigoroso, ma applichiamo tecniche diverse alle differenti parti dell'albero, a seconda dei risultati che vogliamo ottenere,
Le nuove candele tendono a crescere verticalmente, nei pini a due aghi e perciò, all'estremità dei rami, è bene piegare all'ingiù con dei fili, per dare alla chioma una forma più armoniosa. Se le candele sono ancore troppo tenere occorre fare attenzione a non danneggiare gli aghi. Appendendo piccoli pesi di piombo ai nuovi rametti si ottiene analogo risultato.