Dott. Ennio Lattisi - Geologo

Definizione di suolo  

Il suolo è un corpo naturale, costituito da particelle di materia minerale, contenente sostanza organica e capace di sopportare una vegetazione. Il suolo è quindi anche un mezzo per la vita delle piante. Le sue caratteristiche risultano da azioni combinate dl molti fattori e pertanto varino al variare degli stessi, con una distribuzione mutevole sia nello spazio che nel tempo. Il suolo è quindi un corpo eterogeneo, costituito da particelle inorganiche solide, liquide o gassose che si formano nel disfacimento di una roccia e che vengono arricchiti dl elementi di origine organica apportati dalla vita animale e vegetale con processi di accumulo, migrazione, dispersione, dissoluzione, ecc. Gli elementi presenti nel suolo si combinano, si ionizzano si ridistribuiscono in funzione del variare delle condizione ambientali e danno origine a composti talora amorfi e più spesso cristallini, con tendenza costante a raggiungere sistemi di energia stabile in relazione alle condizioni presenti. L'alterazione di una roccia In suolo è essenzialmente un adattamento della materia ad un nuovo ambiente. I minerali che lo costituiscono, formatisi In condizioni di temperatura e pressione particolari, portati a contatto con l'atmosfera, vanno incontro ad uno stato di instabilità che li porta a scissione completa e ridistribuzione del componenti.

E' evidente perciò che il suolo non può essere osservato cose un elemento statico, né omogeneo, infatti, nell'ambito anche di pochi centimetri, possono esservi variazioni che vanno riconosciute, se si vuole comprendere la localizzazione e l'intensità di un certo fenomeno.

Elementi di valutazione della fertilità di un suolo

Da quanto sopra esposto risulta evidente che il campo di variabilità di un suolo è estremamente vasto ed è necessario poterne fissare i parametri chimico-fisici, anche in termini numerici, per poterlo valutare, confrontare con altri e soprattutto soppesano in rapporto alle caratteristiche ottimali che possono venire richieste. Le caratteristiche da prendere in considerazione sono le seguenti:

1)
  Profondità
2)
  Composizione granulometrica
3)
  Scheletro
4)
  Consistenza
5)
  Struttura
6)
  Capacità idrica di ritenuta
7)
  Drenaggio interno
8)
  Riserve minerali
9) 
  Sostanze organiche e humus
10)
  capacità di scambio cationico
11) 
  Saturazione in basi del complesso di assorbimento
12)
  Salinità
13)
  Reazione pH (acidità)

    

  .

Le condizioni ottimali di un terreno per la coltivazione bonsai sono le seguenti:

1)
  Buona permeabilità all'aria ed all'acqua In modo da permettere l'aerazione e lo smaltimento rapido dell'acqua in eccesso ed il dilavamento dei sali solubili dannosi eventualmente presenti.
2)
  Velocità di infiltrazione dell'acqua tale da impedire sia una percolazione troppo rapida (con conseguente aridità del terriccio) sia una troppo lenta (con conseguente saturazione idrica).
3)
  Adeguata capacità idrica di ritenuta.
4)
  Scheletro assente o trascurabile.
5)
  Assenza di sali solubili dannosi, oppure possibilità dl un loro rapido dilavamento.
6)
  Soddisfacente presenza di riserve minerali (elementi nutritivi) sotto forma assimilabile, con elevata capacità di scambio cationico ed assenza di elementi tossici.
7)
  Pronta rispondenza alle pratiche colturali, in particolare alla somministrazione di fertilizzanti.
8)
  Reazione non anomala, né molto acida né molto alcalina (preferibilmente neutra).
9)
  Soddisfacente presenza di humus, in modo da assicurare elevata attività microbiochimica, migliore aggregazione e conseguenti migliori caratteristiche idrologiche

Analisi di alcune caratteristiche chiave

Tessitura (= granulometria) E' la proporzione percentuale delle particelle elementari (granuli) che compongono il suolo, classate per dimensioni in sabbia, limo ed argilla. La tessitura si riferisce alla “terra fine”, cioè ai granuli il cui diametro non supera 12 millimetri (le particelle di diametro maggiore costituiscono lo scheletro). Il sistema internazionale di classificazioni fisico-meccanica del suolo è:

scheletro     diametro superiore ai 2 mm. sabbia         diametro compreso tra 2 0,02 mm. limo             diametro compreso tra 0,02 e 0,002 mm. argilla          diametro inferiore a 0,002 mm (colloidi minerali).

A seconda della proporzione di ciascuna classe dimensionale si definiscono le diverse classi granulometriche e conseguentemente si parla di tessitura sabbiosa, limosa, argillo-limosa, ecc. La tessitura ha una notevole importanza nel determinare le attitudini agronomiche di un suolo, poiché ne influenza numerose proprietà fisiche e idrologiche.

i suoli sabbiosi sono molto porosi ( o meglio più ricchi di macro pori) e quindi facilitano la circolazione dell'acqua e dell'aria, me a causa della bassa capacità idrica di ritenzione soffrono dl siccità.

Essendo completamente incoerenti facilitano la penetrazione delle radici e la loro espansione.

I suoli limosi: quando non contengono una quantità di colloidi minerali (argilla) sufficiente per permettere la formazione di ‘aggregati”, sono sfavorevoli. Infatti se la struttura limosa non presenta proprietà colloidali, essa non solo non gioca un ruolo positivo sotto questo aspetto, ma essendo anche piuttosto fine, colma i pori più grandi diminuendo considerevolmente la permeabilità all'acqua ed all'aria. I suoli argillosi: Innanzitutto una puntualizzazione di cosa si intende col termine argilla, in senso strettamente mineralogico si fa riferimento anche alla composizione della particella che è silicatica. Nel nostro caso Il riferimento è esclusivamente alla dimensione in quanto la composizione è molteplice (calcari, quarzi, sesquiossidi di ferro e di alluminio ecc.) e quindi sarebbe più corretto chiamarli “colloidi minerali”. I suoli argillosi sono tendenzialmente compatti, cioè poveri di pori ( o meglio di macropori). Hanno limitata permeabilità all'aria ed all'acqua. Lo strato superiore bagnato abbondantemente diventa addirittura impermeabile rispetto a quelli sottostanti in conseguenza della sua elevata capacità idrica di ritenuta.

E' questo un suolo cosiddetto “fresco” o “freddo” poiché, a differenza della sabbia, richiede per riscaldarsi un maggior numero dl calorie ritardando di conseguenza la ripresa dell'attività vegetativa.

Struttura del terreno.

La capacità produttiva del terreno agrario non dipende tanto dalla granulometria, ossia dalla proporzione delle particelle primarie elementari di differente diametro che lo costituiscono, quanto dalla struttura data dalla disposizione di dette particelle e dalla proprietà che esse hanno di agqlomerarsi e flottulare in presenza di ioni calcio e soprattutto di colloidi organici. Tale proprietà di carattere dinamico, in quanto promossa da fattori di ordine fisico chimico e biologico variabili col tempo, si manifesta con la formazione di “grumi” o aggregati naturali o particelle secondarie complesse di diverse dimensioni, che si disfano più o meno facilmente sotto l'effetto di forze esterne. Molteplici sono i fattori che originano la struttura: essa è attribuita infatti o alla aggregazione irreversibile delle particelle primarie flocculate, che si riuniscono tra loro per formare unità strutturali più grandi (struttura concrezionata), oppure alla azione agglutinante e cementante reversibile esercitata dall'humus e dalle sostanze organiche non evolute sulle particelle primarie (struttura di aggregazione); oppure ancora alla disgregazione di grumi o aggregati molto compatti e di grandi dimensioni, dovuta a fenomeni di contrazione (struttura poliedrica o di disgregazione); La struttura oltre ad Influire sul comportamento del terriccio determina un aumento della porosità e quindi della capacità aerea. Di conseguenza, migliorando la permeabilità, limita il tempo di permanenza dell'acqua gravitazionale negli spazi vuoti e facilita la sostituzione con aria ricca dl ossigeno. Ciò comporta una attivazione dei processi fisiologici quali l'assorbimento radicale, la respirazione e la fotosintesi. La formazione dei grumi inoltre, specie quando si sono stabilmente cementati dall'humus, impedisce l'erosione del costituenti granulometrici più sottili e la perdita per dilavamento degli elementi fertilizzanti.

La struttura è dunque una caratteristica fondamentale dalla quale dipendono In larga misura le proprietà del terriccio nei confronti dell'aria e dell'acqua, in definitiva la sua affidabilità come mezzo di coltura e quindi le sue attitudini colturali.

L'importanza della struttura è ancora più evidente quando si riflette che 1' assorbimento di molti elementi nutritivi da parte delle piante - segnatamente degli anioni è un fenomeno collegato alla respirazione radicale e quindi alla presenza di ossigeno, ossia alla quantità di aria nel mezzo di coltura: in assenza di struttura le radici non possono assolvere in modo conveniente le loro funzioni.

In riferimento alle loro dimensioni i grumi si distinguono in microaggregati quando presentano un diametro inferiore a 0,2-0,3 mm e si disfano solo in seguito a deflocculazione dei colloidi umici: in macroaggregati quando il loro diametro è compreso tra 1 0,2 ed i 20 e si disgregano per intervento di azione meccanica.

Attualmente in relazione alla forma, alla superficie di separazione più o meno netta ed alle caratteristiche intrinseche dei grumi (natura dei materiali argillosi e dei cationi assorbiti, stabilità più o meno elevata) i suoi tipi di struttura o stati di aggregazione si dividono in:

-       struttura a particelle singole, -       struttura grumosa,

-       struttura granulare,

-       struttura a dischi o a lastre,

-       struttura poliedrica o prismatica.

Definiremo qui gli aspetti più importanti solo della struttura granulare in quanto è quella che meglio si presta alla coltivazione bonsai. La struttura grumosa è di origine biologica. E' formata da grumi o aggregati porosi piuttosto irregolari, soffici, molto stabili al disfacimento provocato dall'acqua. Tali aggregati, aventi un diametro variabile da qualche millimetro a 1-2 centimetri, sono costituiti da particelle primarie flocculate da Ioni scarsamente idrati e cementate dall'humus stabile. E' una struttura ideale anche per quasi tutti i tipi di coltura che, anche quando il terreno è eccessivamente bagnato e costipato, presenta una lacunarità tale da consentire una efficiente respirazione dell'apparato radicale. Essa è propria dei terreni neutri ben provvisti di sostanza organica e di calcio allo stato adsorbito, aventi una composizione granulometria bene equilibrata. Le cause che promuovono la aggregazione delle particelle primarie sono individuate nelle interazioni fra i colloidi organici e le particelle flocculate, interazioni che dimostrano la funzione insostituibile dell'humus nei confronti della struttura. Risulta infatti che nei terreni pesanti ed in quelli a composizione granulometrica equilibrata, l'humus si fissa saldamente alla superficie delle micelle argillose, reagendo con gli ioni calcio poco idrati adsorbiti su queste ultime, che sembrano così assumere la funzione di ponte tra i colloidi organici e quelli minerali. In tal modo le particelle argillose flocculate dagli ioni calcio, protette e rivestite da uno strato di materiale organico, si cementano saldamente fra loro, conferendo al terriccio un adatto stato di aggregazione. Alle reazioni di flocculazione e cementazione che dame origine alla struttura partecipano, insieme al calcio o da soli, anche gli ldrati di ferro allo stato colloidale o non, che conferiscono ai complessi arqillo-umici elettronegativi una notevole stabilità. Da quanto sopra detto emerge chiaramente che affinché la struttura possa formarsi è indispensabile, oltre alla presenza di sostanze flocculanti quali il calcio, gli idrati di ferro ed il magnesio, anche l'intervento di colloidi organici, in mancanza dei quali le particelle primarie non presentano disposizione alcuna a cementare e a formare aggregati stabili porosi.

Profilo del suolo

Abbiamo sin qui visto come due siano le caratteristiche essenziali che un - terriccio per bonsai deve avere, al di là delle caratteristiche chimiche i, cui non mi addentro e che comunque possono essere opportunamente modificati artificialmente:

1)       Il terriccio deve essere di natura argillosa o meglio ricco di colloidi minerali, affinché la granulometria delle argille permetta una grande capacità idrica di ritenzione. 2)       Una struttura granulare, in quanto essa permette la presenza di spazi intergranulari liberi al passaggio dell'acqua in eccesso e dell'aria necessaria all'apparato radicale.

Abbiamo altresì verificato che la formazione delle argille consegue a fenomeni di alterazione delle rocce di diversa natura, di cui costituiscano la fase finale, mentre la formazione della struttura granulare è strettamente collegata alla presenza di colloidi organici e quindi all'humus, alla flora ed alla fauna. Ne consegue che non è generalmente possibile rinvenire grossi depositi di argilla con tali caratteristiche. Si possono tuttavia dare indicazioni circa il livello agrario nel qual' i fenomeni sopra descritti avvengono ed avviare quindi in quella direzione la ricerca. Per fare ciò è necessario dare una definizione del profilo del suolo con gli orizzonti che vi si individuano ed i processi che in esso si svolgono. I processi pedogenetici sono in sostanza i seguenti:

a.    Trasformazione di minerali e di composti organici all'interno del suolo. b.    Apporto di nuovo materiale (es. sostanza organica). c.    Asportazione di materiale (es. sali solubili, argilla). d.    Migrazione di composti da un punto all'altro del profilo.

Il profilo, nell'insieme del suoi orizzonti, à quindi l'immagine del fenomeni in esso avvenuti. Un profilo completo di un suolo evoluto è costituito da tre orizzonti: A, B, C, che giacciono sulla roccia madre o substrato geologico i.

Ciascun orizzonte principale può essere suddiviso in sub orizzonti. L'orizzonte A è detto eluviale (o di impoverimento) poiché esso risulta più o meno impoverito di colloidi (argilla e humus) e di materiali solubili (sali, idrossidi, ecc.).

Nell'orizzonte B, che prende il nome di illuviale (o di accumulo) vengono immobilizzati i materiali asportati dall'orizzonte superiore. L'orizzonte C è detto substrato pedogenetico. I vari orizzonti si susseguono dall'alto in basso nel modo seguente:

A00      Sostanza organica caduta sul suolo e non ancora decomposta, la cui forma si può riconoscere ad occhio nudo: viene chiamata copertura morta o lettiera (sost. organica fresca). AO       Sostanza organica decomposta o parzialmente decomposta, la cui forma originale non può essere riconosciuta ad occhio nudo. A1        Sostanza organica unificata, cioè trasformata in humus, intimamente mescolata al materiale minerale; per la presenza dl humus questo orizzonte appare di colore bruno più o meno scuro. A2        Strato impoverito in argilla o humus o idrossidi di ferro ed alluminio, ecc. Questi materiali si trovano negli orizzonti sottostanti. Si può riconoscere per l'aspetto incoerente soprattutto allo stato asciutto. Il colore può essere grigio-cenere o rosato o bruno-giallastro. B          Strato formatosi per l'accumulo di argilla, humus, idrossido di ferro ed alluminio, soli o combinati, asportati dagli orizzonti sovrastanti, o per l'alterazione più o meno spinta del materiale roccioso che ha originato il suolo, tale da obliterare i caratteri geolitologici della roccia madre, fino alla formazione di argilla e/o ossidi dl ferro. C           Caratterizzati dalla alterazione prevalentemente fisica della roccia. D           Roccia inalterata sottostante al suolo.

Conclusioni

In conclusione risulta evidente che il materiale ideale da usare nella preparazione del terriccio per bonsai è una argilla strutturalmente aggregata in granuli, che permetta contemporaneamente una elevata ritenuta idrica ed una ottima aerazione per l'apparato radicale. Tale tipo dl terra è rinvenibile nell'orizzonte 5 dei suoli evoluti (particolarmente indicati quelli dove sono presenti trifogli e Graminacee per la conseguente formazione di colloidi umici). Mi sia consentita in chiusura una considerazione: non abbiamo inventato nulla. Abbiamo dato solo un supporto scientifico ad una antica prassi orientale: raccogliere la terra per i bonsai, profondo sotto le risaie, proprio in corrispondenza dell'orizzonte B. Dicono che va bene.. .ed evidentemente hanno ragione. L'osservazione e l'esperienza sono le radici della scienza.   Dal dibattito che è seguito al termine della relazione del dr. Lattisi, ci pare interessante segnalare quanto André Montagne – Francia - ha proposto quale suo metodo per produrre una argilla e granuli, che conservi questa struttura, da impiegare nella coltivazione del bonsai.

La sua tecnica è di prendere dell'argilla quando è ancora relativamente umida e lavorarla passandola su di un setaccio, fino a produrre delle piccole palline che poi vengono fatte seccare. Pare che conservino a lungo la loro forma anche quando, mescolate al terriccio, vengono bagnate ripetutamente.