Agnes Muylaert-Luycs -  Belgio

 

Chi si è avvicinato al bonsai negli anni settanta si è fatta l'idea che questa coltivazione avesse una origine esclusivamente giapponese. Si sentiva parlare della Cina però se ne sapeva ben poco; in quegli anni la Cina era chiusa all'Occidente e non si poteva conoscere granché sulla sua eventuale cultura bonsai.

La forma del bonsai giapponese era quella cui principalmente si ispirava chiunque si occupasse della coltivazione di alberi in miniatura: soprattutto l'America e più tardi l'Inghilterra l'avevano resa come un preciso riferimento estetico. Negli Stati Uniti, già prima della 2° guerra, vivevano dei giapponesi naturalizzati che si occupavano di bonsai e questi alla fine delle ostilità diventarono i primi maestri e depositari della cultura e della tecnica, come l'avevano appresa in patria. Basti pensare a questo riguardo all'Associazione Bonsai della California ed a John Naka.

Nel 1978 noi del Club fiamminqo venimmo in possesso di un libro fotografico, ricco di immagini della famosa collezione del Sig Wu Yee-Sun di Hongkong. Scoprimmo così tutto un nuovo mondo sul bonsai, diciamo meglio pen-jing, come lo chiamano i cinesi. Spesso rifiutato, e a noi estraneo, aveva tuttavia qualcosa di piuttosto inconsueto, ma anche di "artistico".

Il libro di Wu Yee-Sun ci ha dato anche una storia del pen-jing. breve e concisa, ma sufficiente per farci comprendere alcune cose: che le origini del pen-jing erano molto  antiche e che i giapponesi avevano tratto ispirazione per il bonsai da questo aspetto della cultura cinese e che, come avevano fatto in molti altri casi, l'avevano assimilata e poco per volta "giapponesizzata".

Per ultimo che il pen-jinq era ancora ben vivo nella Cina odierna, anche se in sordina e poco conosciuto. I pen-jing del sig. Wu Yee-Sun sono realizzati con la tecnica della scuola "Lingnang", che  consiste nel non ricorrere al filo o ad altri mezzi meccanci di contenimento, ma piuttosto nel lasciar crescere !a pianta liberamente per un certo tempo e poi accorciare i rami con delle potature e con questa successione darle una forma molto tipica.

Il suddetto libro ci ha mostrato piante di essenze mai viste fino ad allora nella coltivazione bonsai, ma utilizzate in Cina per fare pen-jing: Ulmus parvifolia. Serissa foetida. Carmona, Murraya, Araucaria e melograno. insieme a varietà meglio conosciute come abeti, ginepri ed aceri. Questo metodo detto "lascia crescere e taglia" fa assumere alla maggior parte delle piante trattate un aspetto del tutto particolare. completamente diverso da quello del bonsai giapponese, ma non si presta bene per i pini ed i ginepri.

All'inizio degli anni ottanta la Cina ha messo sul mercato i primi pen-jing,presentandoli in varie esposizioni, come Le Floralies di Gand in Belgio, la Chelsea Show di Londra ed anche in Germania. e suscitando rumore nel commercio e nel mondo del bonsai, perle nuove varietà spesso sconosciute, le forme, le grandi dimensioni di certi esemplari ed i paesaggi con pietre.

Alcuni rifiutarono nettamente queste cose cinesi, altri ne furono affascinati; ne è venute una certa confusione. Ciò che comunque diede ai Cinesi una presa sicura in Occidente furono le numerose varietà di alberi provenienti da regioni tropicali o sub-tropicali. Che qui possono essere considerate come bonsai da interno e che costituirono un grosso successo commerciale. Da allora il pen-jing convive con il bonsai ed ha trovato una schiera di amici ed ammiratori.

L'esposizione di pen-jing, chiusa da poco in Germania, ha richiamato migliaia di visitatori ed i cinesi hanno così conquistato un loro) sicuro posto accanto ai giapponesi. Le opinioni, ancor più che per il bonsai giapponese. restano divise. Per molte persone le forme del pen-jing restano estranee; altri considerano poco impegnativa questa arte cinese così poco convenzionale, ma devono convincersi che essa richiede tanta disciplina e “feelinq" quanto quella giapponese.

Questa decisa ripulsa o il poco interesse per il pen-jing sono legati, secondo me, al tipo di informazione avuta: se ci si accontenta di formarsi un opinione su quanto si vede nelle vetrine dei negozi è impossibile capirne l'essenza. Poi ci sono i bonsai “occidentali"; i cosiddetti bonsaì autoctonì, per non parlare delle forme ricche di tradizione culturale provenienti dalla Tailandia, Corea, Singapore. Pius Notter ci ha già intrattenuti sul bonsai nelle Hawaii e in California; ma anche il Sudamerica, l'Africa e l'Australia hanno ormai conosciuto il bonsai evi si sono formati dei Club molto attivi, per cui diventa praticamente impossibile illustrarne tutte le sfaccettature.

Cominciamo dalla Cina, dove vi è una antica tradizione di giardinaggio, che tuttavia,contrariamente a quella giapponese, è decisamente poco conosciuta. Se un giardino non lo si sa “leggere", non se ne può comprendere il significato e se ne vede magari solo l'aspetto grottesco o bizzarro.

Personalmente credo che il pen-jing tragga le sue radici proprio nell'arte dei giardini e poi di qui ne è evoluto: io mi accorgo che quanto più imparo sui giardini cinesi, tanto meglio comprendo il pen-jinq.La Cina è chiamata spesso "la madre dei giardini”. I primi giardini cinesi erano dei parchi di caccia, semplici aree di territorio chiusi da cinta, che comprendevano laghi,fitte foreste e zone montagnose molto pittoresche. Recintate e tenute in ordine, arricchite di strade e abitazioni erano dei veri paradisi terrestri.

La Cina ancora oggi ha dei paesaggi montagnosi stupendi: incredibilmente selvaggi e bizzarri, ripetutamente celebrati dagli artisti nelle loro pitture, poesie e canzoni. Sono una parte essenziale di ciò che i cinesi chiamano "bellezza". Anche il Taoismo ha contribuito a far sentire questa coscienza di unità con la natura. Col tempo. l'aumento della popolazione ha fatto trasformare molte di queste foreste in terre coltivate e non è più stato possibile semplicemente "cintare" per se degli ampi spazi: sono così stati creati dei giardini artificiali in cui mettere tutti quegli elementi ammirati ed amati in natura. Dapprima si rappresentarono degli animali con dei sassi e delle rocce, preferibilmente di forma strana ed erosa, così come noi mettiamo delle statue.

Più tardi le rocce furono usate per figurare delle isole circondiate dal mare, per arginare l'acqua, ecc. I giardini diventarono sempre più piccoli, perché tutti valevano avere il loro giardino. E' venuta di qui l'idea di coltivare anche delle piccole piante da metterci dentro? Chi era così pigro o vecchio o stanco da non voler continuare ad ammirare i tanto amati alberi,visto che la soluzione era così semplice? Oppure è stato solo il desiderio di portarsi la natura più vicina E' facile da godere? Ci resta questo indovinello.

Certo non deve essere stato difficile per i giardinieri di allora trapiantare in vaso degli alberi o cespugli e tenerli piccoli con la potatura in modo da controllarne anche la forma: non avevano che da applicare i metodi della loro pratica quotidiana. Così probabilmente è nata la coltivazione degli alberi in miniatura. La differenza tra i bonsai ed i pen-jing si può spiegare facilmente attraverso la diversità della natura e del carattere dei due popoli. Il paesaggio cinese presenta: violenti contrasti di zone montagnose e pianure, e rivela le ampie escursioni termiche di un clima continentale. La popolazione è lieta e spensierata, amante dei colori e delle novità. Il Giappone è un caos di montagne vulcaniche, un isola con un assortimento di piante ricco quasi quanto la Cina. ma con un clima assai più mite durante tutto l'anno, che non conosce estreme temperature invernali ed estive, ma lunghe primavere ed autunni.

Le coste rocciose che per le frequenti piogge abbondano di ruscelli, sono verdeggianti e coperte di arbusti e piccoli alberi. La gente è quieta ed ama la tranquillità e l'armonia. Il Giappone apprese presto l'arte dei giardini cinesi: subito l'ammirò e la fece sua, cambiandone però rapidamente l'aspetto. Anche le rocce venivano usate, cercando però in esse non la bizzarria del disegno, ma piuttosto una intrinseca bellezza nella forma e nelle venature. L'arte delle pietre si sviluppò quindi completamente diversa che in Cina. Il variopinto, il rumoroso viene smorzato; si cerca di copiare la spontaneità della natura,

Ogni intervento è assai accurato, ma dissimulato come fosse casuale. Le potature sulle piante sono importanti, poiché esse devono avere una forma armoniosa, ma non si deve notare dove è stato fatto il taglio. Questa diversità nell'atteggiamento mentale vale anche per il pen-jing ed il bonsai: La Cina accomodante intende il "naturale" in modo completamente diverso dal Giappone.

Ciò che appare naturale deve essere rappresentato e realizzato in modo spontaneo, mentre i giapponesi. più formali. simulano la naturalezza senza però lasciarlo vedere. Certamente gli antichi pen-jing cinesi sono caricati di simbolismi e ciò non può stupire, poiché così tanto dell'antica Cina è ricco di simbologia. Di sicuro nel corso dei secoli il nome si sarà sovente modificato, come le mode o i gusti del momento avranno influito sullo stile del pen-jing, a parte il fatto che in ogni regione della Cina vi è uno "stile" particolare.

Ciò si evidenzia ancora oggi nei vecchi pen-jing salvatisi dalla Rivoluzione Culturale. In questo spirito si devono guardare gli alberi foggiati a forma di elefante o drago o a simulare un ideogramma o una ruota: non come banali curiosità ma piuttosto espressioni di una cultura ricca e variegata, anche se lontana dalla nostra. I pen-jinq suscitano molti interrogativi, ma guardiamoli e cerchiamo di capirli.