Edoardo Scardo

Appunti e considerazioni sulla evoluzione della tecnica bonsai vista da occhi occidentali.

Il presente documento non vuole essere la storia del Bonsai dal passato a oggi, bensì un riassunto della evoluzione delle tecniche da come erano un tempo a come si presume si siano sviluppate sino ai giorni nostri dopo che il bonsai è stato diffuso nel mondo e molti appassionati, soprattutto negli Stati Uniti ed in Europa, hanno iniziato a cimentarsi con questa antica arte che ci è giunta dall'Oriente.

Chiaramente ciò che segue è il frutto delle esperienze e delle considerazioni di un amatore dell'arte del bonsai, che vede in senso più critico e tecnico il discorso bonsai.

Senza parlare di date precise possiamo suddividere a grandi linee in tre periodi l'arco di tempo di evoluzione dell'arte bonsai.

Un primo periodo, che inizia là dove la storia si confonde con la leggenda e parte dai primordi dell'idea bonsai, forse 1000 anni fa sino al secondo conflitto mondiale.

Il secondo periodo, post bellico, inizia con la ripresa economica del Giappone ed arriva sino alla metà degli anni 70.

Il terzo periodo, il periodo contemporaneo, coincide con i giorni nostri.

Il Primo periodo.

Durante il primo periodo è nata l'idea del bonsai c'è chi dice per caso, raccogliendo alberi in natura che per le loro particolari caratteristiche assomigliavano già ad alberi in miniatura, e ci si è sforzati di mantenerli In proporzioni minute, inventando le prime tecniche bonsai. Le tecniche primordiali dopo una serie di ritocchi e miglioramenti hanno portato alla possibilità dl costruire il bonsai partendo da normali alberi coltivati per altri scopi e cioè alberi adibiti ad ornare giardini e parchi.

E' risaputo ormai che l'idea del bonsai, cioè dell'albero coltivato in vaso è nata in Cina, dove i bonsai si chiamano Penjing e l'ideogramma che rappresenta questo concetto è qui raffigurato.

Non sappiamo se il miglioramento e l'evoluzione dell'arte del bonsai sia partito dalla Cina o dal Giappone. E' comunque certo che dopo l'importazione dell'idea dell'albero coltivato in vaso i giardinieri del sol levante hanno fatto passi da gigante sul sentiero del miglioramento della tecnica sino ai giorni nostri.

Il materiale di partenza non era solo più l'albero che madre natura aveva forgiato in piccole dimensioni ma era un albero ottenuto da seme, margotta o talea che correttamente educato durante il primo periodo di sviluppo poteva dare i risultati sperati.

Obbiettivamente parlando di tecnica e stile si nota una differenza tra Cina e Giappone.

Sembra quasi che il bonsai cinese non si sia evoluto in fatto di estetica e meticolosa raffinatezza quanto quello giapponese.

Quando dico questo penso a quelle sorte di bonsai che presentano forme poco naturali, caratterizzate da tronchi massicci che dopo drastiche capitozzate si dividono in una serie di minuti rametti senza nessun raccordo di dimensioni tra fusto principale e rami secondari.

Piante siffatte non hanno i caratteri di ALBERITA' che si devono riscontrare nel bonsai, il quale deve rappresentare in forma ridotta l'immagine ideale di un albero spontaneo.

Basta infatti confrontare bonsai costruiti con lo stile cinese con quelli realiz­zati secondo lo stile giapponese per rendersi conto che l'architettura del bonsai cinese è un po' più scarna e presenta un'immagine di albero meno raffinata e meno rifinita.

Con questo non voglio denigrare il penjing cinese che con la sua forma un po' scomposta sembra più disordinato, però bisogna ammettere che con un tocco di accuratezza in più il bonsai giapponese riesce a nascondere gli eventuali difetti dell'albero e ad esaltarne le caratteristiche migliori: dargli cioè ALBERITA'.

E' difficile dire quanto sia lungo il periodo che parte dall'arrivo del bonsai in Giappone al raggiungimento della tecnica odierna, però possiamo sup­porre che alla fine del secolo scorso siamo dl fronte ad una certa raffina­tezza e accuratezza già notevole e molto vicina a quella dei capolavori odierni.

Ne danno verifica le poche fotografie dei bonsai esposti alla Mostra Universale di Parigi e di Londra, rispettivamente di fine secolo scorso e inizio del ‘900.

 

Il Secondo periodo.

E' il periodo che abbiamo fissato tra la fine della seconda guerra mondiale sino alla metà degli anni ‘70 e coincide con la ripresa economica del Giappone e con essa la ripresa del bonsai.

Si ritorna a periodi più floridi soprattutto dal punto di vista economico e quindi anche chi vive sull'attività bonsai può riprendere a pieno l'attività commerciale interna in Giappone e porre un occhio anche verso l'esterno, verso l'Occidente.

Aumentano le esportazioni tecnologiche e si esporta anche il bonsai.

Fautori del successo del bonsai fuori dai confini dell'Estremo Oriente sono senza dubbio gli americani, in particolare modo i reduci dalla Corea che hanno contribuito non poco allo sviluppo dei primi bonsai-clubs soprattutto in California e nelle Hawaii.

La generazione intermedia di bonsaisti, cioè quelli che appartengono al secondo periodo, si è data da fare nel caratterizzare Il più possibile il bonsai, istituendo una sorta di codice o una serie di regole e proporzioni con cui costruire un bonsai, in modo che questi alberi rispecchino, anche se fatti dall'uomo, piante che in natura allo stato spontaneo hanno una certa foggia e certe caratteristiche.

I bonsaisti di questo periodo hanno prodotto i loro sforzi per far si che certe caratteristiche, date le proporzioni ridotte del materiale, fossero esaltate per raggiungere l'effetto che madre natura ottiene in altre dimensioni.

Ad esempio, nello stile eretto formale, una accentuata conicità del tronco, che partendo motto largo alla base si assottiglia rapidamente verso l'atto, è difficile da ritrovarsi in natura; tradotto però in dimensioni ridotte quale èil bonsai riesce a dare un effetto sicuramente migliore, e dà a chi lo osserva quel senso maestoso, tipico del vecchio albero.

Questa caratterizzazione e accentuazione di alcune particolarità degli alberi è riscontrabile in forme diverse in tutti gli stili, ed è uno degli elementi fondamentali che caratterizzano Il bonsai costruito secondo lo stile giapponese.

In questo periodo è anche iniziata la diffusione delle conoscenze verso un pubblico più vasto, si è in altre parole cercato di affidare e diffondere non solo agli addetti ai lavori la tecnica di questa coltivazione. E' iniziata una massiccia opera di diffusione di testi e manuali che mettono in condizione di realizzare bonsai una massa di amatori anche senza che essi debbano frequentare i vivai e i giardini dei maestri bonsaisti.

In Giappone si sono allestite mostre e organizzate importanti manifestazioni bonsai a livello mondiale, che attirano un pubblico dl amatori di ogni continente.

Lo sforzo di redigere una letteratura bonsai che spiega le tecniche e qualche volta svela i segreti di questa arte tenuta gelosamente segreta dai coltivatori del passato è ritornata positivamente anche a chi ci trae un profitto nel settore, senza paura che gli si rubi il mestiere, perché attraverso questo mezzo si è dimostrato che il bonsai non è una cosa irraggiungibile, bensì un'arte alla portata di tutti.

Prima di passare a vedere cosa sta succedendo nell'era contemporanea, apriamo una finestra sul giardino di un grande maestro che ha portato un alto contributo alla diffusione dell'arte del bonsai, Kyuzo Murata.

Questo grande maestro nato ad inizio secolo (1902) possiede uno dei più vecchi giardini bonsai di Omiya. dove si possono ammirare bonsai eccezionali che rispecchiano una raffinatezza e una accuratezza che si sta forse perdendo nel bonsai contemporaneo.

Difatti passeggiando tra i bancali del giardino Kyuka-En (questo è il nome del giardino di Murata, che significa giardino delle nove nebbie) si possono ammirare bonsai veramente molto belli, senza grandi cicatrici e senza segni di filo metallico, con chiome raffinate che rivelano un lavoro paziente di anni.

Nella collezione di Murata non si trova il bonsai frettoloso e fatto velocemente, bensì il bonsai costruito con l'antica tecnica che richiedeva più tempo e dava poco spazio alla fretta del bonsai facile e veloce.

Una tecnica che rispetta le esigenze dell'albero e gli dà modo di rispondere alle manipolazioni dell'uomo, usando tempi più dilatati, che danno il giusto respiro alla pianta.

L'era contemporanea.

Cominciano a maturare i frutti degli sforzi che la generazione di bonsaisti del dopo guerra hanno fatto per diffondere e far apprezzare il bonsai nel mondo.

Dopo aver esportato in occidente l'idea del bonsai è venuto il tempo di esportare anche il prodotto. -

Nella seconda metà degli anni 70 arrivano in Europa i primi consistenti quantitativi di bonsai provenienti dal Giappone.

Senza dubbio ce né per tutti i gusti e per tutti I prezzi. La qualità è buona, benché si noti che gli stili sono standardizzati (forse per problemi dl trasporto) sia in dimensioni che forme.

I canoni del bonsai raffinato e rifinito sono rispettati.

Questo dura forse una decina di anni perché poi, dopo una serie di bonsai eccellenti cominciano ad arrivare in Europa e soprattutto in Italia piante ben differenti da quelle precedenti. In esse si nota infatti una certa frettolosità nella realizzazione.

Questo è forse dovuto aII'inaspettato successo del bonsai in Europa che ha aumentato notevolmente la richiesta in un paese che per tanti bonsai che avesse da esportare si è trovato a doverne realizzare molti di più in tempo ristretto.

A generalizzare questo fenomeno di importazione è comparsa la concorrenza di altri paesi del sud-est asiatico che hanno visto nel bonsai una facile fonte di entrate.

Per quel che riguarda il cosiddetto bonsai di tipo commerciale possiamo dire dunque che la qualità del prodotto si è abbassata. In altre parole, il bonsai alla portata di tutti, quell'albero che doveva servire a diffondere l'idea dell'albero in miniatura, il più delle volte è solo un accrocco dl albero che ha subìto quattro sforbiciate ed è messo subito sul mercato.

Però qualcosa è cambiato anche per bonsai ad alto livello: i cosiddetti capolavori. Difatti già all'inizio degli anni 80 discorrendo dell'hobby comune con un appassionato che frequenta spesso il Giappone ed ha modo di osservare da vicino i cambiamenti nel mondo del bonsai, siamo venuti a conoscenza del fatto che si preannunciavano cose nuove dai giovani maestri, i quali volevano dimostrare di riuscire a fare qualcosa in più della generazione precedente.

Pare infatti, addirittura sembra una regola (ed è anche giusto, questa è la legge del progresso), che in Giappone le nuove generazioni debbono dimostrare di fare qualcosa in più dei predecessori.

Per la nuova generazione, si trattava dl superare I propri padri, che dopo la guerra avevano risollevato le sorti del bonsai e lo avevano fatto conoscere, ed esportato in tutto il mondo.

Obbiettivamente il lavoro sì presentava abbastanza arduo.

Il nostro amico raccontava che la tendenza era quella della produzione dl capolavori mastodontici e molto appariscenti, realizzati con materiale già abbastanza adulto e lo sviluppo di tecniche che riducevano Il tempo di lavorazione e cure, per portare in breve tempo la pianta a livello ottimale di bonsai.

Senza dubbio John Naka con la pubblicazione dei suoi libri ha svelato tecniche di lavorazione e suggerimenti per operazioni da apportare su soggetti adulti sia da vivaio che raccolti In natura, e possiamo dunque collocarlo come anello di congiunzione tra le tecniche del passato e quelle attuali o del futuro.

Con il suo libro il grande maestro è stato sicuramente il precursore delle nuove esaltanti tecniche che esplodono qualche anno più tardi con il nuovo astro nascente Masahiko Kimura che rivoluziona il modo di fare bonsai.

A questo punto è doveroso aggiungere due parole a proposito dell'arte di Kimura. Chi ha avuto la fortuna di vederlo lavorare ha detto: è iniziata una nuova era per il bonsai.

Anche qui esistono due fazioni: i tradizionalisti (tra i quali molti grandi maestri giapponesi). che non vedono di buon occhio le nuove tecniche, e gli innovatori, che giudicano positivamente l'operato del nuovo personaggio. Io che non ho avuto la fortuna di vederlo lavorare dal vero, bensì mi sono accontentato di sfogliare attentamente il libro che illustra le sue tecniche di lavorazione, posso dire che ci troviamo di fronte ad un innovatore della tecnica, come suggeriva I'hobbista di bonsai a proposito dei nuovi maestri. Una scheda sintetica sulla bravura di Kimura si può esprimere come segue:

E' sicuramente un grande tecnico, conosce perfettamente l'arte del bonsai e il materiale che sta lavorando. Riesce ad esaltare la bellezza dell'albero tanto da trasformare positivamente anche le parti difettose del soggetto che sta manipolando. Tiene in alta considerazione la parte morta della pianta che trasforma in una sorta di scultura.

Dal libro di Kimura si possono notare due aspetti fondamentali del suo operato:

•  la reimpostazione e ricostruzione di bonsai ormai scomposti nello stile e che necessitano di una impronta decisa per ritornare ai giusti splendori.

•  2-la impostazione primaria di grossi alberi raccolti in natura sui quali si deve anche agire con una laboriosa opera di ricostruzione dell'apparato radicale.

Sia nel primo caso che nel secondo c'è da notare che l'innovazione della tecnica comporta l'utilizzo di strumenti inusuali sino ad ora, come motosega e mole levigatrici per trattare la parte morta del legno.

Il trattamento di grossi rami e radici da piegare è molto accurato ed è eseguito meticolosamente con previa fasciatura di rafia.

li modo di operare di Kimura affascina ed è entrato nella storia del bonsai, e le tecniche da lui usate saranno sicuramente il banco di prova per gli appassionati nei prossimi anni.

Tirando le conclusioni possiamo dire che da una tecnica paziente e meticolosa che costava più tempo, cioè il vecchio modo di far bonsai, siamo arrivati ai giorni nostri ad utilizzare tecniche molto dinamiche e sbalorditive. I tempi sono cambiati, il bonsaista non è più il vivaista di un tempo che dopo il lavoro di anni esibiva ad una mostra i suoi gioielli, ora il bonsaista è diventato uno showmen che fa uno spettacolo e durante lo spettacolo imposta un soggetto, e più il soggetto è grande e i colpi di scena sono da mozzafiato meglio è.

A questo punto per terminare il discorso penso sia Il caso di ricordare che Il Convegno di ARCOBONSAI 89 si riunisce all'insegna dl una proposta, L'albero cresciuto e coltivato giorno per giorno, come dice espressamente la Iocandina dl presentazione, che ricorda per inciso che certe cose i bonsaisti le sanno e le applicano... per cui da buoni amanti della natura cerchiamo di trasmetterle anche al neofita o al profano di questo meraviglioso hobby. Sottolineerei dunque le seguenti cose:

•  E' chiaro che I tempi cambiano: ora quando si parta dl bonsai e si è davanti ad un pubblico bisogno fare anche uno show, e questo spettacolo, perché si rispetti, deve coinvolgere Il pubblico dal punto dl vista emozionale e stupirlo.

A parer mio il giusto coinvolgimento, quello che possiamo definire positivo, è quello che suggerisce agli osservatori nuove idee o dà loro Io spunto per la risoluzione dei propri problemi tecnici o estetici.

Dunque attenzione a come farsi coinvolgere, cerchiamo dl ragionare tiri po' anche con la nostra testa, altrimenti ci ritroviamo a fare tutti bonsai uguali come sono quelli che si possono proporre in una dimostrazione di grande effetto dove strappamenti di rami, scortecciature, jin e shari si sprecano.

Ricordiamoci che esiste anche una vecchia tecnica che ammette sì jin e shari, e scultura delle parti morte, ma a questo affianca un lavoro di cesello nella ricostruzione e cura della parte viva dell'albero, e che avendo tempi sicuramente più lunghi contribuisce a conservare al bonsai il giusto equili­brio, sia estetico che fisiologico.

•  E' il caso di ricordare, soprattutto ai neo bonsaisti, che è inutile operare su magnifici esemplari raccolti in natura tentando di ottenere splendidi bonsai in poco tempo, senza conoscere le tecniche elementari di base o senza avere quel minimo di dimestichezza necessaria per manipolarli correttamente.

E' dunque buona norma percorrere il giusto iter nell'approccio al bonsai, cioè iniziare a trattare giovani piante da vivaio e su di esse affinare la tecnica ed accrescere la propria esperienza anziché rischiare di rovinare dei soggetti con splendido potenziale costruiti da madre natura, come spesso succede a chi non è molto esperto.

Buon lavoro a tutti.