PETER CHAN

Sono contento di essere qui tra gli amici italiani del bonsai e spero che quello che vi dirò possa aiutarvi ad aumentare la vostra conoscenza di quello che è il bonsai in Inghilterra. Probabilmente la Gran Bretagna è il paese che ha la tradizione più antica del bonsai in Europa, e questo è dovuto soprattutto alla vastità del vecchio Impero britannico. Sin dai tempi degli esploratori, circa duecento anni fa, venivano portate in Gran Bretagna moltissime nuove specie di piante ed in questo flusso giunsero anche dei vasi di bonsai. Non ci sono delle vere e proprie testimonianze precise sull'argomento, però su alcuni libri, verso la fine del diciannovesimo secolo, si riferisce di questi alberi in miniatura, i bonsai, che vengono descritti come delle piante inconsuete.

E' stato solamente dopo la seconda guerra mondiale che alcune persone hanno cominciato ad importare dei bonsai dalla Cina e dal Giappone. Durante i miei viaggi in lungo e in largo per la Gran Bretagna, incontro ancora oggi delle persone di settanta o più anni che da giovani, come marinai, circa quarant'anni fa, avevano portato in Inghilterra dei bonsai, che sono ancora vivi, anche se non in perfette condizioni estetiche.

La storia del bonsai nel Regno Unito incomincia veramente verso la fine degli anni cinquanta, quando la Japan Society a Londra fondò un Club di appassionati del bonsai. Nonostante ne siano stati messi In mostra anche negli anni venti a Londra, la prima vera esposizione di bonsai si è avuta nel 1971. Verso la metà degli anni sessanta, grazie al sempre maggior numero di queste mostre, sono aumentati i membri di questo Club che all'epoca era ancora l'unico del genere esistente.

Fino ad allora era però molto difficile avere del materiale adatto a questa coltivazione, sia piante che attrezzi, ma proprio in quegli anni sono stati creati due vivai di bonsai che esistono ancora oggi. Verso l'inizio e soprattutto dalla metà degli anni settanta i club e i centri specializzati sono diventati sempre più numerosi.

La British Bonsai Association è stata fondata nel 1974 e molti dei club ad essa aggregati erano sorti nello stesso periodo. Penso che il vero interesse per il bonsai nel pubblico sia nato verso l'inizio o la prima metà degli anni settanta quando sempre più persone si sono avvicinate a quest'arte. Al giorno d'oggi ci sono tra i cinquanta e i sessanta bonsai club in Gran Bretagna, e circa 12- 15 centri bonsai in cui tali piante vengono vendute o coltivate. Sfortunatamente c'è anche chi guasta il mercato poiché cerca di imbrogliare vendendo dei bonsai fasulli, che bonsai non sono, ma si direbbero piuttosto dei rami piantati in un vaso.

Attualmente i bonsai sono in vendita, non solo nei vivai specializzati, ma anche nei centri di giardinaggio, dove però i soggetti non sono sempre della migliore qualità. Abbiamo fatto il primo congresso internazionale di bonsai in Gran Bretagna nel 1981 e penso che il signor Carlo Oddone vi abbia partecipato. Da allora, ogni due anni se ne tiene uno. L'anno prossimo, nel 1991, ci sarà un grande convegno internazionale a Melbourne.

Vorrei farvi vedere delle diapositive sulle mostre di bonsai nel mio paese. Vi racconto ora come nel 1957, vivendo in un appartamento, dovevo tenere le piante sul balcone, in uno spazio molto ridotto; ero costretto quindi ad avere tutto in vaso, ed è stato probabilmente da lì che, dedicandomi anche alla fabbricazione di vasi in ceramica, è incominciata la mia passione per il bonsai. (Mostra alcune fotografie dei suoi primi alberi e fa notare come quelle piante bonsai che erano considerate già dei successi all'inizio, adesso appaiono semplici ed insignificanti: un'esperienza che tutti i principianti hanno fatto.

La maggior parte delle piante usate per incominciare erano giovani soggetti raccolti in natura, e naturalmente anche i risultati non erano splendidi, però questo è il modo in cui Peter Chan ammette di aver imparato a fare bonsai (e con lui un gran numero di persone: forse il modo migliore, cioè sperimentando).

Tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni settanta sono stati importati, generalmente a titolo personale, moltissimi bonsai per hobby. Però dopo che nel 1983 si è incominciato a mostrare frequentemente delle piante nell'esposizione floreale di Chelsea a Londra, il bonsai, a forza d'esser visto, ha colpito l'attenzione dal pubblico e quindi è entrato nel gusto della gente: ha avuto così inizio anche la fase delle importazioni commerciali. Nel 1984, sempre a Chelsea, la Regina ha visitato la mostra ed ho avuto l'occasione di parlare con lei. Ha guardato le piante, le ha ammirate e, identificandone molte per nome e per specie, ha dato l'impres­sione di intendersene notevolmente.

Alcuni degli appassionati inglesi adesso regolarmente espongono le loro piante in queste mostre, ambientandole in scenografie esteticamente anche molto interes­santi, mentre la qualità dei loro soggetti migliora di continuo. Tutto ciò naturalmente contribuisce ad educare ed elevare anche il gusto del pubblico. Questa ricerca nella presentazione crea ancor più fasciro attorno al bonsai, e quindi l'elegante tono di queste manifestazioni finisce con tornare ulteriormente a suo vantaggio.

Sono molte le specie di piante che vengono coltivate come bonsai in Inghilterra. La più favorita è forse il pino silvestre della varietà “Beuvronensis”, che è stata ottenuta da una “scopa di strega”, cioè una di quelle forme, probabilmente da virus, che nascono in modo spontaneo ed imprevedibile su una pianta. Prendendo di questo materiale e moltiplicandolo per innesto o talea si è riusciti ad averne una certa quantità. I soggetti di una tale varietà di pino hanno nella forma e nello sviluppo delle caratteristiche che li rendono particolarmente adatti per farne alberi in miniatura. Nel vivaio che ho vicino a Londra, io coltivo molti bonsai e molti ne ho in esposizione. Un tipo di materiale che io ho spesso utilizzato è costituito da comuni piante di vivaio, coltivate in origine per fame alberi da giardino.

Si tratta di soggetti di dimensioni piuttosto grandi (possono essere alti anche tre metri) di cui io naturalmente prendo solo la parte bassa del fusto: parto quindi con un tronco già di grosse dimensioni, cosa che mi fa guadagnar tempo nella realizzazione del bonsai. Ci sono molti luoghi in Inghilterra dove si può trovare del buon materiale per bonsai, come d'altra parte nella vostra Italia. Materiale eccellente nelle nostre montagne è il ginepro comune. Vi si trovano anche dei lanci, dei pini e delle querce, ma noi cerchiamo soprattutto lanci e ginepri. Nella raccolta di queste piante vi sono leggi severe che bisogna assolutamente rispettare, ed è comunque meglio cercare il materiale in terreni privati, in particolare dove si conosce appunto il proprietario del terreno.

Tra le piante molto usate da noi ci sono carpini e faggi: anche questi li possiamo trovare nei vivai. Ugualmente nei vivai troviamo la Lonicera nitida che è una pianta con un fogliame molto piccolo e perciò si presta assai bene. Per concludere questo argomento voglio aggiungere che in Gran Bretagna non tutti gli amatori di bonsai sono iscritti a qualche club.

Ci sono molte persone appassionate di bonsai, hanno le loro collezioni private, ma non sono membri di club. In genere la maggior parte della gente si avvicina ai bonsai da inesperta, acquistandoli per fare dei regali oppure per soddisfare un desiderio personale, e penso che in Italia la situazione sia più o meno la stessa; solo che esistono delle persone che approfittano di questa impreparazione per vendere dei finti bonsai, alberetti che non hanno nulla del bonsai, ed anche dei “bonsai kit” ovvero dei “fai-da-te” del bonsai” che contengono dei semi con un vaso, un sacchettino di terra e delle istruzioni, volendo far credere che a piantarli crescerà una bonsai. La gente che ama Il bonsai non accetta In nessun modo questa sorta dl inganno, perché getta una cattiva luce sul nostro hobby.

Nelle mostre di bonsai, la gente ama fare due domande in particolare: “Quanti anni ha” e “Quanto costa”. Noi sui cartellini scriviamo solo il nome latino della pianta e non mettiamo più l'età. All'inizio le piante che venivano dal Giappone avevano sempre un'età in decine d'anni: dieci, venti, cinquanta, cento anni. Ora però la gente incomincia a saperne sempre di più e quindi anche i giapponesi sono costretti ad indicare con maggiore correttezza gli anni di coltivazione. Recentemente, quando sono andato in Giappone, hanno ammesso che certe piante del vivaio non avevano più di quindici, vent'anni.

Noi siamo ovviamente molto interessati al futuro del bonsai e ci chiediamo cosa ne sarà negli anni a venire. Penso che col tempo gli amatori cercheranno sempre più di coltivarsi i propri bonsai da soli, realizzandoli con essenze locali, oppure compreranno dei soggetti importati di specie esotiche , ma con lo scopo di continuare a trattarli e migliorarli, considerandoli in fondo solo come del buon materiale di partenza. Contemporaneamente si eleverà il livello delle qualità estetiche nella produzione locale, con l'affermazione dei diversi stili nazionali. Come adesso ci sono bonsai cinesi e giapponesi, presumo che ci saranno presto bonsai di tipo americano, inglese o italiano. E' questo un processo di sviluppo naturale, perché se il bonsai è una forma di arte ci sarà nei vari paesi una evoluzione artistica diversa, sicuramente legata alla loro cultura.

Ci si chiede spesso quale sia il migliore bonsai, ma io penso che alla fin fine la cosa più importante sia che ogni persona si possa godere molto semplicemente il suo bonsai. La mia convinzione di coltivatore è che non sia giusto dire se il bonsai di un altro è più o meno bello: un aspetto fondamentale nella coltivazione bonsai è l'umiltà e quindi la bellezza del bonsai dovrebbe essere giudicata solo da chi l'ha fatto, e non si può dire dall'esterno quanto è “bello”. Con questa mia breve esposizione spero di essere riuscito a mettervi al corrente di quanto sta succedendo nel mondo del bonsai in Gran Bretagna, e vi ringrazio.

Si chiede a Peter Chan:

D. - Visto che ci saranno diversi stili di bonsai pensa che il Bonsai di gusto italiano possa avere un successo ed una diffusione generalizzata?

R. - Penso sicuramente di si, perché l'Italia possiede una grande tradizione artistica ed è una terra bellissima: dal momento che l'arte bonsai trae la sua ispirazione dalla natura, potete creare dei bonsai che rispecchino la natura che vi circonda.

D. - Riferito alla bellezza, è importante il fatto che un bonsai prima di tutto debba assomigliare ad un albero?

R.- E' una domanda difficile. Penso all'ikebana, l'arte giapponese della sistemazione dei fiori. Se al giorno d'oggi si è avvicinata molto alla scultura ed è molto diventata piuttosto futuristica, tanto da avere ormai quasi niente a che fare con i fiori, penso che anche il bonsai possa andare in questa direzione; con tutto ciò dovrà tuttavia conservare un profondo aggancio con la natura stessa, visto che si tratta di un albero vivo. Molti di voi certamente conoscono le opere del signor Kimura, i cui bonsai sono delle vere e proprie sculture.