La coltivazione dei bonsai in piena terra è una pratica che serve a favorire lo sviluppo dell'apparato radicale. Per conseguenza l'albero prende maggior vigore e la sua crescita è più rigogliosa.
Questo tipa di tecnica viene usata nella fase iniziale della coltivazione di un bonsai per farne ingrossare rapidamente tronco e rami principali, oppure dopo un certo periodo di permanenza in un piccolo contenitore per dare nuovo vigore alla pianta.
Rivestono molta importanza in questo caso le caratteristiche del terreno in cui si colloca il bonsai, in particolare la sua struttura, l'umidità, la temperatura ed il tipo di fertilizzazione.
Per ciò che concerne la struttura, se devo mettere in piena terra un bonsai che va' trapiantato a radice nuda mi converrà usare della terra piuttosto leggera per facilitare la rizogenesi e procedere poi nella coltivazione.
Avete certamente visto dei bonsai di melo importati dal Giappone. Sono soggetti con un grosso tronco, coltivati inizialmente in piena terra, cui vengono tagliati i rami a filo del tronco, le radici al colletto e trattati poi come delle enormi talee
Il risultato non è sempre pregevole esteticamente. Si vedono le grandi cicatrici sul tronco ed i mozziconi delle radici che sono state amputate.
In un substrato adatto, in breve tempo si sviluppano delle radici secondarie ed una certa ramificazione, che per la fretta di vendere viene lasciata sottile, anche se non assomiglia sicuramente a quella di un vero melo. Io ho potuto seguire queste fasi in un vivaio giapponese.
Nel caso in cui si debbano trapiantare dei bonsai con la zolla, ad esempio delle conifere, si userà della terra più consistente per poter appunto realizzare una zolla. Il ginepro, ad esempio, viene preso con un pane di terra compatta, argilla quasi pura, che viene ridotto accorciando contemporaneamente le radici. In un secondo tempo dovrà esser messo in un substrato più adatto, friabile, perché radichi fittamente.
Altra cosa cui fare attenzione è che il terreno abbia una struttura granulosa, definita e durevole nel tempo, in modo da non diventare eccessivamente compatto.
A proposito della umidità il fattore più importante è il drenaggio; non Vi deve essere ristagno d'acqua. A questo riguardo bisogna ricordare che sono sufficienti dodici ore di saturazione del terreno per provocare la morto di un buon numero di radici.
Nei climi piuttosto secchi si può conservare una adeguata umidità nel terreno per mezzo della “pacciamatura” con paglia, o fogli di plastica distesi attorno al tronco delle piante. Questa pratica inoltre impedisce lo sviluppo delle erbe infestanti e facilita la formazione di radici in prossimità del colletto.
Con l'osservazione si può riconoscere lo stato di salute dell'apparato radicale: se la parte terminale delle giovani radici è ingrossata e piriforme, significa che vi è un eccesso di umidità nel terreno.
Il cedro reagisce ad un eccesso d'acqua con la formazione di un apparato radicale disordinata.
Il faggio, l'acero, il frassino ed il gelso, reagiscono ad un periodo di siccità bloccando la vegetazione, particolarmente della parte aerea: dopo una pioggia, l'apparato radicale è il primo a riprendere lo sviluppo.
La temperatura ideale del terreno è attorno ai 25 gradi. Questa è anche la temperatura alla quale si chiudono gli “stami” delle foglie con conseguente riduzione della traspirazione.
Quando la temperatura del terreno scende molto, la radice principale, cioè il fittone, prende il sopravvento nello sviluppo. Questo comportamento non è certo l'ideale nel caso del bonsai.
Se si verificano condizioni sfavorevoli all'assorbimento delle sostanze nutritive o un blocco degli elementi fertilizzanti nel terrena, le radici nel loro insieme vengono privilegiate con lo spostamento di sostanze energetiche di riserva (amidi e zuccheri) nei loro tessuti.
Parliamo ora dell'albero. È mia convinzione che l'equilibrio della vita nell'albero sia legato ad un rapporto tra la parte aerea e quella sotterranea che si può identificare con il rapporto: carbonio su azoto.
Quando estirpo un bonsai dal terreno, tagliandone le radici, distruggo questo equilibrio. La riduzione dell'apparato radicale equivale infatti ad una riduzione della fornitura di azoto e mi è difficile ricuperare il corretto rapporto poiché, per ragioni estetiche, non passo tagliare nella stessa proporzione la parte aerea, specialmente nel casa di bonsai fatti.
Una tale alterazione, secondo me, accelera il processo di invecchiamento dell'albero.
Se ho intenzione di mettere in piena terra un bonsai, è bene che ne riduca la zolla subito, piuttosto che al momento di ricuperarlo per rimetterlo in vaso. Non solo, ma occorre che l'intervento lasci la zolla molta più piccola delle dimensioni del contenitore che penso di usare, in moda da non essere costretto, al momento del rinvaso, a tagliare via troppe delle radici nuove ed efficienti che si saranno formate nel frattempo.
La forma che assumono le radici nel vaso può essere determinante per lo sviluppo futura dell'albero. Per impedire che alla lunga esse possano girare e rigirare attorno alle pareti del contenitore, esiste una tecnica di vivaio che consiste nel coltivare le giovani piantine zollate in cilindri di tessuto non tessuto che, tenuto umido, si lascia attraversare dalle radici. Queste, per la parte che sporge, appassiscono all'aria, mentre nell'interno della zolla altre radichette si formano a sostituirle, infittendo così convenientemente l'apparato radicale.
Nell'estirpare un bonsai dal terreno bisogna badare ad accorciare le sue radici in modo corretto: soprattutto a non danneggiare gravemente quelle che vanno a nutrire una parte di chioma particolarmente importante dal punto di vista estetico.
Per scegliere il momento in cui prelevare l'albero, occorre osservare l'estremità delle radici. Se questa appare turgida e biancastra significa che la radice è in vegetazione; in questa caso conviene rimandare l'intervento.
È evidente che l'andamento stagionale influenza il ritmo ed il modo di sviluppo degli alberi. Tanto per fare un esempio dirò che a seconda della climatologia dell'anno precedente, gli alberi possono avere robusti rami verticali con grandi foglie, oppure rami orizzontali con piccole foglie.
Tenendo presente il nostro scopo, per il periodo che precede la raccolta dal terreno, la vegetazione del bonsai dovrà essere rigogliosa, in modo che l'albero possa accumulare abbondanti materiali di riserva nei tessuti delle radici e del colletto e sopportare bene lo choc del rinvaso.
La distanza tra le piante in piena terra dovrà consentire una buona illuminazione, che favorisca la fotosintesi clorofilliana e quindi la formazione di quelle sostanze di riserva di cui si parlava prima.
A seconda della forma, gli alberi si dividono in isomorfi e ripetitivi. I primi sviluppano una chioma che crescendo aumenta semplicemente di dimensioni. Si chiamano ripetitivi invece quelli che ingrandiscono per l'apposizione successiva di forme simili a quella loro iniziale: come se fossero costituiti da tanti piccoli alberi.
Gli alberi isomorfi evidentemente riescono a sfruttare anche piccole quantità di luce; gli altri devono invece esporre una maggiore superficie fogliare per sopravvivere.
Questa di scoprire l'albero nell'albero, è stata l'osservazione che mi ha fatto incominciare a coltivare bonsai, 30 anni fa. Inteso in questo senso, l'albero non è un essere unico ma un collettivo.
Gli alberi tropicali non hanno nette separazioni di stagioni e teoricamente non smettono mai di vegetare, anche se con qualche saltuaria rallentamento.
Nel nastro clima non è normalmente possibile mettere in piena terra un albero tropicale per lungo tempo e perciò occorre usare altre strategie, onde raggiungere lo stesso effetto.
Si ottiene un grande sviluppo radicale degli alberi tropicali, coltivandoli in vasi con grandi buchi da cui possano uscire le radici. In giardinaggio si dice che li si fa “poppare”, poiché le radici vengono poi nutrite in vario modo: uno ad esempio consiste nell'appoggiare i vasi forati su un feltro tenuta inzuppata di soluzione fertilizzante, al cui contatto le radici, molto cresciute fuori dal vaso , possono assorbire facilmente.
Al momento di farne un bonsai è sufficiente sopprimere le radici esterne e si sottopone così l'albero ad un trauma analoga a quello dell'estirpazione dal terreno.
Quando si tratta di mettere nel terreno un ceppo vecchio, come si fa per l'olivo, si può cantare su di un abbondante deposito di materiali di riserva nei suoi tessuti. È facile quindi la formazione di un nuovo apparato radicale, che però è piuttosto delicato, in quanta costituito da radici giovani, non ancora consistenti, e richiede molta cura al momento del prelievo.
Una osservazione interessante sulla struttura delle diverse piante è che, dopo un intervallo vegetativo, le cacciate sono di tipo ortotropo, cioè verticali; se non c'è intervallo la vegetazione è plesiotropa, ossia si sviluppa più orizzontalmente, come è tipico nelle piante tropicali.
Per concludere, se torniamo al mio famoso rapporto carbonio-azoto, mettendo in piena terra un bonsai io lo ringiovanisco, poiché ne faccio crescere l'apparato radicale (azoto), mentre la possibile interpretazione dell'invecchiamento di un bonsai è l'aumento del carbonio nel rapporto.
Vediamo infatti che nell'albero giovane lo sviluppa dell'apparato radicale prevale sulla chioma; nell'albero maturo si equivalgono, mentre nel vecchio si ha l'aumento della chioma e relativa riduzione della parte radicale. Mi riferisco ovviamente alle radici attive.
Di qui nasce la mia definizione di bonsai e cioè: un albero cui è stata data la dimensione e la forma estetica che si desidera, portandolo progressivamente alla stata di adulta attraversa la riduzione dell'apparato radicale.
Per questo io dico che rimettendo un bonsai in piena terra, l'albero modifica l'equilibrio che si era trovato (o che gli è stato dato col trattamento) e si ritrova allo stato di giovane: ricostruisce dapprima un notevole apparato radicale e riparte poi a vegetare vigorosamente.
Come un giovane deve perciò essere curato, in modo da fargli nuovamente ricuperare l'equilibrio tra la parte aerea e quella sotterranea, tipica del bonsai.
Se non trattato adeguatamente, il bonsai ringiovanito potrà crescere disordinata in tutte le direzioni, oppure cacciare alla base un vigoroso succhiano che nel giro di pochi mesi prende il sopravvento, e noi ci troveremo poi con un alto albero che porta, al piede, un piccolo cavolfiore...: il primitivo bonsai.