Accanto a studi sul design si è dedicato inizialmente all'ikebana, fino a diventarne Maestro nella scuola Ohara, una delle tre più grandi e prestigiose in Giappone.

Si è appassionato presto anche al bonsai, che lo ha affascinato come mezzo di espressione, quando quest'arte non era praticamente ancora nota al grande pubblico. E' stato infatti uno dei primi francesi ad occuparsi della coltiva­zione di alberi in miniatura ed ora tiene corsi seguiti da numerosi allievi e fa esposizioni e dimostrazioni, dedicandosi continuamente alla sua diffusione. Molti Club in Francia sono nati per la sua collaborazione.

NeI 1984 è stato invitato ad esporre le sue piante ad Osaka.

Come ricerca nell'ambito della composizione floreale, scolpisce in rame fiori e strutture vegetali bene auguranti, legate simbolicamente ai segni zodiacali.

Dopo essersi detto lieto di partecipare ad Arcobonsai ed augurato un grande successo al bonsai italiano, Duda affronta un voluminoso ginepro di vivaio, ricco di potenziale.

L'esperto fa presente che dal momento che si tratta di materiale grezzo di vivaio è poco probabile che se ne possa rapidamente fare un capolavoro, ma una simile dimostrazione può di certo servire a far vedere come da una pianta qualsiasi ed applicando una tecnica corretta si possa almeno avviare un soggetto promettente per il futuro.

Come spesso accade, la pianta è in un contenitore di plastica, la cui altezza può essere progressivamente ridotta mano a mano che si allontana l'eccesso di terriccio che copre le radici, avendo così modo di vedere finalmente bene la base del tronco e mettere in evidenza il vero potenziale del soggetto.

Eseguendo questa operazione Duda scopre circa tre centimetri di tronco. Poiché ci sono dei rami molto bassi, Duda li accorcia in modo da poterne fare dei jin: ora può decidere quale è il fronte. Anche un ramo diretto posteriormente ha una consistenza eccessiva e viene trasformato in jin. La vegetazione in eccesso è stata tolta e la forma dei rami rimasti viene guidata col filo, usato con parsimonia: ogni volta possibile, con un unico pezzo Duda educa due rami vicini. L'applicazione è minuziosa su tutte le cacciate e questo consente la loro collocazione nella posizione migliore, Il pubblico, che può seguire l'intervento nei particolari grazie al grande schermo collegato alla telecamera, presta molta attenzione. La sagoma del soggetto acquista poco per volta l'aspetto di un eretto casuale, con la chioma disposta a creare un profilo triangolare: la presenza dei jin alla base gli conferisce un carattere interessante.

Duda si augura che questa dimostrazione abbia dato l'opportunità di osservare la serie degli interventi necessari ad impostare un soggetto, che bisognerà però coltivare per alcune stagioni prima che possa chiamarsi bonsai. Egli fa presente che lavorare una pianta in una dimostrazione non è certo come farlo per proprio conto. I tempi, i ritmi, lo stesso approccio al materiale sono per forza diversi. Anche i risultati possono essere differenti quando il progetto può maturare mentalmente nei necessari intervalli del proprio lavoro, con i ripensamenti e le correzioni che spesso capita di dover fare.

Duda ricorda che a fare bonsai ci vuole tempo e a questo proposito riferisce un proverbio giapponese: non si può far crescere una pianta, tirandola per i rami