Carlo Oddone

Uno dei gesti bonsai più importanti è la cimatura, che con la potatura, cioè il tagliare, consente di ottenere due ordini di risultati, talvolta contemporaneamente. Infatti tagliando si crea la struttura o si sagoma la chioma del bonsai ed inoltre entrambi questi interventi stimolano l'albero a reagire, a modificare il suo comportamento spontaneo ed a produrre nuova vegetazione praticamente “a comando”. Ciò permette dl avere a disposizione del materiale giovane di cui, cosa fondamentale, si possono tenere sotto controllo ritmi e dimensioni mentre cresce, e che inoltre è più plastico e trattabile di quello già lignificato. Ecco cos'è che rende possibile la coltivazione bonsai: anzi proprio a seconda del comportamento dopo le cimature si vede quali piante si prestano e quali no. Alcune essenze infatti non sopportano questo tipo di trattamento, vuoi perché il loro legno tenero si ammala facilmente o perché non accettano che i loro rami vengano danneggiati e li lasciano morire.

La conseguenza immediata della cimatura è la riduzione del flusso di linfa nel distretto interessato. La base fisiologica di questo fenomeno è che ogni foglia, soprattutto a causa dell'evapotraspirazione “tira” della linfa dal sistema idraulico della pianta e la libera nell'aria sotto forma di vapore: eliminata la foglia, il movimento provocato da tale funzione viene a mancare e quindi il flusso rallenta. In genere si dice che questo giova alle altre parti della pianta poi chè “convoglia” l'energia verso dl loro; in realtà accade che il resto del fogliame continua a tirare normalmente: non sono infatti le radici che “pompano” verso la chioma, ma è questa stessa che, creando un vuoto relativo nei canali linfatici, aspira l'acqua dalle radici.

Potature e cimature vanno intese come gesti mirati ad ottenere scopi precisi in un disegno che si deve avere ben chiaro sin dall'inizio: per questo motivo è perciò necessario conoscere quel tanto di biologia e fisiologia vegetale da sapere quali saranno le reazioni ai singoli interventi. SI scoprono così le relazioni di causa ed effetto che rendono più facile tradurre in realtà il programma bonsai che si ha In mente.

Alla base di questi meccanismi sta Il fatto che l'albero è un organismo che tende a conservare il suo equilibrio funzionale, o a ricuperarlo ogni volta che esso venga alterato. Il bonsaista può “insinuarsi” con discrezione nella relazione tra la parte radicale e quella aerea (quindi la produzione dl energia ed il suo utilizzo) ed “approfittare” di questa tendenza all'armonia per costruire un albero di piccole dimensioni.

Tanto per intenderci meglio, conviene distinguere tra potatura e cimatura. Per potatura io intendo i tagli eseguiti sul legno maturo, generalmente nel periodo di dormienza. La cimatura invece è un intervento “a verde”, eseguito durante la vegetazione e perlopiù su tessuti giovani.

Mentre per la potatura servono grosse pinze o attrezzi specifici, per la cimatura sono sufficienti delle forbici e talora si usano semplicemente le unghie o la punta delle dita per “pizzicare” via la vegetazione più tenera.

Anche la più semplice delle cimature è un intervento cruento e provoca una immediata e temporanea “mortificazione” della parte, che smette di crescere per qualche giorno. Si usa quindi per frenare lo sviluppo dl questo o quel ramo, ogni volta che serve. L'esempio classico è nel privilegiare uno dei due rami opposti nell'acero: quello indenne prende rapidamente il sopravvento.

Una delle applicazioni principali della cimatura è rendere minuta la vegetazione del soggetto portandolo a fare, oltre che foglie piccole, anche internodi corti ed impedire in tal modo che, secondo il suo programma genetico, o le condizioni offerte dall'ambiente in cui vive, crei delle forme che non si adattano alle dimensioni bonsai.

La cimatura, s'è detto, si esegue nel periodo vegetativo; sottraendole del verde, la pianta deve produrne dell'altro In un tempo relativamente breve (due tre settimane) e ciò costa energia. Occorre pertanto attendere che essa abbia vegetato per qualche tempo, tanto da aver ricuperato nei suoi tessuti le riserve consumate per la cacciata primaverile.

Vorrei chiarire che la regola generalmente proposta per cimare, secondo cui bisogna attendere che il germoglio giunga sino ad un certo numero di foglie, per poi accorciano a 1-2, dà dei risultati molto approssimativi. lo considero più efficace la tecnica di lasciar crescere Il ramo fino a che abbia raggiunto il diametro desiderato nel punto in cui lo si deve tagliare e solo allora accorciarlo: questa attesa permette di dare al soggetto una bella struttura, robusta e proporzionata. L'inconveniente di molti bonsai è la mancanza di “consistenza” dovuta a cimature troppo frequenti, per cui non esiste quasi un'impalcatura principale e la chioma diventa esageratamente “piumosa”: ci sono certo molti rami, sottili e fitti, però un simile bonsai non sarà mai bello, poiché non rispetta il disegno normale di un albero spontaneo.

Per la corretta formazione del bonsai si deve tener presente il fenomeno della dominanza apicale, che interferisce in parte con il comportamento sopra descritto, in modo evidente soprattutto dopo una diffusa cimatura: tutte le gemme rivolte verso l'alto o situate nella parte alta dell'albero crescono più in fretta e vigorose di quelle che stanno o sono rivolte in basso.

A causa del criterio d'efficienza la pianta privilegia i rami che sono già inizialmente più vigorosi e quindi li farebbe crescere ancora più in fretta. Questo sbilancia e rende paradossale l'immagine della ramificazione del bonsai, che finirebbe con l'avere i vecchi rami bassi esili ed i giovani in alto robusti.

Onde fronteggiare questa evenienza e ricordando che un ramo aumenta di diametro quante più foglie porta, si dovrà cimare la vegetazione lasciando germogli più lunghi sui rami bassi e diradando Il possibile la chioma in alto. Nell'ambito di ogni singolo ramo, per la stessa ragione, la ramificazione secondaria va cimata poco vicino alla sua base sul tronco ed accorciata invece molto all'estremità.

 

Nel costruire la chioma di una branca conviene che i rami laterali siano disposti quasi orizzontali. In risposta ad una cimatura le cacciate sono invece spesso disordinate, poiché i germogli crescono casualmente nella direzione in cui era volta la gemma: quelli “fuori posto” devono essere sollecitamente eliminati o molto accorciati, sia per ragioni estetiche che per evitare irregolarità nello sviluppo del palco fogliare (quelli rivolti in alto prenderebbero il sopravvento).

In linea di massima quanto più è “sbagliata” la loro direzione, tanto più presto e drasticamente devono venir tolti. D'altra parte l'andamento non “fisiologico” di certi rametti è causato dall'impeto con cui il bonsai risponde agli interventi dell'uomo ed alla relativa abbondanza di luce, date le sue piccole dimensioni: è chiaro che in natura un ramo mal diretto sarebbe presto dimenticato e non potrebbe continuare a crescere.

Quanto detto finora riguarda soprattutto la fase dl formazione, cioè il momento in cui devo preoccuparmi di creare una struttura. Passiamo ora a considerare le operazioni di perfezionamento e quindi un tipo di cimatura più sofisticata.

Nel creare l'immagine di un ramo che sia coerente con quanto avviene in natura bisogna far si che (come s'è visto) la sua ramificazione laterale sia disposta prevalentemente su piani orizzontali, anche perché così si favorisce l'esposizione alla luce delle foglie. Nel cimare si tratta dunque generalmente di lasciare nuda la parte di questo ramo più vicina al tronco e procurare che il suo proseguimento abbia delle ondulazioni come un ramo spontaneo. Dei suoi rami secondari si terranno solo quelli diretti allo stesso tempo lateralmente e verso l'esterno, disposti orizzontali, nati all'esterno delle curvature e che si divaricano possibilmente in modo alterno. E' chiaro che se le ondulazioni non ci sono, si possono creare con l'applicazione del filo; come si può correggere forma e posizione di qualsiasi rametto.

Nella fase di perfezionamento e quindi di miniaturizzazione, quella che era l'attesa che il ramo si allungasse per raggiungere la dimensione voluta, si trasforma in premura di tagliare, per evitare che il germoglio diventi troppo consistente. Siamo ormai alla ramificazione fine, cioè all'estremità della chioma: rametti e foglie devono essere minuti per essere in scala.

Tenuto conto che ogni foglia, e quindi anche il rametto, dispone di un tempo definito, limitato, per completare la sua evoluzione (in genere una decina di giorni dalla nascita), se io intervengo con la cimatura quando le dimensioni sono piccole, lo shock provocato paralizza momentaneamente lo sviluppo: questo “tempo perso” non viene ricuperato dal bonsai e quindi foglie e rametto non hanno modo di crescere grandi come avrebbero fatto spontaneamente. La precocità dell'intervento in questo caso è determinante. Negli aceri, in cui Il rametto si allunga ancor prima che le sue foglie si aprano completamente, conviene ad esempio asportare la cima del germoglietto, che rappresenta il potenziale sviluppo di tutto Il resto del ramo, quando le prime due foglie sono ancora rattrappite: il ramo non cresce più e le foglie restano molto piccole.

Sempre allo scopo di ottenere una ramificazione fine ed omogenea, conviene applicare questa tecnica: si interviene cimando i rami della metà bassa del bonsai; quando, dopo circa una decina di giorni e superato lo shock, compare la nuova vegetazione, si accorciano drasticamente i rami della metà alta che a loro volta restano bloccati. I sottostanti ne approfittano, vegetano intensamente e contrastano così la dominanza apicale, distribuendo uno sviluppo armonioso ed uniforme su tutto il bonsai.

Alcune specie di piante si rivelano assai suscettibili rispetto alla cimatura. Il fatto che l'accorciamento dei rami non venga eseguito (o comunque in modo non uguale) su tutti contemporaneamente e lasci perciò all'estremità, gemme più pronte a sbocciare su alcuni e più ritardate su altri, porta l'albero a lasciar morire questi ultimi. Ciò avviene in base al criterio dl efficienza ed è più evidente quando i rami “deboli” sono pochi rispetto agli altri. La soluzione consiste nel cercare di lasciare in cima ai rami potati delle gemme ad uguale stadio di maturazione, oppure dl Interessare Il maggior numero possibile di rami allo stesso tempo. Esempi ditale comportamento durante il periodo vegetativo sono quelli del salice, del pioppo e della betulla; invece faggio, quercia e castagno lo rivelano soprattutto all'epoca del risveglio primaverile.

Un caso che presenta qualche analogia si verifica quando un bonsai corre un grosso rischio di morire a causa di un grave colpo d'asciutto o per una malattia alle radici: perse tutte le foglie, se gli resta un ultimo guizzo di vitalità, dopo qualche giorno, fa' sbocciare poche timide gemme che si trovavano pronte ad aprirsi, in cima a qualche ramo. In nove casi su dieci, per gli altri rami, il ritardo significa la condanna. E' consigliabile allora, a parte gli altri interventi curativi, eseguire una potatura energica, che sacrifichi almeno un ordine periferico di ramificazione; ma in tal modo e dopo un'attesa un poco più lunga, è probabile che le gemme compaiano assai numerose e distribuite su tutti i rami. Per farla breve: è importante che le radici abbiano il tempo di ricuperare una certa funzionalità, che lo stato delle gemme sia uniforme ed infine che la nuova vegetazione si formi non troppo lontana dal tronco. L'eventuale abbondanza di gemme consente di scegliere quelle due o tre che servono su ogni ramo, nella posizione migliore. A questo punto un'ultima attenzione: che anche le sviluppo dei germogli sia uniforme. Quelli esuberanti vanno frenati tagliando qualche foglia o addirittura cimandoli leggermente, onde permettere agli altri di raggiungerli. Tanto vale accennare che siccome le radici sono sofferenti giova applicare delle fertilizzazioni per via fogliare.

Una particolarità della cimatura che merita ancora ricordare è che la risposta dipende dalla fase vegetativa in cui si trova il bonsai. Quando sta vegetando intensamente, dopo la cimatura le gemme sbocciano sul ramo, subito sotto al punto del taglio. Se il bonsai è in un riposo vegetativo (sia estivo che autunnale) ed i suoi tessuti sono carichi di zuccheri ed amido dl riserva, in risposta all'intervento si ha una abbondante cacciata di gemme; ma invece che sul ramo dove uno se le aspetterebbe, vengono un po' dappertutto sul legno vecchio ed in particolare nei punti ricchi di meristema: lungo il tronco, vicino alle biforcazioni ed attorno alle ferite cicatrizzate.

SI tratta quindi di scegliere, a seconda che si vuole infittire i rami o costruire una nuova struttura, di tagliare durante lo sviluppo oppure durante il riposo. Si sfrutta bene questa peculiarità per avviare dei bonsai in stile “scopa rovesciata”, tagliando il tronco all'altezza voluta a giugno; serve anche per far nascere gemme, indietro sui rami, nei pini e negli abeti, solitamente restii.

Un'ultima considerazione, forse un poco fantasiosa, riguarda l'influsso della luna: sull'osservazione che se la spinta vegetativa avviene subito prima o in luna piena è più vigorosa che in luna calante, ho provato a cimare con 10-15 giorni di anticipo (per lasciar passare il blocco dello shock) su queste due date, e funziona! Cimate i giovani una decina di giorni prima della luna piena per avere una forte vegetazione; qualche giorno dopo la luna piena i vecchi, per avere dei getti più corti e sottili.