dr. Fabio Bonisolli

Quello che io debbo trattare, anche se assai schematicamente, è la “irrigazione in vaso” o in contenitore in genere.

Certo che l'argomento non è esauribile in una breve comunicazione, data la vastità degli aspetti e delle problematiche inerenti l'irrigazione, ma io, sperando di rispondere alle aspettative, cercherò di analizzare brevemente gli aspetti fondamentali ed utili da ricordare nella pratica irrigua.

Prima di tutto è opportuno fare un breve cenno al ruolo che l'acqua occupa nel metabolismo vegetale; essa infatti è elemento essenziale per la vita delle piante, in quanto è in diretta relazione con la quasi totalità dei processi fisiologici dei vegetali stessi.

E' pur vero che solo una minima parte (1 - 2% circa) dell'acqua assorbita dalla pianta viene effettivamente fissata per la formazione di nuova sostanza organica: tutto il resto ritorna nell'ambiente sotto forma di vapore, liberato per evapo-traspirazione dal terreno e attraverso i tessuti vegetali, in particolar modo attraverso le foglie.

N.B. La traspirazione è in diretta relazione con la espansione della superficie fogliare, della luce, della temperatura e dell'umidità relativa (U.R.) ambientale.

Tornando però alle funzioni fondamentali dell'acqua, esse si possono distinguere in:

•  fisiche

•  chimiche.

Nei primo caso si identificano con la solubilizzazione dei sali nei terreno, il loro assorbimento e veicolazione, come linfa grezza, fino alle foglie (che costituiscono il centro di elaborazione) e la conseguente traslocazione della sostanza elaborata, come linfa reflua, a tutti i tessuti meristematici della pianta fino alle parti estreme dell'apparato radicale.

L'acqua è ancora la ragione fisica dei turgore cellulare (funzione questa prevalentemente meccanica soprattutto negli stadi giovanili) e della distensione o ingrossamento delle cellule. infine è necessario ricordare il suo effetto di termoregolazione all'interno dei tessuti vegetali.

Nei secondo caso interessa direttamente la attività fotosintetica nella produzione dei carboidrati, mantiene in soluzione gli enzimi e presiede ai processi di idrolisi di sostanze complesse, favorendo così una miriade di reazioni biochimiche.

Se con questo però si dimostra la funzione vitale dell'acqua per i vegetali, altrettanto importante è ricordare che nel terreno deve sempre esistere un giusto equilibrio con l'aria, quale fonte prevalente dl Ossigeno.

Alla sua presenza infatti sono dovuti i processi ossidativi delle sostanze nutritive e lo sviluppo dell'apparato radicale della pianta oltre che l'effetto positivo su una eventuale attività microrganica.

Nel rispetto di dette condizioni, diventa quindi assai importante stabilire I turni ed i volumi ottimali di adacquamento, in diretta relazione con le caratteristiche pedologiche ed ambientali nelle quali ci si trova ad operare.

Agli effetti dell'assorbimento radicale è anche opportuno sapere come si comporta l'acqua nel terreno quando si interviene con l'irrigazione, sia che essa venga eseguita sovrachioma (quando è consentita escluse ad esempio le piante che siano sensibili a crittogame), sotto chioma o per assorbimento capillare. Questi infatti sono considerati i principali sistemi di irrigazione delle colture In vaso.

L'acqua entra nei terreno occupando tutti gli spazi vuoti (macropori e micropori) in esso presenti, muovendosi In tutte le direzioni.

Ora, agli effetti di stabilire una corretta modalità di esecuzione della irrigazione è opportuno fare un breve cenno alle cosiddette costanti idrologiche, che sono:

•  capacità idrica massima di un terreno che è la situazione rispondente alla quantità di acqua contenuta nel terreno a completa imbibizione di tutti gli spazi vuoti (macropori e micropori), condizioni queste di asfissia nel terreno e quindi difficoltà di vita per la pianta. Tra micropori e macropori, distinti per una soglia di separazione di 8 o 10 micron, è necessario fare una distinzione in quanto l'acqua, negli stessi assume un comportamento diverso, infatti nei micropori l'acqua viene trattenuta per capillarità, prevalendo la forza di adesione alle pareti sulla forza dl gravità, E' pertanto necessario assicurare un sufficiente drenaggio atto a garantire lo smaltimento dell'acqua gravitazionale contenuta nei macropori, che è superflua e viene utilizzata dalla pianta solo in minima parte in quanto resta a contatto delle radici per un tempo talmente breve che la pianta non è in grado dl utilizzarla;

•  capacità idrica relativa , o potere di ritenzione: situazione nella quale l'acqua è contenuta nei micropori (per questo detta acqua capillare) e che in un terreno di medio impasto strutturale è circa il 50% della precedente. Essa costituisce la frazione di acqua utilizzabile dalle piante e si trova in giusto equilibrio con l'aria;

•  punto di avvizzimento o di grave appassimento . situazione irreversibile nella quale la pianta non è più In grado di assorbire dal terreno l'acqua rimanente, detta anche acqua igroscopica.

Resta ancora necessario ricordare che la quantità di acqua trattenuta ed utilizzabile dalle piante è poca nei substrati sabbiosi o leggeri ed è invece molto maggiore nei substrati argillosi od organici e, pertanto, sarà necessario intervenire più frequentemente e con ridotti quantitativi d'acqua, nel primo caso e, viceversa, nel secondo caso.

Ovviamente in termini dl turni, i turni saranno più stretti dove daremo poca acqua, nei terreni sciolti, saranno più lunghi su terreni argillosi o organici. A questo punto si tratta dl dire anche quando si deve intervenire, ma per far questo è necessario conoscere quanta acqua è ancora presente nel terreno, è infatti assurdo intervenire prima che la pianta ne abbia la necessità rischiando di creare delle condizioni di asfissia o, quantomeno, vi sarebbe spreco di acqua ed un depauperamento degli elementi nutritivi. i metodi sono parecchi: nelle serre si ricorre prevalentemente all'uso di tensiometri di vario tipo, che rilevano il potenziale idrico dei terreno. Meno facile diventa per i vasi in appartamento, laddove si deve necessariamente usare metodi empirici e tenere in particolare modo presenti, come già detto, le caratteristiche fisiche del substrato e le condizioni ambientali. E' scontato comunque che l'intervento deve essere eseguito prima che la pianta presenti sintomi anche lievi di appassimento.

Mediamente comunque, per dare dei valori indicativi, la quantità di acqua da apportare ad un vaso “asciutto” corrisponde al 30 - 35% dei volume del contenitore stesso.

Tra i vari fattori da considerare c'è ancora Io stadio di sviluppo della pianta ed anche quale è il tempo necessario e sufficiente per la imbibizione del substrato.

In prossimità del rinvaso, quando la maggior parte delle radici si trova a ridosso delle pareti dei contenitore, si verifica un fenomeno di capillarità fra le radici stesse per cui si dovrà fare particolare attenzione ad evitare carenze idriche, ma nello stesso tempo non farsi prendere dal timore di queste ed evitare facili eccedenze e conseguenti rischi di asfissia radicale.

Un procedimento consigliabile è favorire la canalizzazione dell'acqua nel substrato, soprattutto se esso è torboso, praticando diversi fori verticali con l'equivalente di un ferro da calza.

Tempo necessario di imbibizione.

Il tempo di imbibizione è quello occorrente al terriccio ad impregnarsi completamente per capillarità, e dipende dalla sua natura fisica: la velocità di penetrazione dell'acqua è maggiore quando la struttura è fine; più lenta quando è grande il volume dei macropori.

Il problema dell'imbibizione va ricordato quando il bonsai non ha orlo al bordo del vaso e l'acqua defluisce più che penetrare nel terriccio: l'innaffiatura dovrà durare a lungo. li muschio superficiale secco o la torba asciutta si comportano inizialmente come idrorepellenti: è consigliabile vaporizzare la superficie con uno spruzzatore qualche minuto prima di innaffiare, oppure bagnare per immersione.

E' da tener presente che talora nei vasi si creano delle vie preferenziali attraverso le quali l'acqua defluisce velocemente senza che la pianta la possa utilizzare. In questi casi è utile avvalersi di un sottovaso che consenta una completa imbibizione tenendo comunque sempre presente il fatto che, trascorso il tempo necessario, il sottovaso deve essere tolto per evitare pericoli di asfissia. I problemi maggiori si verificano quando le piante hanno una grande chioma e stanno raggiungendo li limite del rinvaso, per lo svilupparsi dell'apparato radicale addossato alle pareti dei contenitore, come sopra detto.

Un cenno breve deve essere ora fatto sulle caratteristiche delle acque che vengono utilizzate per l'irrigazione.

Senza arrivare ad una analisi troppo particolareggiata potremmo schematizzare in questi termini quanto attiene le caratteristiche delle acque, che possono essere:

•  caratteristiche fisiche

•  caratteristiche chimiche

•  caratteristiche biologiche

Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche dell'acqua l'elemento più importante da considerare è la temperatura, che dovrebbe avvicinarsi Il più possibile a quella ambientale e quindi a quella del vegetale, per evitare degli stress termici che sono dannosi allo sviluppo della pianta. La bibliografia indica la temperatura ideale in 16 - 21 gradi però direi che questi valori vanno adeguati un po' alle singole situazioni, a seconda della specie interessata, dell'umidità relativa , ecc. Altra caratteristica fisica è quella della presenza di sostanze sospese nell'acqua recuperata con canalizzazioni, quali sostanze organiche, sabbia, limo, argilla che potrebbero, se usate sistematicamente, portare ad una occlusione dei pori del substrato di coltivazione e quindi ad una difficoltà di irrigazione, in tali situazioni si dovrebbe operare rompendo la crosta formatasi in superficie, per favorire l'infiltrazione dell'acqua.

Ancora più importanti sono le caratteristiche chimiche, soprattutto li conte­nuto in gas dell'acqua: di questi va tenuto particolarmente presente il conte­nuto in ossigeno e quello In ammoniaca ed anidride solforosa. La percentuale di ossigeno è ovviamente importante perché avere delle acque povere di ossigeno vuoi dire non arricchire il terreno dello stesso, non favorire quindi i fenomeni ossidativi e l'accrescimento delle radici e della pianta intera. La presenza invece di anidride solforosa, che è un elemento tossico, è opportuno sia evitata. Qualora vi sia Il sospetto che l'acqua sia carente in ossigeno e magari contenga altre sostanze gassose, dannose agli effetti colturali, è opportuno intervenire con una ossigenazione, facendo cadere l'acqua zampilante in qualche contenitore ed agitandola in modo che si arricchisca di ossigeno a contatto con l'aria.

Altro elemento da tenere in considerazione è la salinità delle acque, Iaddove si usino acque salse, dovuta principalmente al contenuto in sodio e cloro. La valutazione si fa in base alla loro conducibilità elettrica o In base al potere di scambio di ioni di sodio. Tenendo poi presente che vi sono piante più o meno resistenti alla salinità stessa, eventualmente si dovrà periodicamente intervenire con irrigazioni dilavanti di acqua dolce, per asportare la maggior parte degli ioni di sodio.

Scarsi problemi può provocare il contenuto in cloro, in quanto questo gas se ne va via facilmente per volatilizzazione.

Un fattore importante da considerare è l'autonomia dei vaso rispetto all'acqua. In linea di massima è già sufficiente un contenuto del 8-10% di argilla per garantire una buona durata dell'umidità necessaria: ancora meglio se nel terriccio è presente anche materia organica. Quando si propone di utilizzare parti uguali di torba, sabbia ed argilla è per avere una ragionevole capacità di ritenuta (quindi autonomia) insieme alla necessaria permeabilità all'aria.