HORST KREKELER

laureato in botanica, è considerato uno dei più noti esperti in Germania. Vive vicino ad Heidelberg e lavora a tempo pieno presso il famoso Centro bonsai locale. Ha pubblicato numerosi libri e nel tempo libero tiene dei corsi di tecnica bonsai presso centri per handicappati, case di riposo ed anche reparti psichiatrici. La sua personalità senza presun­zione esprime calma: in lui tutto è semplice, e ciò mette a suo agio l'interlocutore. Il suo modo di inse­gnare è unico, con spiegazioni chiare e semplici. Ha tenuto conferenze e fatto dimostrazioni in tutta Europa, in Canada e negli Stati Uniti, dove recentemente ha fatto una tournée di alcuni mesi.

Hosrt Krekeler è il terzo esperto che si esibisce. Egli ha una lunga carriera alle spalle presso il Centro Bonsai di Heidelberg ed una enorme competenza e capacità di presentarsi al pubblico, con una chiarezza che lo rende facilmente comprensibile. Le sue dimostrazioni sono in genere assai utili anche per le spiegazioni che egli dà sulle operazioni che sta svolgendo e su quanto va fatto.

Dotato di grande sensibilità ed amore per la natura e per il suo prossimo, Krekeler ci tiene a spiegare, prima di dare inizio al suo lavoro, come si è formato il suo gusto durante la sua carriera, come si sia evoluto il bonsai in Europa, particolarmente in Germania, e soprattutto quale sia stato il reale influsso dell'espe­rienza e della tradizione giapponese sulla coltivazione delle piante in miniatura in Occidente.

Spiega, rifacendosi alla antica storia dei parchi e giardini, come in Occidente si sia sempre influito sulle forme degli alberi, modificandole secondo una intenzione artistica, mentre la proposta orientale è di “agire” sugli alberi e di rappresentare la nature in modo artistico, ispirandosi però alle forme spontanee.

Si dice convinto comunque che anche nella cultura occidentale ci sia una analoga possibilità di sentire e rappresentare la natura, e porta come prova un opera di Leonardo da Vinci in cui egli raccomanda delle regole nel rappresentare gli alberi nel paesaggio che sono le stesse suggerite dai giapponesi per creare dei bonsai espressivi. Si tratta sostanzialmente di rispettare le leggi dell'armonia nell'estetica.

Poiché teme che l'imporre ai neofiti di imparare tali concezioni per fare bonsai possa rendere la cosa difficile e scoraggiarli, egli propone di fare bonsai comunque, ed aspettare che col tempo anche inconsapevolmente ci si possa render conto dell'armonia che ne regola la bellezza, ed apprendere poi quindi poco per volta questa nuova percezione della natura.

Questo lo porta a considerare che nel mondo del bonsai ci sono veramente tante opinioni, secondo lui tutte accettabili, ma che se vissute onestamente e con una intenzione “pura”, alla fine porteranno comunque tutti alla stessa conclusione: apprezzare cioè la natura per questa sua armonia, ed imparare finalmente a rispettarla e rappresentarla correttamente.

A proposito della dimostrazione, rendendosi conto del suo scopo didattico, e nel dubbio che una pianta che lui sceglie di lavorare possa non soddisfare completamente il pubblico, al fine di dare il massimo rendimento propone una sorta di gioco. Sottopone un assortimento di soggetti da trattare e chiede ai presenti di scegliere quale ritengano più interessante.

Per Arco ha preparato quattro soggetti: un paio di ginepri e due chamaecyparis di forma futura diversa. La pianta che viene preferita dal pubblico è uno dei Chamaecyparis, probabilmente un pisifera, a due tronchi, coltivato per tanto tempo in vaso ma senza trattarlo a bonsai.

Davanti alla pianta da lavorare il Krekeler illustra i suoi metodi: non anticiparne la forma futura con uno schizzo, ma esaminarla in tutti i suoi particolari per scegliere l'aspetto del suo potenziale che meglio si accorda con la necessità e l'intenzione del momento. L'osservazione dei dettagli porta ad immaginare come farli evolvere nel modo migliore possibile per mezzo del trattamento bonsai.

Nel far ciò egli prende come preciso riferimento le forme e le proporzioni della natura, quindi cerca di immaginare quanto un albero simile a quello che ha davanti potrebbe essere grande e fitto se fosse reale e cresciuto spontaneo. A parità di altezza infatti è possibile concepire le due immagini-tipo di alberi presenti in natura: forme comuni e di spirito opposto. Un abete alto e slanciato, dal tronco sottile e dai lunghi rami e, ad esempio, una quercia dal tronco tozzo e possente e con i rami relativamente corti e compatti. Stabilito a quale modello si adatti meglio il potenziale del soggetto, in questo caso al tipo quercia, si prende la misura del tronco alla sua base e la si riporta per cinque - sei volte, decidendo così l'altezza definitiva; mentre per i rami, rispettando le stesse proporzioni, la lunghezza sarà di tre volte quel diametro del tronco.

Questo per quanto riguarda l'altezza e l'ampiezza; la forma verrà data in un secondo tempo, modificando l'andamento dei rami per farli assomigliare a quelli di un vecchio albero.

Nel suo insieme, l'immagine del bonsai deve richiamare quella di un albero guardato da una certa distanza, e la prospettiva tende a farlo “incombere” sull'osservatore. Una tale impressione viene ricreata se il tronco nudo rappresenta circa un terzo dell'altezza totale e la chioma i restanti due terzi. Spesso il materiale è troppo alto per ricreare tali proporzioni, ma accorciando il fusto e piegando lateralmente i rami ci si piò avvicinare a sufficienza.

Intuita questa immagine, l'operazione successiva consiste nel capire quali parti del materiale grezzo disponibile possono servire meglio per realizzarla e perciò quali rami siano da tenere a quali da eliminare. C'è ovviamente a questo riguardo una differenza nel trattamento delle latifoglie o delle conifere: nelle prime un ramo da accorciare potrà essere tagliato in un punto qualsiasi e si avrà la cacciata di abbondanti germogli un po' ovunque, mentre nelle conifere, se i rami vengono accorciati dove non c'è più vegetazione, quelle parti sono destinate a morire.

Con queste ultime piante la tecnica consiste nel cercare di far comparire nuova vegetazione “all'indietro” cimando gradualmente e progressivamente a partire dalla estremità dei rami, ma conservandovi all'inizio una certa quantità di verde. Una simile operazione non la si può eseguire tutta in una volta durante una dimo­strazione, la quale consente perciò solo di impostare l'albero in miniatura, volendoci due o tre anni almeno di coltivazione per ottenere l'infittimento o il rinnova­mento desiderato della chioma.

In questo caso in particolare l'esame mette in evidenza le linee di un doppio tronco, già sufficientemente armonioso; non resta ora che decidere che tipo di albero si intende simulare col bonsai: se un soggetto slanciato e leggero di struttura, oppure un vecchio esemplare massiccio e con la chioma ampia e bassa.

Dato il potenziale, questa seconda ipotesi è la più efficace e quella da adottare.

Agli effetti pratici la prima cosa da fare è liberarsi degli elementi che sicura­mente stonano. Semplificando la figura, diventa più facile riconoscerne i particolari: Krekeler incomincia a tagliare.

Nel creare il disegno della struttura della ramificazione è importante realizzare una forma armoniosa e ciò si ottiene cercando la conicità delle varie parti; passando cioè in successione a diametri sempre più ridotti, secondo uno schema tipico della specie. Per trasformare il materiale grezzo in bonsai si deve mettere in evidenza questa armonia: dove c'è ad esempio un ramo troppo grosso, si deve eliminarlo oppure giustificare nella fisionomia del piccolo albero la ragione di quella presenza.

Per semplificare il lavoro l'esperto lega insieme la ramificazione di ogni branca già potata, per ridurne il volume e l'ingombro: ecco un'altra utile astuzia da adottare!

Nelle conifere, certi rami legnosi troppo grossi o con spigoli vivi possono essere scortecciati, spezzati e trasformati in jin. La presenza di questi particolari su di un bonsai deve però essere giustificata dallo spirito della forma d'albero che rappresenta nel suo insieme: un soggetto cioè vissuto in un ambiente ostile o sul quale si sono abbattute le forze cruente della natura...

Qualsiasi operazione deve tener conto del comportamento fisiologico della pianta, ossia ad esempio della dominanza apicale e dei suoi effetti.

Per regolarsi più facilmente e non dover ogni volta cercare qual è la posizione ottimale, stabilito il “davanti” lo si segna con un pezzetto di filo infisso nel terriccio del vaso.

E' molto utile atteggiarsi e porsi di fronte all'albero in modo da averlo continuamente in una posizione comoda per lavorare, affinché ogni gesto sia meno faticoso e più efficace.

Proseguendo nei gesti e distribuendo saggi consigli Krekeler ha terminato l'impostazione del suo soggetto ed il pubblico ha manifestato la sua simpatia ed il suo apprezzamento raccogliendosi intorno ad ammirare un lavoro ben eseguito