Prof. Giovanni Genotti

lo vorrei darvi alcune notizie utili a distinguere le differenze esistenti tra il bonsai giapponese ed il bonsai cinese o “Penjing”, ed anche da quello europeo:

Cercherò di darvi delle interpretazioni sulla base di alcune diapositive che ho portato con me, per evidenziarvi alcune differenziazioni esistenti tra i diversi bonsai più sopra citati: vedrete così degli esemplari cinesi, altri giapponesi ed alcuni dei miei, in modo da avere delle possibilità di confronto.

lo direi prima di tutto che il penjing cinese conserva un suo significato culturale tradizionale particolare, allo stesso tempo filosofico e religioso, che costituisce proprio la sua anima, ed è meno legato, per questo fatto, alla variabilità artistica individuale peculiare del bonsai giapponese.

Nonostante il bonsai giapponese abbia della regole spesse volte codificate, vi sono degli indirizzi artistici rappresentati da grandi personaggi, per cui alcuni come Kato, ad esempio, vogliono la chioma triangolare; altri, come Murata, la vogliono arrotondata. La scelta quindi diventa una cosa molto personale. Ciò, come ho detto non accade nel Penjing cinese che, non avendo subito evoluzioni, resta proprio l'espressione dell'antica anima tradizionale ed allo stesso tempo di concetti filosofici, quindi generali e meno individualistici. Indipendentemente dal gusto personale dell'individuo, può però comunque esprimersi in modo diverso, per cui il penjing può rappresentare anche un messaggio culturale: a volte troviamo dei tronchi di Ginko biloba legati, saldati tra di loro, quasi a formare un ideogramma che significa pace o benvenuto, magari all'entrata di un locale pubblico; a volte possiamo vedere degli esempi di perfezione, che in certi casi si avvicinano, però sempre in modo relativo, al bonsai giapponese. Altre volte invece vediamo nei piccoli alberi proprio il dominio dell'uomo sulla natura: quindi grossi tagli, grosse troncature e da queste i nuovi germogli che risorgono, come se fosse volessero significare la forza della vita che nuovamente risorge di fronte alle difficoltà, alle avversità che ha passato l'albero e di cui porta le conseguenze, proprio ad esprimere una energia, una gioia di vivere che tutto vince e tutto sorpassa.

Tra i penjing si vedono moltissimi di questi esempi di piante costantemente tagliate e capitozzate e poi lasciate crescere spontaneamente.

Altre volte vedremo invece una rappresentazione paesaggistica: con il bonsai ci sono degli elementi caratteristici del luogo, quindi montagne ed elementi antropici, ci sono inoltre tempietti o altre cose di questo genere, tutti estranei alla pianta. Questo fatto ben difficilmente succede nell'altro bonsai, quello giapponese.

Anche nel paesaggio vi sono delle differenze in quanto nel bonsai giapponese gli spazi sono molto più ridotti rispetto a quello cinese. Molte volte, come vedrete dagli esempi, le drastiche potature ad esempio di una vite, esprimono la vittoria della linfa che fa risorgere di anno dl anno i tralci, anche se vengono potati costantemente. Forse questi penjing non sono vicini al nostro gusto estetico, e pertanto sono di difficile interpretazione, però non è detto che siano meno belli dei bonsai giapponesi. Hanno una loro caratteristica diversa che forse per noi, più individualisti o educati ad un particolare gusto artistico, certo meno legato alla filosofia, risultano più difficili da apprezzare.

Decisamente interessanti sono i vasi delle piante cinesi, in quanto ogni vaso, essendo fatto a mano, è un po' una cosa a sé stante: sono in sostanza diversi uno dall'altro, non omogenei.