Elena Accati; Paola De Giuli -

Istituto di Scienza delle Coltivazioni Università di Torino.

 

IL SUBSTRATO BONSAI

 

 

Il migliore terreno per la coltivazione del bonsai sarebbe quello del suo luogo di origine; va però considerato che, in natura, le pianta ha un apparato radicale molto espanso che le permette di esplorare uno spazio piuttosto vasto, cosa impossibile in un contenitore di piccole dimensioni; quindi il terreno originale va modificato, onde migliorare le condizioni della coltivazione in vaso, soprattutto per quanto riguarda la sua porosità ed il drenaggio.

Inoltre chi coltiva bonsai tratta una notevole gamma di specie e di varietà, con esigenze a volte totalmente diverse: quindi è vantaggioso ricorrere anche all'impiego di substrati artificiali.

Vediamo ora quali sono le caratteristiche di un buon substrato e quali i miscugli che si adattano al bonsai.

1 Innanzitutto un substrato deve possedere un basso costo;
2 possedere un basso peso specifico per essere facilmente trasportabile;
3 avere un pH preferibilmente acido perché in tal modo lo si può correggere facilmente;
4 non contenere semi di erbe infestanti, spore dl patogeni e uova o larve dl insetti;
5 avere una buona capacità dl trattenuta dell'acqua;
6 avere un buon potere tampone: in tal modo il pH, una volta corretto, si mantiene inalterato;
7 essere dotato di buona capacità di scambio ionico (è la capacità che hanno le particelle del terreno dl trattenere sulla loro superficie I cationi e gli anioni e di cederli nuovamente). Si esprime come meq per 100 g dl terreno (la torba ha una capacità di scambio pari a 100). L'elevata capacità di scambio riduce le perdite per Il dilavamento delle sostanze nutritizie e gli eventuali danni dovuti alla salinità;
8 avere un buon potere isolante, cioè proteggere l'apparato radicale dagli sbalzi di temperatura.

 

1.         SUBSTRATI DI TIPO ORGANICO

1.1.      Letame

Anche se non può essere considerato un substrato perché un bonsai non può essere coltivato soltanto nel letame puro, questo può entrare nella composizione dl un substrato. Esistono diversi tipi di letame, il migliore è quello bovino, mentre la pollina ha un contenuto eccessivo di azoto che può essere tossico.

Il letame ha l'inconveniente di non essere sterile, in quanto può contenere semi di erbe infestanti e spore di parassiti. Per tale motivo è utile disinfettare il letame con il vapore avendo cura di attendere almeno quindici giorni prima dl iniziare la coltura, in quanto si formano dei composti che possono essere tossici per la pianta

Il letame è difficilmente reperibile, inoltre Il suo peso elevato incide sul costo di trasporto per cui viene sostituito con altri materiali.

1.2.      La torba  

E' indubbiamente il materiale maggiormente impiegato, viene per la quasi totalità importata dal Nord Europa, dalla Germania, dalla Finlandia (il cui territorio è coperto per quasi 2/3 dalle torbiere) se si escludono modesti quantitativi che provengono dalle torbiere di Viareggio e di Vipiteno. Ogni anno in Italia si consumano per le piante in vaso 100 mila metri cubi di torba.

La torba deriva dalla decomposizione operata dai microrganismi in ambiente anaerobico (laghi, stagni) di specie acquatiche come Ciperacee, Briofite, Graminacee.

Essa viene prelevata con apposite macchine, posta ad asciugare al sole per circa un anno, e quindi insaccata. Viene venduta in base al peso o al volume e non in base alla composizione. Essa contiene una notevole quantità di sostanza organica indecomposta, quindi ha la capacità di trattenere elevati quantitativi di acqua (anche 10 volte il suo peso), in relazione alla specie vegetale da cui proviene.

Esistono torbe brune e torbe bionde, tuttavia le bionde sono quelle preferite dal floricoltore perché hanno piò sostanza organica indecomposta ed un pH molto acido, essendosi originate in zone molto piovose del Nord Europa.

La torba non va conservata in luogo molto asciutto perché risulta poi difficile inumidirla. Prima di venire usata la torba deve essere sfibrata perché è commercializzata in balle compresse; quindi è necessario umidificarla. correggere il pH con CaCo3 in dosi diverse a seconda delle esigenze della pianta ( 1 Kg per m3 di CaCo3 permette l'elevazione del valore di pH da 0,5 a 1,5), aspettare 12 ore e apportare gli elementi nutritivi in base alle necessità della pianta e al periodo dell'anno.

1.3.      Corteccia di pioppo

E' un prodotto assai utile, per la sua ricchezza in sostanza organica {anche l'80) € per il suo basso costo. Anche se è possibile usare altre essenze, è importante evitare quelle che possono contenere delle resine eventualmente tossiche per i bonsai. Le cortecce vengono staccate a macchina per evitare che vi resti aderente molto legno, vengono poste in cumuli all'aperto, a fermentare per sei mesi, senza l'aggiunta di azoto in quanto quello esistente è già sufficiente per innescare la fermentazione. Al momento della commercializzazione il prodotto È passato in un vibrovaglio in modo da dargli una pezzatura della dimensione di 4-5 mm di diametro.

1.4.    Humus di lombrico  

In commercio in questi ultimi anni è cosparsa una gamma assai vasta di prodotti denominati humus di lombrico. Provengono dalla coltivazione di questi animaletti su una lettiera che può essere costituita da stallatico dl bovino, da residui solidi urbani, da residui di cartiera o altro materiale fatto fermentare per 6 -  12 mesi. Il lombrico è un anellide ermafrodita, che a partire dal terzo mese di vita inizia l'accoppiamento e si accoppia ogni sette giorni: dopo 14 - 21 giorni è quindi in grado di produrre una capsula contenente da 2 a 20 lombrichi; da un lombrico, in un anno, se ne possono ottenere 1.500. Il lombrico che si utilizza è quello rosso della California. Esso teme i raggi ultravioletti e se resta esposto alla luce del sole viene distrutto in pochi minuti. Il peso medio di un lombrico adulto è di circa 1-2 g.; esso mangia, al giorno, una quantità di cibo pari al suo peso e ne espelle il 60 % sotto forma dl sostanza organica e il resto viene utilizzato per il suo sostentamento. Può assuefarsi alla quasi totalità delle sostanze, non possiede i denti quindi succhia il cibo che attraversa tutto l'apparato digerente: dalle ghiandole dello stomaco viene secreto del carbonato dl calcio che neutralizza gli acidi contenuti nel cibo, che proseguendo viene poi espulso dall'ano. La quantità di humus che si produce è in relazione al numero di lombrichi che sono posti nella lettiera. La varietà dei tipi di humus che esistono in commercio dipende dalla composizione della lettiera, dalle sue caratteristiche chimiche, dal grado di umidità e dalla carica batterica totale ( in un grammo ci possono essere da 130 e 350 milioni di microrganismi). L'humus di lombrico deve il suo valore alla carica batterica.

I microrganismi, mediante la produzione di enzimi, attaccano la sostanza organica (cellulose, lignina, pectina e la trasformano in sostanze minerale assimilabile dalle piante.

1.5. Terriccio di latifoglie

Quello maggiormente usato per I bonsai che richiedono un pH acido è quello dl foglie dl faggio che si ottiene facendo fermentare in anaerobiosi la foglia di faggio in cumuli per sei mesi, aggiungendo del nitrato ammonico alla dose dl 1-1,5 kq/mc. e mantenendo la massa ben bagnata. Quando il materiale è pronto lo si deve macinare finemente; esso contiene una minima quantità di elementi minerali e mantiene una buona strutture perché si decompone lentamente.

1.6.      Terriccio di bosco

Nei boschi si accumulano foglie, cortecce, rami, tronchi caduti al suolo. Si scarta lo strato superiore e si prede quello sottostante ben umificato fino alla terra naturale; si pone In cumuli al riparo dalle intemperie per un breve periodo di tempo e si disinfesta dai semi infestanti e dalle larve. Si ottiene così un prodotto soffice, ricco dl sostanza organica ed a reazione neutra.

1.7.      Terra di bosco

E' lo strato di terreno minerale localizzato al di sotto del terriccio; è nero per la presenza di sostanza organica in avanzato stato di decomposizione.

1.8.      Paglie di graminacee

Questo materiale può contenere semi infestanti per cui è necessario disinfettarlo. Poiché è assai ricco dl cellulosa ma completamente privo di azoto, quest'ultima sostanza vi deve essere aggiunta, onde permettere lo sviluppo dei microrganismi preposti alla sua decomposizione. L'azoto usato dai microrganismi è perciò solo quello contenuto nel miscuglio aggiunto alla paglia.

1.9.      Pula di riso

Anche la pula di riso, essendo ricca di cellulosa, ha un elevato rapporto C/N cioè contiene molti idrati di carbonio ed inoltre silice. Ha un buon potere coibente; è adatta alle colture acldoflle. Richiede un'aggiunta di azoto per la sua decomposizione, come la paglia.

1.10.    Aghi di pino

Si usano aghi di pino silvestre e di pino strobo perché sono meno ricchi di resina e si fanno compostare per un breve periodo di tempo, apportando acidità ai miscugli cui sono aggiunti.

1.11.    Terra di brughiera o terra d'erica

SI è formata, in seguito ella decomposizione avvenuta nel tempo, di Erica gracilis, Molinia cerulea, Calluna vulgaris. Esistono molti tipi dl terra di brughiera a seconda del substrato su cui l'erica si è sviluppata e della specie che è entrata nella sua decomposizione. La migliore è quella che si è originata su un terreno sabbioso: è morbida al tatto, molto costosa, ha un pH acido, contiene circa il 10% di sostanza organica ed ha una buona capacità di trattenuta per l'acqua.

1.12.    Substrati di tipo minerale

Tra i numerosi esistenti, I più impiegati sono la sabbia, la perlite, la vermiculite, l'argilla espansa e la pomice.

La sabbia:

è costituita dalle particelle che hanno una dimensione compresa tra 2 e 0,02 mm. dl diametro, deriva dalla decomposizione di rocce diverse, ma per lo più silicee, tanto che Il contenuto è per il 99Z dl ossido di silicio. E' cristallina, ha una scarsa capacità dl trattenuta per l'acqua, ha un peso specifico elevato, sempre superiore a 1.

Si fa distinzione tra sabbia di mare e dl fiume: la prima per venire utilizzata richiede un lungo lavaggio per rimuovere il cloruro di sodio, la seconda può essere infetta da nematodi e quindi richiede disinfestazione. Il pH è molto variabile: dipende soprattutto dal contenuto in calcare e quindi dalla roccia dalla cui disgregazione deriva. SI sconsiglia di usare per il bonsai sabbia con un pH al di sopra di 6,5 - 7. Essendo un materiale pesante viene utilizzato per tenere in posto le piante e aumentare il drenaggio del miscuglio. Non contiene elementi nutritivi.

La perlite:

deriva dalla decomposizione di rocce vulcaniche trattate a 1800C, l'acqua contenuta nel minerale evapora ed essa si trasforma in piccoli granuli spugnosi di colore grigio-bianco. Ha una capacità di trattenuta dell'acqua di 3-4 volte il suo peso.

E' sterile, ha un pH neutro, non possiede elementi nutritizi, il potere tampone è nullo, ha una bassa capacità di scambio cationico. Può essere usata per più anni purché sia disinfettata; è Impiegata per la radicazione delle talee, in miscuglio con la torba.

La vermiculite:

deriva da rocce che contengono silicati di alluminio, di ferro e di magnesio che, sfaldate, si presentano come lamelle; vengono trattate in forni a 1.000°; in tal modo vanno soggette ad evaporazione e vengono trasformate in un complesso poroso che trattiene l'acqua anche 5 volte il proprio peso; è sterile, contiene tracce di elementi nutritizi, ha una elevata capacità di scambio cationico e forte potere tampone. Viene impiegata per la radicazione delle talee, unite alla torba e ad da sola. Nel caso delle semine si mette il seme due volte più profondo del normale per ridurre 18 quantità di acque da apportare.

La pomice:

deriva da rocce vulcaniche frantumate, è grigia, leggera, trattiene l'acqua, deve essere ben lavata prima di venire impiegata, serve per migliorare il drenaggio e per aumentare la capacità per l'aria del terriccio.

L'argilla espansa:

deriva da argille che si trovano sul fondo di laghi o di paludi, trattate ad alta temperatura (800° C) Il materiale si presenta sotto forma di granuli di dimensione diversa, ha un'ottima capacità per l'aria, non contiene elementi nutritizi, è. usata per il drenaggio e, nel caso di substrato pesante, per alleggerirlo, soprattutto quella di minore dimensione. E' necessario lavare l'argilla espansa prima di usarle perché può contenere fluoruri.

Il polistirolo espanso:

è, tra i materiali plastici, quello più usato; deriva da idrocarburi (petrolio) che si dilatano ed elevate temperature e si modificano nella struttura in forma di granuli di colore bianco, leggeri (10 volte più leggeri del terriccio naturale), sterili, privi di elementi nutritizi. E' usato per migliorare la capacità per l'aria, non ha capacità dì trattenuta per l'acqua, non ha capacità dl scambio cationico. Si usa insieme alla torba. Può avere un pH variabile da 2 fino a 7, ma non influisce sul materiale con cui è miscelato, non avendo potere tampone.

Miscugli:

i materiali succitati non vengono mai impiegati da soli perché hanno un costo elevato e perché non si possono trovare, in un solo prodotto, tutte le caratteristiche di cui ha bisogno il bonsai per il suo benessere. Bisogna unire diversi substrati per ottenere quello che sì presti per la radicazione delle talee per la semina, per l'accrescimento, per le specie acidofile e per quelle basofile. Così i bonsai di azalea, di camelia, di rododendro e altre piante acidofile si gioveranno di miscugli con torba bionda, terra d'erica o foglie di faggio: cioè di tutti quei substrati che abbiano il pH acido e riducano i pericoli di clorosi ferrica.

I bonsai di piante da frutto amano terreni ricchi e con buona capacità di trattenuta dell'acqua, per cui sarà utile un terriccio di letame, disinfestato, con aggiunta di torba ed alleggerito eventualmente con pomice triturata.

Nella preparazione del miscuglio si deve tenere conto che il bonsai, a differenza di altre piante coltivate in vaso, ha un apparato radicale ricco di peli radicali, quindi con giovani cellule in attiva moltiplicazione, poiché le radici sono potate frequentemente e lo spazio a disposizione della pianta è piccolo, quindi c'è necessiti di un substrato molto poroso in grado di fornire elevati quantitativi dl ossigeno alla radice. Inoltre per il bonsai in formazione occorre un substrato che ceda un elevato quantitativo di acqua, quindi ricco di torba o altri materiali similari; mentre nel caso di un bonsai in perfezionamento il terreno deve cedere meno acqua alla pianta affinché questa possa avere uno sviluppo rallentato, con foglie piccole, onde conferire ad essa un precoce invecchiamento apparente, per cui occorre impiegare miscugli contenenti molta sabbia, che possiedano pochi elementi nutritivi ed una scarsa capacità di trattenuta dell'acqua.