GUY MAILLOT è nato in Francia il 21 giugno 1960.

 

Ha seguito un corso di quattro anni in ortofioricoltura al Liceo Statale di Dardilly e fatto esperienza presso numerose aziende vivaistiche.

Per un anno ha lavorato nei Vivai Delbard.

La sua formazione bonsai si è perfezionata in Giappone, dove ha lavorato 3 anni presso il Maestro Susumu Sudo, riconosciuto in patria come uno dei grandi, specializzato nella creazione di capolavori bonsai da collezione, al momento negli Stati Uniti per una serie di dimostrazioni.

Attualmente Maillot ha un suo vivaio di bonsai a Relevant.

Guy Maillot si accinge a lavorare un ginepro di vivaio di grandi dimensioni ancora in contenitore di plastica cilindrico.

Il materiale è grezzo per cui la prima operazione che compie è eliminare la terra in superficie fino a scoprire le radici. In tal modo è possibile definire la reale dimensione e forma del tronco per decidere di conseguenza secondo quale progetto impostare la pianta.

Solo dopo questa operazione, che peraltro prende molto tempo, potrà esser scelto il probabile fronte da cui guardare il soggetto.

Il portamento originale del materiale è piuttosto espanso e la base del tronco consistente; i grossi rami sono bassi e si dirigono obliquamente. Viene cambiato l'assetto alla ricerca della posizione migliore. Si presentano un paio di alternative: uno dei rami può essere rivolto verso l'alto, per essere usato come tronco e costruire così un eretto casuale, oppure, accentuando l'inclinazione del soggetto, fame un prostrato o una cascata.

Vengono eliminati i rami che sporgono in eccesso e una volta ridotto l'ingombro la situazione diventa più chiara e più facile la scelta della struttura da dare al materiale. Si tratta ovviamente di renderne riconoscibile il potenziale per metterlo in risalto al meglio.

Maillot è già stato visto in altre dimostrazioni e spesso lavora la sua pianta senza lasciar subito intendere quale sia esattamente il risultato cui tende e solo all'ultimo momento lo rivela con un colpo di scena finale. La massa di verde tenuta a questo scopo rende l'approccio di Maillot completamente diverso da quello di Duda, che si era liberato subito della vegetazione superflua.

A causa della natura del materiale l'immagine del soggetto è ancora confusa e Maillot chiarisce che solo dopo aver liberato l'interno della ramificazione sarà possibile definire un progetto e quindi il fronte.

Per rendere comunque possibile entrambi le alternative, l'esperto tende a conservare molta della vegetazione esistente, che potrebbe servire in un secondo tempo. Questa cautela è sempre assai utile fintanto che non si sia fatta la scelta definitiva.

Il filo viene ora applicato sul tronco per correggerne l'andamento e poi sui rami principali. Cristian Jachini, che fa da traduttore, spiega che Maillot preferisce in genere guidare la vegetazione con ripetute cimature piuttosto che con il filo, riservandone l'uso all'impostazione della struttura di base.

Per questo esperto la creazione di un bonsai passa attraverso una serie di immagini mentali che suggeriscono i passi successivi e la forma da ottenere: nel caso di una dimostrazione, il tempo limitato e la necessità di raggiungere comunque un risultato convincente costringono però talvolta a scelte purtroppo più efficaci che corrette.

Il filo viene ora applicato anche sulla vegetazione sottile in modo da creare dei palchi disponendo i ramuscoli orizzontalmente. Dopo questa operazione, con rapidi colpi di forbice i palchi vengono sagomati a simulare quelli di una vecchia conifera.

Il soggetto viene ora mostrato in uno dei possibili assetti, mentre Maillot ricorda che esso è concepito per poter evolvere a piacere sia come eretto sia come cascata. Avendo optato per l'eretto casuale, Maillot accorcia i rami, adattandoli a tale posizione e la dimostrazione ha termine. A questo punto l'esperto prepara alcuni piccoli ciuffi del verde tagliato in precedenza e li appoggia sui palchi ancora radi, simulando efficacemente l'aspetto del soggetto dopo qualche stagione di coltivazione. Applausi.