Maria Cecilia Serafino- Fiorista

Sappiamo ormai tutti, perché ci è stato detto centinaia di volte, che “Bonsai” vuoi dire pianta coltivata in vaso e, che quando parliamo di bonsai, è da intendersi un tutt'uno armonico, tra la pianta ed il vaso.

Quando vediamo un bonsai constatiamo che è solo quello specifico vaso che si adatta a quella pianta che, comunque, con un altro vaso avremmo, pur con la stessa pianta, un altro bonsai.

Quindi, ripeto, si tratta dl un'unica entità la cui armonia è fatta di forma, di colore e di dimensione.

Ho visto oggi nella mostra che è stata allestita, una pianta di olivo e credo che tutti coloro che l'hanno vista converranno con me che il problema di quella pianta, della quale non intendo discutere l'impostazione dei rami che può essere un aspetto soggettivo, è quello del vaso. E' stata collocata In un vaso troppo grande rispetto al piccolo tronco; Il vaso inoltre ha un colore troppo uguale alla foglia, è troppo profondo, per cui quella piantina scade molto di qualità. Con un vaso diverso, più piccolo, più basso, di un altro colore, quella stessa piantina acquisterebbe un altro aspetto ed ben altra forza.

Ecco quindi quale è la chiave dl lettura della parola “Bonsai”: pianta in vaso, ma in quel tipo di vaso idoneo a quel tipo di pianta.

Quando qualche cliente viene da me a chiedere dl acquistare un vaso bonsai io lo consiglio vivamente di portare con sé la pianta che vi deve essere collocata perché ben difficilmente, senza di essa, sarà possibile scegliere Il vaso giusto.

La parola “estetica”, che è l'argomento sul quale io vi debbo parlare, vuoi dire questa ricerca armonica di forme.

Fin dai tempi di Pitagora, che è stato il primo che ci ha parlato di estetica e ne ha dato una definizione scritta, si è capita la necessità di arrivare alla definizione di cosa sia l'estetica, non attraverso formule matematiche, ma bensì guardando la natura. Altri artisti che hanno successivamente studiato I rapporti armonici, sono stati Leonardo ed Il Dhurer e, anche loro, ci sono arrivati attraverso lo studio della natura.

Anche noi, la prima cosa che dobbiamo fare è quella di imparare a guardarci intorno. Guardare, vedere, leggere e capire quello che noi andiamo a guardare. Ci sono molti modi di guardare una pianta ed i bonsaisti che vanno per un bosco hanno già un altro occhio rispetto a come vengono viste le piante dal cittadino, che va a passeggio e vede solo una macchia di verde, o dallo stesso contadino.

Anche il bonsaista però deve abituarsi a non guardare solo l'albero nel suo complesso, ma deve vederlo nelle sue diverse componenti (tronco, ramificazioni primarie e secondarie, piede ecc.). Ciò per riuscire a capire l'albero; perché solo se noi guardiamo l'albero e cerchiamo di capirlo, riusciremo a capire come esso sia vissuto e come abbia raggiunto quella forma.

Ciò accade anche nel mio lavoro quando ad un mio allievo do in mano un fiore ed egli lo mette in una posizione non corretta: l'errore si vede perché quel fiore sulla pianta era messo in una posizione ben precisa. Esso sarà godibile ai massimo della sua bellezza solo se sarà collocato di nuovo nella sua giusta posizione, perché quel fiore è nato e vissuto con quel particolare assetto, con una particolare curvatura perché riceveva la luce in un ben determinato modo.

Questo vale anche per la pianta intera che cresce e si sviluppa in funzione della sua condizione ambientale e si dispone con rami e foglie nella situazione ottimale.

Se noi prendiamo un pino e un abete e tentiamo di costruirli a bonsai con le forme di una quercia saranno sempre uno scherzo di natura e non esprimeranno sicuramente la loro bellezza. Sappiamo infatti che una pianta bonsai sarà valida solo ed in quanto rispetterà le forme originali naturali.

Se fate attenzione vedrete che in natura non ci sono mal due alberi vicini, anche se nati nello stesso anno, che abbiano il tronco di uguale dimensione, così come vedrete che due tronchi vicini raramente si disturbano tra di loro, ma quasi sempre si compenetrano e si completano a vicenda.

Un esercizio di estetica che viene fatto dal pittori, è quello di leggere i vuoti prima dl leggere i pieni. Se qualcuno guardando il vostro bonsai vi dirà che gli sembra di vedere un buco, probabilmente tale spazio vuoto c'è veramente ed è eccessivo per l'armonia della pianta, anche se voi lo avete lasciato apposta. Con ogni probabilità io spazio è sproporzionato perché altrimenti nessuno vi dirà che gli sembra di vedere uno spazio vuoto.

Noi, guardando una pianta dal punto dl vista estetico, troviamo armonia e piacevolezza anche negli spazi vuoti, però questi devono essere giustamente proporzionati e, molte volte, basta un solo rametto secco per dare armonia ad uno spazio.

In un bonsai è molto importante la sensazione di stabilità dei tronco e di mobilità del vertice, proprio perché è dalla base che si incomincia a vedere la forza della pianta, la sua importanza, e come la stessa ha risposto alle avversità del terreno. Dovremo anche nei nostro bonsai ripetere questi concetti per cui, non sempre radici disposte a raggiera, ma anche solo emergenti da un solo lato come avviene In natura, se il terreno del vaso bonsai è in qualche modo scosceso.

Anche I sassi che noi collochiamo al piede del nostro bonsai devono esprimere un carattere. Se ad esempio prendiamo un sasso calcareo, notiamo che lo stesso è molto movimentata, con colori vari ed indefiniti, friabile e presenta per ciò un suo carattere, diverso rispetto ad un granito che da l'impressione della forza, che non si sgretola come Il sasso calcareo e che, conseguentemente, andrà ad accompagnare una pianta come il faggio che pure è un'essenza che da l'idea della robustezza e della forza.

Quando noi costruiamo un boschetto, di solito facciamo attenzione a diversificare i diametri dei vari tronchi ed a collocare i più grandi davanti e quelli più piccoli dietro, e non metterli tutti proprio paralleli, perché in natura, tolte alcune essenze, i boschi non sono così ordinati come noi li costruiamo. E' vero che gli alberi più piccoli vanno messi dietro per dare il senso della profondità però è possibile collocare sul davanti anche una sola piantina piccola, che ci dia un ulteriore movimento avanzato oltre alla profondità creata dalla collocazione consueta. Una barriera creata sul davanti da tutti i tronchi gros­si rischia di essere troppo schematica, troppo accademica, troppo ferma, mentre una sola piantina piccola può movimentare li tutto.

E' da considerare anche il fatto che i nostri occhi vedono in modo diverso ed è questo che dà l'aspetto tridimensionale delle cose. Inoltre il nostro occhio vede prima in alto a sinistra e POI in basso a destra: l'occhio di sinistra vede più in alto e l'occhio dl destra vede più in basso.

Noi abbiamo sempre il senso della visione che va dall'alto a sinistra verso il basso a destra. Forse c'entra anche li fatto che noi, da sempre, siamo abituati a scrivere ed a leggere da sinistra a destra e dall'alto in basso. Se noi facciamo una linea obliqua da in alto a sinistra a in basso a destra, noi la scorriamo, guardandola, con una sensazione dl movimento più veloce che con l'inclinazione opposta. In pratica ciò comporta che guardando una pianta che ha una parte più piena a destra ci risulta più leggera di una pianta che ha lo stesso ramo a sinistra, ovvero della stessa pianta vista dall'altra parte.

Ora vorrei parlarvi della simmetria e della asimmetria nelle piante.

Tutto quello che è simmetrico diventa monotono. Gli intervalli uguali e regolari non ci stimolano, non stimolano la nostra fantasia, non ci fanno vedere i vuoti ed i pieni. Costituiscono un ritmo monotono e basta. Nel gioco asimmetrico invece, abbiamo la possibilità di leggere più significato in una immagine, possiamo vedere molte più cose. Tutto quello che è asimmetrico ci dà la possibilità di maggiori movimenti e di ritmi diversi.

Per parlare di asimmetria nelle piante dobbiamo tener presente alcune cose. La prima è quella di non avere mai del rami diritti che partono dal tronco con un angolo di 90 perché tali rami sono difficili da movimentare se non con un'altra Inclinazione di nuovo classica che sarà magari dl 45 gradi. Ciò porterà però ad una forma statica, ferma, scontata. Lo stesso discorso vale anche per l'inclinazione dei tronco. Se una pianta in stile prostrato parte con una inclinazione a 45 gradi rispetto al terreno, poi dovrà procedere a cascata con un angolo di 90 gradi diventando un ritmo fermo, nel senso che non ha possibili tà di uscire dallo schema. Se noi rompiamo questo ritmo, partendo ad esempio con una inclinazione del tronco di 30 e poi passiamo ad 80, ecco che tutto diventa più interessante.

Ci sono poi alcune osservazioni da fare su quanto stabilito da Pitagora sul suo “rettangolo aureo”. Pitagora prima e, come ho già detto, Leonardo ed il Durer poi, hanno scoperto attraverso la natura che il rapporto armonico è vicino a 2/3. Cioè se io prendo un tratto lungo ad esempio 3 centimetri, il ritmo successivo sarà 5 e quello dopo 8 ed avrò un movimento in cui nessun intervallo sarà uguale ai precedenti.

Ora parliamo dell'impostazione della pianta nel vaso bonsai. Si può dimostrare, con una serie di fotografie che riprendono un albero spontaneo da diversi punti si vista, come sia importante avere In un bonsai un corretto rapporto tra l'albero e io spazio circostante. Si deve esaminare la collocazione guardando l'insieme vaso-albero come se si trattasse di un quadro o di una fotografia, di cui il bordo posteriore dei vaso costituisce l'orizzonte, ed il davanti ne è il bordo anteriore: Rispetto a queste due linee la pianta deve essere collocata in una posizione armonica né troppo avanti verso chi guarda, né troppo indietro verso l'orizzonte.

Parliamo ora dei rapporto proporzionale. Cominciamo dal rami dicendo che, come tutti sappiamo, se noi lasciamo sulla pianta dei rami bassi questi ci impediscono la visione dei tronco, mentre lasciando una parte dl tronco nudo, non solo questo sarà più visibile ed apprezzabile, ma sarà anche consentito che un primo ramo sia grosso ed Interessante. i rami successivi saranno distanziati dal primo, secondo un ritmo che terrà anche conto della dimensione del tronco. Avendo a che fare con la natura non vi possono essere degli schemi fissi, appunto perché le cose delle quali si deve tener conto sono molteplic i (quantità delle foglie, il loro colore, il diametro del tronco, ecc.) per cui non è possibile pensare ad un solo ed unico rapporto matematico.

Per il bonsai è basilare la “quinta dimensione” costituita dalla “sensazione”; quella dell'effetto che la pianta ci dà per cui, ad esempio, la regola che dice di porre il primo ramo ad 1/3 dei tronco, può essere modificata da certe situazioni diverse. Lo stesso dicasi dei secondo ramo che dovrà tener conto anche della massa fogliare del primo e così via. La cosa importante è non dare mai gli stessi ritmi e ricordare i rapporti del “rettangolo aureo” che sono i 2 - 3 - 5 - 8 ecc.(i singoli valori si ottengono sommando i due precedenti).

Anche il vaso segue le stesse proporzioni nelle sue dimensioni per quanto riguarda l'altezza, la larghezza e la profondità. Questa armonia di dimensioni consente dl utilizzare quei tipo di vaso per una pianta con determinate dimensioni, nel rispetto ulteriore dei gioco delle proporzioni. Ad esempio se abbiamo un albero con una chioma abbastanza larga ed un tronco piccolo, io dovrò collocarlo in un vaso sottile, ma che sia almeno grande come la chioma, altrimenti la pianta mi sembrerà come una persona con le scarpe strette. Potrò eventualmente usare un vaso meno largo, ma in questo caso dovrò sceglierlo molto più alto. Teniamo sempre presente che il complesso vaso-pianta deve essere considerata per la sua massa nella quale gioca anche un suo ruolo il colore del vaso perché, abbiamo già detto prima, che ogni colore ed ogni forma esprimono un carattere. Se ho un vaso marrone, che è un colore pieno, forte, potrò utilizzare quel vaso per una pianta di pino o di quercia, cioè per alberi forti, normalmente con un grosso piede, accentuandone così ancor maggiormente l'aspetto di solidità.

Ecco quindi dimostrato come anche il colore entra nei gioco armonico del tutt'uno bonsai. E' per ciò che io andrò a scegliere un colore chiaro, piacevole, per un vaso adatto ad essenze chiare, leggere, o per piante con una fioritura notevole, cercando magari che il colore dei vaso vada in armonia od in contrasto con il colore dei fiori (è difficile ad esempio pensare un Prunus mume dentro un vaso marrone).

Una certa attenzione deve essere posta anche alla forma dei vaso dove, il vaso rettangolare, avendo degli spigoli è più pesante e più difficile da leggere. Quando collocheremo la nostra pianta in tale tipo di vaso faremo In modo che il vaso stesso presenti alla vista il suo lato più lungo, perché in tale posizione si avrà il senso di tranquillità che ogni pianta bonsai deve avere. Una diversa collocazione creerebbe inevitabilmente un senso di tensione.

Vediamo adesso alcune collocazioni di piantine in vaso a seconda delle loro dimensioni e a seconda dl come sono disposti i loro rami. Nella formazione di un boschetto ad esempio, collocato in un vaso ovale, dobbiamo considerare che quando noi leggiamo il bosco, non siamo all'interno dello stesso. in quella posizione vediamo solo del tronchi, ma non riusciamo a leggere li bosco, cosa che possiamo fare solo quando ne siamo lontani.

Ecco allora che la partenza dei nostro bonsai sarà il creare nella parte anteriore un anfiteatro senza piante, a somiglianza dei prato che fronteggia il bosco nella realtà. Andremo successivamente a mettere i nostri alberi In determinate posizioni, tenendo anche presente il discorso che abbiamo fatto su quale occhio vede per primo. Si dovrà quindi inserire il nostro vaso ovale entro un rettangolo, li quale verrà diviso quindi in otto parti e, tenendo presente li rapporto che abbiamo detto essere di 8 - 5 - 3, collocheremo la nostra pianta principale nel punto verso sinistra (per effetto della priorità di visuale dell'occhio sinistro). Poi gli si accosta vicino una piantina più piccola per dargli forza. Risponderemo quindi dall'altra parte con una pianta di media dimensione che a sua volta avrà vicina un'altra pianta più piccola, andando poi a distribuire nello spazio dietro tutte le altre piantine in modo casuale, a piccoli gruppi.

Lo stesso discorso e le stesse valutazioni debbono essere fatte anche per la collocazione in vaso di una pianta singola.

Ho così raccontato le cose che avevo da raccontarvi ed avete visto che non erano discorsi trascendentali, ma concetti utili di tutti i giorni.

Quello che per me è fondamentale è la convinzione in ciò che dobbiamo fare; non farlo solo perché è scritto in quei libro o in quell'altro, oppure perché io abbiamo sentito dire, ma “entrare” dentro la vita dell'albero, capire come e perché bisogna intervenire. La regola è sempre quella di assecondare la pianta: questo è il solo modo per fare dei bonsai veri e non delle semplici piantine in vaso.

E' anche da ricordare che un bonsai artificioso e mai fatto sembrerà un nano invece di un lillipuziano, che è una cosa diversa, nei senso che uno è armonico, l'altro è sproporzionato. Questo potrebbe anche essere il motivo per cui molti dicono che a loro il bonsai non piace, che non io capiscono, che lo sentono come costrizione, perché in effetti lavorando troppo su una pianta si ri schia proprio di cadere in questo tipo di errore.

Quando noi realizziamo un bonsai dobbiamo riuscire a rendere l'idea dell'albero grande, anche se è fatto solo di tre rami e dieci foglie. li bonsai deve dare, immediatamente, come io guardiamo, un certo effetto, una certa sensazione e non solo a noi, ma anche e soprattutto a quanti altri vedano il nostro lavoro, poiché è difficile per noi estraniarci e fare una valutazione serena della nostra pianta: noi vediamo quello che è il nostro vissuto mentre costruivamo il bonsai e rischiamo di trovarci anche quello che non c'è. A fronte di alcune critiche delle nostre piante è necessario che “usciamo dalla vignetta”, cercando di dimenticare tutto quello ce ci ha condizionato nei momento in cui abbiamo dato quella particolare impostazione alla pianta: se qualche volta riusciamo a lasciarci andare avremmo sicuramente una maggiore spontaneità nel nostro lavoro.

Queste per me sono le cose fondamentali e trovo non accettabili alcune piante che vengono commercializzate, specialmente provenienti dall'estero, e con tortuosità, frutto di lavorazioni di serie, che sicuramente non ne fanno dei bonsai. Cerchiamo di capire queste piccole cose: non è vero che il nostro bonsai per essere importante deve essere contorto se tale situazione non dimostra il lavoro che la natura ha prodotto sui tronco in quella particolare pianta. Ciò a dire che non è solo torcendo una pianta che si fa un bonsai, ma cercando piuttosto di capire l'albero, entrando in quel particolare albero, con quei suoi rami, con quelle sue predisposizioni; è cercando di trarre il massimo da queste informazioni, che si costruisce una pianta valida. Questo credo sia un risultato al quale si arriva solo con molta pazienza, con molto spirito di osservazione. Guardando soprattutto con attenzione alla natura, ripetendo le situazioni esistenti o che si sono create nelle piante in modo spontaneo, senza i condizionamenti imposti dall'uomo.