RELAZIONE Dl DANILO BONACCHI

L'USO DEI FITOFARMACI E LA LOTTA BILOGICA NELLA PRATICA.

A partire dal 1993 ci vorrà un tesserino per comprare qualsiasi fitofarmaco, anche il più semplice. Questo crea delle complicazioni anche ai bonsaisti, per cui io ho sperimentato, e adesso vi descriverò, alcuni metodi che uso con trattamenti naturali, per superare problemi legati a insetti, parassiti vari, funghi e cose del genere. I veleni sono sempre veleni, e quindi se si può evitare di usarli, o usare al posto loro dei materiale povero ma efficace, è tanto di guadagnato. E' chiaro che i risultati non possono essere così vistosi e immediati come con l'uso di prodotti chimici, però insistendo si riesce a controllare la maggior parte dei guai che possono colpire i bonsai. In questa lotta biologica bisogna naturalmente saper distinguere e sapere scegliere contro cosa combattere. Le formiche ad esempio non sono dannose di per sé, però sono delle allevatrici e trasportatrici di afidi e acari. Eliminando le formiche non si eliminano naturalmente né afidi, né acari però se ne rallenta la diffusione. Usando veleni ad esempio si possono uccidere le lucciole, e questo è un guaio perché una lucciola può mangiare fino a tremila afidi al giorno. E' chiaro che se non si vogliono vedere esseri viventi su di un bonsai si possono usare degli insetticidi potenti e muore tutto. Bisogna anche però pensare che i bonsai per lo più vengono tenuti vicino all'appartamento, O in giardino, o sul balcone, dove ci sono anche bambini ed animali, e quindi evitare l'uso di veleni è sicuramente un fatto positivo e fa correre meno rischi a chi vive vicino. lo ad esempio mi comporto in questa maniera: preferisco che sulla pianta ci sia una decina di afidi: troverò il modo di far dei lavaggi con dell'acqua e sapone, in modo che questi afidi se ne vadano, però accetto anche l'idea che possano non sparire immediatamente. Questo trattamento non è pericoloso per altri insetti, come le lucciole che ho già nominato o le coccinelle che, sia sotto forma di larve che di adulti, sono delle validissime divoratrici di afidi e di tanti altri parassiti.

Soltanto in casi di infestazioni veramente gravi ricorro all'uso di insetticidi specifici, cercando però di limitarne l'uso il più possibile. Il problema ovviamente va visto in termini molto ampi.

Circa la protezione delle piante, io cerco di evitare di riparare troppo i miei bonsai, dal momento che se anche dovesse venire una gelata, forse corro dei rischi per il vaso, ma se le radici della zolla subiscono un congelamento lento in genere la pianta non ne soffre molto. Spesso invece, riparando piante abituate a vivere all'aperto, c'è la probabilità che durante l'inverno o all'inizio della primavera, io le trovi coperte di parassiti o di muffe per la imitazione della ventilazione, e questo ovviamente costituisce un rischio per la salute del bonsai.

Rispettare quindi la situazione naturale con tutti I suoi cicli di caldo è di freddo è la cosa più consigliabile. E' chiaro che ci sono dei limiti: un ulivo ad esempio a 20°C sotto zero quasi di sicuro morirà, ma nello stesso tempo non bisogna pensano più delicato di quanto esso sia. I contadini dicono che per liberare un ulivo dalla fumaggine ci vuole una nevicata, il che significa che il freddo della neve ovviamente non produce danni e in compenso pulisce la pianta. Un'altra cosa per me molto importante è non utilizzare terriccio vecchio, cioè non riciclare il terriccio tolto dal vasi durante i trapianti. Il terriccio vecchio troppo spesso è veicolo di larve e uova di parassiti, che al momento della manipolazione non sono visibili, ma presto o tardi finiscono con lo svilupparsi e produrre poi danni. Uno degli ospiti indesiderati più frequenti è l'oziorrinco, che non è tanto pericoloso da adulto, quanto come larva, poiché rode le radici e quindi danneggia l'apparato assorbente della pianta. In nessun caso quindi è conveniente utilizzare il terriccio, anche se solo per metterci piante in coltiva­zione. il terriccio, tutto considerato, anche se buttato via, non è una grossa spesa ricomprando. Un'alternativa ovviamente è quella di sterilizzare questo terriccio ricuperato, ricorrendo all'acqua bollente, o mettendolo in forno, o usando sostanze chimiche che però io tendo a sconsigliare. il terriccio sterilizzato, rigenerato poi con l'aggiunta di humus di lombrico o terra di lombrico, può essere riutilizzato, ma solo dopo un trattamento e mai tale e quale.

Un altro aspetto della coltivazione bonsai molto importante è quello della fertilizzazione. Le piante tenute fuori e fertilizzate correttamente sono robuste e per questa stessa loro caratteristica si difendono meglio dall'attacco dei parassiti. Una pianta debole, ad esempio, è un invito tale e quale per la cocciniglia. Per una pianta già debole, un attacco di cocciniglia è molto grave, perché questi piccoli parassiti piano piano le succhiano linfa e la portano veramente alla distruzione. A questo riguardo un esperienza che ho fatto, che sembra una stupidaggine ma io l'ho trovata molto valida, è quella di rallentare l'evoluzione della cocciniglia fino a farla scomparire, ponendo degli spicchi schiacciati d'aglio sul vaso. Non spariranno tutte le cocciniglie in un momento, però gradualmente e rinnovando il trattamento se ne avrà ragione liberando la pianta da questi indesiderati, Il trattamento non è efficace come un'applicazione di Coccidiol o di oli emulsionati, però merita considerare che questi trattamenti che d'abitudine si fanno durante l'inverno, servono a poco perché la cocciniglia si è protetta sotto gli scudetti o con la sua peluria. Se usati invece durante la stagione verde, quando i giovani della cocciniglia si spostano e quindi sono vulnerabili, c'è il rischio di danneggiare la pianta, le cui foglie possono deformarsi o cadere, e questo è ovviamente disdicevole sul piano estetico. È meglio quindi mettere due spicchi d'aglio ogni venti giorni e attendere con una certa pazienza il risultato. I pochi parassiti sopravvissuti possono essere tolti manualmente: potrebbe essere un problema per chi coltiva migliaia di bonsai, ma chi lo fa per hobby e quindi ha un numero limitato di piante, non dovrebbe trovare gravoso tenerle d'occhio e quando scopre che c'è qualche parassita di questo tipo eliminarlo direttamente.

L'altro trattamento efficace contro molti dei parassiti è bagnare le piante con dei macerati di ortica.

Lasciare le piante fuori, inserite nella natura presenta molti aspetti utili. Gli uccelletti ad esempio che certo qualche volta danneggiano perché beccano le foglie o qualche frutto, liberano però nello stesso tempo anche da bruchi e da altri parassiti di cui sono avidi.

Altri ospiti talvolta sgraditi sono le limacce e le chiocciole, ma anche in questo caso senza ricorrere a medicamenti si può tenerle lontano dai nostri bonsai, basta mettere un poco di cenere attorno ai vasi. Tra l'altro poi una lumaca uccisa con un veleno, se mangiata da un uccello potrebbe farlo morire, per cui è una ragione in più per conservare l'armonia e l'equilibrio naturale ed evitare di usare sostanze pericolose.

Voler difendere i propri bonsai ad oltranza porta talvolta anche a comporta­menti paradossali. Io ho visto gente uccidere preoccupata i lombrichi: ora questo è un atto assurdo, nel senso che un lombrico non arreca nessun danno alla pianta. Certo può produrre delle gallerie nel terriccio, ma questo al limite non fa che migliorare la ventilazione e in compenso tutto quello che è materiale organico viene degradato, digerito e reso disponibile come nutrimento per le radici.

Invasori invece temibili nei vasi dei bonsai sono le larve di maggiolino, che stanno nel terreno per quattro anni compiendo una serie di evoluzioni e di metamorfosi, e in questo tempo divorano tutto ciò che di organico trovano, compreso le radici. Dopo i quattro anni escono sotto forma di adulto e come tali non sono assolutamente più dannosi. Dev'essere chiaro quindi che la lotta contro i maggiolini dev'essere rivolta ad impedir loro di produrre uova e quindi larve. Queste larve si scoprono comunque abbastanza facilmente perché a sei mesi d'età sono già di una dimensione tale che lasciano nel terriccio del vaso delle gallerie ben visibili. Togliendo la zolla dal vaso, se ci sono larve di maggiolino, si vedono le gallerie e in questo caso si può andare a cercare il parassita ed eliminarlo manualmente.

Sempre nell'ambito delle larve, un'altra anche assai dannosa è quella dei rodilegno. L'adulto è una sorta di farfalla, ma la sua larva vive invece nel legno e, come dice la parola, vi scava delle gallerie, danneggiando i vasi linfatici: indebolisce perciò la pianta e la porta a gravi mutilazioni perché seccano rami interi, se non la pianta stessa. La lotta in questo caso si attua con le trappole sessuali. Non è complicato andare al Consorzio Agrario e comprare queste trappole a feromoni, che attirano le farfalle durante la riproduzione, evitando così che vadano a deporre le uova sui nostri bonsai. Se si arriva tardi, nel senso che la larva è già in azione, non è difficile scoprirne l'esistenza vedendo i forellini, più o meno grandi a seconda della specie, che lascia nel tronco o nel rami e una sorta di segatura che rivela la presenza dell'ospite. Si può allora ricorrere a insetticidi specifici inseriti nel buco oppure, entrando con un filo metallico sottile, si può tentare di ucciderlo.

Un'osservazione che ho fatto è, che usando della pollina come fertilizzante, peraltro ottimo, si creano delle muffe sulla superficie del terreno: la polline attira le mosche, queste introducono le muffe che possono inquinare il terriccio del vaso. L'ideale è ricorrere alte polline commerciali che sono cotte, e per questa ragione non hanno più un tale aspetto negativo.

In una visione generale degli equilibri della natura, la maggior parte delle cause di guai per le nostre piante hanno una ragione biologica, che va ricercata e possibilmente rimossa.

Un eccesso di umidità favorisce Io sviluppo di germi anaerobi, che vivono senza aria, quindi senza ossigeno e sono responsabili del marciume. li marciume radicale è un guaio terribile per un bonsai, perché lo danneggia gravemente se addirittura non lo fa m6rire. Ho visto a questo proposito che le piante sopportano molto meglio l'asciutto che non un eccesso di umidità. Un colpo di asciutto se non è gravissimo, certo qualche guaio Io provoca, nel senso che cadranno delle foglie e può darsi che muoia qualche ramo, ma la pianta troverà sempre il modo di riprendersi. Mentre invece un eccesso d'acqua e quindi il marciume radicale è quasi sempre una condanna sicura. La distruzione delle sottili radici assorbenti in genere è rapida e comunque si rivela quando ormai il danno è fatto, e quindi soltanto con tecniche sofisticate e con una notevole esperienza si riesce a recuperare una certa vitalità nella pianta. La cosa migliore quindi è sempre evitare di bagnare troppo, e lasciare semmai giusti intervalli tra un innaffiatura e l'altra.

Un intervenuto chiede con quali ritmi e come vengono fertilizzate le piante.

Bonacchi risponde che la cadenza è di un 20-25 giorni, a seconda anche se si tratta di una pianta in formazione oppure no.

Per le piante giovani che devono crescere non ci sono infatti problemi per la dimensione delle foglie, quello che conta è che cresca vistosamente il diametro del tronco e dei rami. Lo sviluppo quindi dev'essere esuberante, e la fertilizzazione, viene fatta con del fertilizzante chimico perché è più pronto all'uso e disponibile più rapidamente. Conviene allora comportarsi in questa maniera: una potatura drastica durante o alla fine dell'inverno, e poi dopo una quarantina di giorni incominciare a fertilizzare con sostanze minerali. Usando ad esempio della Nitrofoska si ha una spinta iniziale di vegetazione molto intensa e somministrandola gradualmente, aumentando cioè leggermente le dosi di volta in volta in tre episodi, si ottiene la produzione di molti rami. I rami sono quelli che permettono poi di scegliere la struttura della pianta: è la mancanza di rami che mette invece in crisi chi si accinge a impostare un bonsai. L'uso di un fertilizzante minerale dà la possibilità di avere una struttura ricca, rami che possono raggiungere i 20—25 cm. nello stesso tempo in cui su una pianta non fertilizzata diventano di 5 cm. Durante la stagione vegetativa quindi si ha già l'opportunità di scegliere i rami che sono nella posizione giusta e di tagliare gli altri. Quelli lasciati, cresceranno. Quando durante l'inverno successivo si poterà nuovamente, seguirà una nuova produzione di rami e ognuna di queste cacciate contribuirà a far aumentare vistosamente il diametro della pianta, non solo, ma le piccole cicatrici lasciate dai tagli invecchiano anche la corteccia in modo da aumentarne il fascino. Nelle piante adulte ovviamente la tecnica cambia. Si usa un'altro tipo di terriccio e anche un altro modo di fertilizzare, preferendo quindi concimi organici come la pollina pellettata, che essendo sterilizzata non ha gli Inconvenienti di cui ho parlato prima.

Così per il terriccio nelle piante giovani uso spesso un miscuglio di torba e pomice, senza stare a guardare sottili alchimie, perché questo tipo di substrato mi dà degli ottimi risultati, si crea un buon apparato radicale che è quello al quale io tengo. Per gli ulivi, quando cominciano ad avere rami, cambio terra e prendo della terra rossa o della pomice, e in questo caso siccome sono piante che amano il calcare, vivono bene e nello stesso tempo fanno delle foglioline molto piccole. Quello che posso raccomandare è di non badare ad esempio alla dimensione delle foglie nelle piante in formazione, poiché anche se sono molto grandi servono alla pianta per vivere intensamente e quindi crescere, mentre sul piano estetico non ha nessuna importanza perché in un secondo tempo, quando comincerò a guidare e controllare lo sviluppo del bonsai, anche le foglie verranno piccole.

Domanda: Come si può controllare la mosca bianca?

BONACCHI: La mosca bianca è un problema, perché si sviluppa in genere in un ambiente caldo e umido perciò le piante che soffrono di queste invasioni è perché sono tenute in luoghi limitati come una serra. L'unico nemico della mosca bianca è il freddo, per cui se la pianta non ha veramente dei grossi problemi a sopravvivere a temperature relativamente basse, questo è un modo efficace per liberarsi in modo naturale di questo sgradito ospite.

D'altra parte è una farfallina che si moltiplica con un ritmo vertiginoso e perciò anche quando si ricorre all'uso di insetticidi, basta che se ne salvino poche perché I'infestazione si ripeta immediatamente. Il riparo di una fessura della corteccia, o un punto in cui non arriva il medicamento assicura la sopravvivenza a qualche capostipite per una nuova numerosa colonia.

I passeri sono dei buoni mangiatori di farfalline bianche, per cui richiaman doli in qualche maniera, sempre che le piante siano esposte fuori, essi smantellano rapidamente l'invasione di farfalline bianche.

Donanda: Come combattere il ragnetto rosso?

BONACCHI: La presenza dei ragnetti rossi, che sono in realtà degli acari, si evidenzia dalla punteggiatura giallina che c'è sulla faccia superiore delle foglie. Guardando la pagina inferiore, si possono invece vedere i parassiti che sono molto piccoli e le spoglie delle loro metamorfosi, cosine grosse come la punta di uno spillo. Un trattamento consiste in lavaggi con acqua e sapone (sapone neutro o sapone di Marsiglia).

Nel bonsai il vantaggio è che, dovendolo innaffiare con una certa frequenza, si ha l'opportunità di vedere presto la comparsa di questi puntolini gialli, quindi scoprire la causa dell'intestazione e intervenire prima che abbia assunto delle proporzioni devastanti.

Domanda: Un rimedio contro la cocciniglia cotonosa?

BONACCHI: Anche per la cocciniglia cotonosa l'uso dell'aglio schiacciato sul vaso è efficace.

Domanda: Ho trovato delle formiche sul mio bonsai, però non ho visto afidi nonostante le formiche passeggiassero avanti e indietro.

BONACCHI: Probabilmente si tratta di afidi nel terreno e le formiche li allevano nelle gallerie del terriccio invece che sui rami. Gli afidi In questo caso pungono le radici e vanno eliminati: per farlo basta immergere per una notte completamente il vaso nell'acqua e muoiono sia gli afidi che le formiche.

L'aspetto di questi afidi naturalmente è diverso da quelli che si vedono sui germogli: sono pelosetti, biancastri però ugualmente dannosi e vanno eliminati.

Domanda: Contro I'oidio, cosa si può fare?

BONACCHI: L'oidio è un fungo che aggredisce molte piante: è frequentissimo sulle querce, l'acero campestre, sui meli ecc. Bisogna usare un fungicida che potrebbe essere il Benlate. Usandolo però ripetutamente c'è il rischio di creare dei ceppi resistenti. Per questo bisognerebbe quindi usare in alternativa dei fungicidi diversi, ad esempio lo zolfo. Lo zolfo in polvere va applicato al mattino quando c'è la rugiada, e dopo uno o due trattamenti I'oidio scompare. La precauzione necessaria è di usarne quantità molto limitate, cioè polverizzato molto finemente, perché in grossa quantità potrebbe anche ustionare le foglie. La cautela e il buon senso devono essere la falsariga per ogni comportamento del bonsaista. La maggior parte del buono o del cattivo che capita ai nostri bonsai dipende dai nostri interventi: perlopiù, se una pianta vive male, è perché abbiamo commesso qualche errore. Comunque neanche un eccesso di attenzioni o di cure, che spesso diventano ossessivo, è consigliabile, Il buon senso e l'esperienza sono la miglior soluzione.

Così quando si vuoi godere una pianta che vive d'abitudine fuori, è possibile per breve tempo portarla in casa, ma cercando di non superare i 3 - 4 giorni se non si vuoi rischiaro di modificare il suo sviluppo o di danneggiarla. il desiderio di avere delle piante molto belle, di aspetto sano, può tentare di lucidarne le foglie. L'uso dei lucidanti in commercio spesso non è indicato, I migliori risultati io li ho visti ottenuti con soluzioni acquose di estratto di tabacco. Questo risale ancora ai tempi della mia scuola a Firenze.

Domanda: Quanto tempo bisogna Iasciar macerare l'ortica prima di poterla utilizzare?

BONACCHI. Una decina di giorni, poi si diluisce in altra acqua e si può applicare direttamente. Le proporzioni possono essere un chilo di ortica per dieci litri di acqua e aspettare i dieci giorni di macerazione.

Una ultima raccomandazione è di utilizzare materiale sano per preparare il terriccio. Nel dubbio che qualche componente possa essere inquinato conviene sterilizzarlo. Ricorrendo però alla torba si può andare tranquilli se è nuova.

Così io uso con la stessa sicurezza la pomice, perché anche questa risulta priva di germi e funghi. Talvolta può essere conveniente sterilizzare la sabbia di fiume, Iavandola prima bene. C'è il rischio che provenga da fiumi non dico inquinati, ma comunque che contengano fanghi pericolosi o dei batteri che poi possono moltiplicarsi nei terreno. La sterilizzazione più sicura ed ecologica è pur sempre quella con il calore, quindi se è per piccole quantità si può mettere il terriccio o la sabbia in contenitori e tenerli nel forno a i 60 0 C per dieci minuti.

Nel mio uso corrente unisco pomice e torba, come ho già detto, aumentando la pomice se si tratta di conifere; aumentando la torba se sono Iatifoglie. Nel caso di piante da frutto o da fiore aggiungo della terra di lombrico. Questo è quanto faccio d'abitudine e devo dire che mi trovo bene. In certi casi ho scoperto che anche la pomice pura può essere un ottimo substrato, può valere per i ginepri. Anche un mio tasso vive benissimo esclusivamente in pomice, e tutti sanno come sia difficile trovare un buon terriccio per il tasso.

Un vecchio adagio dei contadini dice per le piante: i piedi al fresco e la testa al sole e la pomice è proprio una di quelle sostanze che trattiene una certa umidità, senza salire di temperatura perché tende a evaporare e quindi a raffreddarsi.

Mi auguro che da quanto v'ho detto vi siate convinti che il mio atteggiamento verso la natura è di rispetto, e questa è l'esortazione che io vi faccio. Rispettare la natura nei suoi equilibri vuol dire non danneggiarla e godere senza rischi di tutto quello che lei ci può offrire. Ricordatevi che nell'usare sostanze velenose, mentre si può uccidere in un momento tanti sfidi, si uccidono anche lucciole e coccinelle, ma mentre gli afidi continuano a moltiplicami a un ritmo altissimo le lucciole non hanno che una generazione all'anno e quindi il danno è decisamente consistente, in più vi ricordo che per il futuro sarà sempre più difficile potersi procurare questi medicamenti e allora credo che il consiglio di imparare ad usare i metodi che la natura ci mette a disposizione sia molto saggio.