Wolfgang Kohlhepp

Vive in Germania. Coloro che hanno assistito alle sue dimostrazioni non dimenticano certo il suo modo stupendo ed artistico di ‘formare” le piante. Ogni suo movimento è armonia: sembra che egli giochi con le fronde come se fossero di materia plastica. Le pieghe e le torsioni che ne risultano sembrano appartenere ad un mondo irreale. Kohlhepp è un'anima alla ricerca del “perché” e del “come” la natura riesca a creare forme tanto fantastiche, mentre cerca egli stesso di ripeterle nel bonsai. Sempre alla ricerca di nuove “sensazioni arboree”, il suo animo in tensione fissa sulla carta stupendi disegni ed acquarelli di altissimo valore espressivo.

Kohlepp è un abilissimo disegnatore, per cui realizza subito uno schizzo molto accurato di quella che sarà la sua interpretazione del materiale grezzo che gli è stato messo a disposizione, un “ciuffo” di abeti: cioè un esemplare di Picea nidiformis a molti tronchi che è difficile capire se di origine unica o molteplice.

Sotto il profilo dell'inventiva certamente la dimostrazione di Kohlepp è quella che ha piò significato, nel senso che per giungere al suo risultato egli ha dovuto stravolgere completamente l'immagine del materiale come appariva all'inizio, ruotando la zolla ed utilizzando solo una parte dei numerosi tronchi inizialmente presenti.

Lo spirito che dovrà rappresentare questo bonsai sarà proprio quello di alberi che per intemperie o altre vicissitudini sono stati abbattuti e rovesciati, ma con la loro zolla che per metà sollevata ha potuto continuare comunque a funzionare, consentendo una successiva energica ripresa.

Visto a distanza di tempo apparirà come un gruppo di alberi con una parte di radici fuori del terreno, tali da creare un rilievo di notevole effetto suggestivo.

Kohlhepp è un appassionato osservatore della natura e la “riferisce” poi nei suoi disegno con una eccezionale capacità di trasmettere emozioni. Egli apprezza evidentemente molto gli aspetti più duri della vita vegetale, la severa forza della natura.

Dal momento che l'immagine del. materiale è molto confusa per l'abbondanza della vegetazione, è laborioso identificare le varie parti e l'uso che se ne potrà fare; comunque ora la zolla è stata cambiata di assetto e i tronchi che verranno utilizzati sono stati messi in una posizione che suggerisca più facilmente il loro uso.

Viene liberata dal terriccio la base del gruppo, mettendo così in evidenza che un tronco apparentemente isolato può invece essere utilizzato come primo ramo, e lentamente prende forma lo spirito del bonsai che potrà essere realizzato. Mano a mano che il soggetto viene diradato e vengono tolti i piccoli ramuscoli superflui ed ingombranti all'interno della chioma si delinea il profilo e l'insieme della struttura del futuro bonsai.

 

E' evidente che la pianta aveva subito un rinvaso nel tempo ed era stata col­locata più profonda di quanto non fosse in origine, per cui si sono formate molte sottili radici avventizie, che devono essere tolte per giungere a definire il nucleo centrale del colletto, ossia quella che sarà la base del bonsai. Questo lavoro iniziale di pulizia si protrae alquanto a causa della vegetazione intricata che impedisce di “vedere” bene le parti più consistenti che rappresentano la fisionomia ed il carattere del soggetto.

Si mette così in evidenza che rispetto all'intuizione iniziale si dovrà modificare l'aspetto di una parte delle radici, e l'operazione dovrà essere completata nel tempo, facendo si che in successivi rinvasi e conducendo adeguatamente lo sviluppo delle piccole radici che restano, si possa rifare una zolla il cui spessore aumenti dal disotto invece che caricando nuovo terriccio dal disopra.

Un tale cambiamento dell'assetto costringe ovviamente a modificare molto la zolla, che in certi casi risulta talmente Impoverita da far correre dei rischi alla sopravvivenza della pianta. In questi casi si rinuncia naturalmente ad una eccessiva riduzione poiché è ben più importante far vivere il soggetto. L'operazione verrà poi invece perfezionata nei rinvasi successivi.

Terminato il lavoro per mettere in evidenza le radici inizia ora l'educazione della parta aerea, che è certamente l'impegno più rilevante durante una dimostrazione in pubblico.

 

Uno dei tronchi è particolarmente consistente e richiede l'uso di un filo molto grosso. Ne sono rimasti infine due: educando questi, gradatamente l'immagine prende corpo. La loro posizione, stabilito il fronte, viene data in modo da assicurare un buona sensazione di prospettiva e di profondità.

Di momento in momento l'immagine del bonsai in lavorazione acquista un'identità sempre più precisa: diventa più facile cioè, sia per l'esperto stesso che per chi sta osservando il procedere del trattamento, immaginare quale sarà il risultato finale.

A causa del cambiamento di assetto l'educazione dei rami si presenta piuttosto difficoltosa, perché la piega che essi avevano assunto spontaneamente richiede, per essere corretta, delle deformazioni tali da rischiare di romperli: il lavoro va eseguito quindi con molta cautela.

Fortunatamente la parta alta, costituita da rametti sottili, quindi più facili da educare, è assai fitta ed offre perciò buone opportunità per la costruzione di una chioma con una forma ricca e corretta.

Data la complessità della struttura c'è la possibilità di guardare questo bonsai da due distinti punti di vista con effetto ugualmente buono si tratterà di decidere, alla fine della lavorazione e dopo aver sistemato completamente tutti i palchi, quale “facciata” sia da considerare la migliore.

 

Eseguite le operazioni più impegnative, di educare i tronchi ed I rami più grossi, ora è quasi un gioco trattare in successione tutti i piccoli rami, accorciandoli ed educandoli col filo per adeguarli alla forma necessaria.

L'applicazione del filo viene eseguita con molta cura, proprio per poter padroneggiare perfettamente la forma di spazi e di chioma, che in questo caso in particolare è determinante per trovare l'equilibrio e l'effetto suggestivo più convincente. Questa ricerca estetica è evidentemente laboriosa, ma c'è il piacere dl vedere l'evolversi di minuto in minuto di un buon risultato.

Di fatto la della struttura e l'accuratezza nell'esecuzione rende “trasparente” la vegetazione di questo gruppo alberi e ne fa emergere la gradevolezza dell'immagine finale.

Dall'esame iniziale del materiale a questo momento sono passate quasi due ore, ma è stato tutto così interessante, per cui l'attenzione del pubblico è ancora molto viva.

Adesso bisogna dedicarsi ai dettagli: il filo naturalmente è di quello più sottile ed ogni ramuscolo viene portato nella posizione ideale. Portandosi indietro di qualche passo il Kohlepp esamina e controlla il procedere della sua opera e corregge dove gli sembra necessario o prosegue con nuova ispirazione. Questa miniatura d'albero sta diventando veramente molto Interessante.

Ovviamente la fine della dimostrazione non è che l'Inizio. della vera e propria coltivazione bonsai; giunto a questo punto l'esperto descrive quindi quale evoluzione si aspetta dal soggetto ed il metodo che propone controllarne correttamente lo sviluppo, stimolandolo dove serve e frenandolo i in cui un eccesso sarebbe dannoso

I palchi che ore sono stati messi a posto dovranno essere infittiti, difatti la magica trasparenza della chioma attuale è di grande fascino, ma non è che la promessa di una fisionomia ancora più precisa e verosimile

Con una tecnica molto efficace per aiutare ad immaginare visivamente il volume ottimale della chioma di ogni singolo palco, l'operatore ne definisce le auspicabili proporzioni “disegnandone” il profilo superiore con un pezzo del filo d'alluminio piegato ad arco. Con questa tecnica semplice ed utile, si ha subito l'idea di cosa dovrà succedere.

Altro analogo esperimento è di sovrapporre alla scarsa vegetazione esistente qualche ciuffo di quella tagliata via in precedenza, per rappresentare ancor meglio l'impatto visivo che si dovrà tendere ad ottenere con la coltivazione negli anni successivi

Il lavoro è finito, il pubblico applaude per una interessante dimostrazione.