Tamas Biro UNGHERIA

si dice onorato di essere stato invitato ad Arcobonsai e ricorda di aver già incontrato i bonsaisti italiani una prima volta ad Heidelberg una decina di anni fa' e poi a Torino, sempre in occasione di manifestazioni EBA.

“Lo scorso anno anche in nostro Club di Praga ha celebrato il suo decimo anniversario. Ora le cose vanno un po' meglio, ma fino a poco tempo fa' abbiamo avuto difficoltà a trovare sia le piante adatte che vasi, attrezzi e letteratura. Ci siamo allora dati da fare per scoprire da soli le tecniche di coltivazione e farci noi stessi vasi e utensili, cosa che con una certa creatività mi diverto ancora a fare.

Dopo aver visitato la vostra esposizione devo congratularmi per il livello raggiunto dagli amatori italiani; e mi sento autorizzato a dirlo perché posso fare il confronto con i tanti soggetti che ho visto in Europa durante i miei numerosi incontri con Club francesi, tedeschi e scozzesi, ecc.

Mi ha particolarmente colpito questa esposizione di bonsai miniatura della Signora Lombardi, che è veramente eccezionale.”

Tamas Biro si accinge ora alla sua dimostrazione, e propone di realizzare un piccolo bonsai con un gelsomino invernale, ma si tratta di uno scherzo, perché il soggetto è veramente esile ed insignificante. Viste le facce un poco deluse del pubblico, con una risata mette da parte il vasetto e tira fuori un soggetto a tre tronchi di acero tridente, preso in vivaio come materiale parzialmente lavorato.

Prima di dare inizio all'intervento Biro illustra la differenza, nel senso di vantaggi e svantaggi, tra l'usare una conifera o una latifoglia per fare una dimostrazione. A suo giudizio, l'aspetto positivo per le conifere è che oltre ad essere sempreverdi, si prestano ad essere lavorate durante tutto l'anno, ad eccezione dei mesi più freddi dell'inverno. Il lato negativo è rappresentato dall'avere sempre lo stesso aspetto.

Le latifoglie spoglianti danno invece ben quattro diverse immagini di sé, una per stagione nell'arco dell'anno. Questo tipo di piante sarebbe bello poterle lavorare all'inizio della primavera, quando sono ancora prive di foglie e più facili da manipolare.

In questo caso il soggetto ha tre tronchi e Biro cercherà di metterne in evidenza il potenziale e di perfezionarne la forma attuale.

Ricorda Biro le parole di John Naka: “se guardi con attenzione una pianta, essa ti rivela tutto di sé”. Questo soggetto esprime vigore e quindi una buona disponibilità ad essere lavorato con successo. I lunghi getti carichi di foglie ci dicono che si può tagliare anche severamente nei grossi rami ed avere una risposta generosa in nuova vegetazione.

L'operazione iniziale consiste nel “pulire” il soggetto, liberandolo della parte più lunga dei giovani rami, in modo da distinguere meglio il suo potenziale, e a quel punto decidere dove si possa tagliare anche la parte strutturale vera e propria. Nel suo lavoro di giardiniere gli capita di sentirsi chiedere da qualche cliente perché tagli così severamente, e soprattutto se non c'è rischio che la pianta possa soffrirne. A questo proposito c'è da notare che quasi nessuno si chiede invece se, a tagliare una siepe, il ligustro non soffra...mentre la domanda è quasi sempre fatta da chi assista alla potatura di un bonsai.

Mano a mano che vengono eliminati i molti rametti nuovi, che in questo caso rendono piuttosto confusa l'immagine della pianta, si vede più chiaramente quale sia la sua struttura e viene facilitata l'operazione di scegliere la futura sagoma del bonsai.

Poiché un albero vive grazie alla luce catturata dalle sue foglie, è giusto che anche la fisionomia di un bonsai abbia una sua “trasparenza”, e c'è un modo per valutarla. Se una volta che il soggetto sia strutturato si riesce a passare le mani tra un palco e l'altro della chioma significa che la luce arriverà al suo interno in quantità sufficiente e quindi la ramificazione del bonsai è corretta.

Il fatto che la luce penetri nella ramificazione stimola la pianta a produrre vegetazione anche più indietro alla base dei rami e quindi è un modo per arricchire i palchi ed evitare che un soggetto, spoglio appunto alla base dei rami, possa apparire misero.

In quest'opera di sfoltimento, facendo ruotare il soggetto ci si rende conto di dove il fogliame impedisca alla luce di arrivare al tronco, e questi sono eventualmente i punti dove bisogna intervenire più energicamente per migliorare la fisionomia della chioma.

L'esperto fa osservare che in genere una dimostrazione sembra più completa quando, dopo aver lavorato l'albero, questo viene collocato in un vaso basso da bonsai. Dal momento però che la pianta ha già subito traumi a seguito delle potature, egli spiega che non è il caso di sottoporla ad un ulteriore strapazzo col ridurre la zolla per adattarla al piccolo vaso.

Tamas Biro ricorda che col trattamento bonsai si riesce a ridurre anche di cento volte la dimensione di un albero “normale” preso a modello, e le foglie si possono ridurre anche a un decimo: con fiori e frutti però non si riesce ad ottenere un analogo risultato poiché le loro misure sono nel disegno della natura, e più di tanto non si può fare.

Dopo l'accorciamento dei lunghi getti giovani, e dopo aver determinato la struttura dei palchi, quindi resa più trasparente l'immagine dell'albero, il passo successivo consiste nello stabilire quale forma dare al bonsai e come educare i suoi rami.

Si dice fortunato che in questo caso il soggetto abbia tre tronchi, sia bello ricco di vegetazione e i suoi rami siano stati già scelti con un certo criterio. Si tratta ora di scendere nei particolari ed educarne la struttura più sottile.

Di solito, dice Biro, in una simile situazione nasce nel bonsaista il dilemma se fare ingrossare ulteriormente rami e tronchi o cedere ad una certa premura e mostrare la pianta come se fosse già finita. La scelta si impone poiché le tecniche necessarie a far ingrossare i tronchi richiedono che la vegetazione possa espandersi e crescere ancora liberamente, mentre le cimature da eseguire per rendere accettabile subito il soggetto come bonsai riducono le opportunità di farlo ingrossare e modificarne le proporzioni.

A proposito di mostre ricorda come non sia consigliabile far vedere un soggetto anno dopo anno, ma di certo meglio lasciare che passino due o tre mi tra un'esibizione e l'altra per mettere in evidenza i cambiamenti che nel frattempo si sono ottenuti.

In uno stile a tre tronchi è importante la scelta della facciata. In questo soggetto, che ora ha un vaso rotondo da coltivazione, i tronchi sane pressappoco allo stesso livello, e quindi non è consigliabile usare come facciata una posizione in cui si trovino uno di fianco all'altro, bensì disporli nel vaso bonsai in modo che si trovino sfalsati, lasciando il più piccolo dei tre più indietro per aumentare il senso della profondità. Sempre per un motivo estetico non è conveniente neppure metterli visti d'infilata, perché così si avrebbe l'impressione che il tronco sia uno solo, perdendo una caratteristica di questo soggetto. Una tale considerazione vale soprattutto se il vaso sarà rettangolare o ovale, con il lato più lungo posto perpendicolare all'osservatore.

Nel caso di questo soggetto la posizione migliore per i tronchi porta uno dei rami bassi principali a sporgere molto verso chi guarda; cosa da evitare. Difatti bisogna accorciare adeguatamente qualsiasi ramo si trovi in tale situazione.

Nell'acero le foglie sono opposte e la struttura dei rami rischia di apparire monotona. Per evitare questo inconveniente si accorciano in modo diverso i due rami “fratelli” oppure se ne elimina uno. Naturalmente nello scegliere quale ramo tagliare conviene tenere il più sottile, per dare una migliore conicità alla struttura, e di norma eliminare quello che è diretto verso l'alto, che finirebbe col crescere con eccessivo vigore (sempre che non convenga modificarne la forma col filo).

Ora è facile vedere che il ramo accorciato è diretto troppo in alto e perciò deve essere abbassato. Un modo per ottenere ciò potrebbe essere quello di agganciare un filo alle radici e poi fissarlo al ramo per portarlo nella direzione desiderata. Il risultato non è però molto valido esteticamente poiché il filo salta troppo all'occhio, salvo che venga utilizzato del filo da pesca, quasi trasparente.

Tutto considerato comunque il metodo più pratico è ancora sempre quello tradizionale di ancorare del filo metallico sul tronco ed avvolgerlo poi sul ramo per educarlo nel modo voluto.

Il filo da usarsi può essere di rame o di alluminio (magari anodizzato color rame): la cosa migliore è di avvalersi di ciò che si ha a disposizione. Un utile accorgimento è però quello di non infliggere nello stesso vaso fili di due metalli diversi, poiché si verificherebbe una situazione elettrochimica potenzialmente dannosa.

Se si usa il filo di rame, nell'acero come in tutte le varietà a corteccia delicata, può essere indicato avvolgerlo con una strisciolina di carta che lo isoli dalla corteccia: sotto al sole dell'estate il metallo buon conduttore potrebbe “ustionarla”.

Quando il filo va infisso nel terriccio tra le radici è utile tagliarlo di sbieco cosicché risulti appuntito: deve esser messo ben aderente alla base del tronco.

Mentre si avvolge il filo bisogna badare di non pizzicarvi sotto foglie, aghi o gemme.

Quando è necessario mettere due o più fili, devono stare paralleli senza accavallarsi. Giunti all'estremità della parte da educare conviene lasciare il capo del filo un paio di centimetri più lungo e ripiegano aderente al ramo.

Dopo che il filo è stato applicato si può guidare la parte ad assumere la forma voluta.

Va ricordato che in un ramo piegato in basso il flusso della linfa rallenta e ciò può ridurre il suo sviluppo, ma favorire l'eventuale comparsa di fiori.

In alternativa al filo infisso nel terreno per salire lungo il tronco verso il ramo si possono ancorare due rami con lo stesso pezzo di filo, oppure scendere da un punto più alto. Queste due tecniche si possono utilizzare a condizione di essere certi di non dover mettere altro filo sul tronco: ci si potrebbe trovare con le spire...discordanti. In qualsiasi caso badare a non danneggiare il fogliame.

L'applicazione del filo è più agevole quando non ci sono le foglie: quindi secondo Biro, prima che spuntino o dopo una defogliazione. A proposito di quest'ultimo intervento egli raccomanda di eseguirlo solo su soggetti già formati e di buon vigore.

Eseguite le operazioni descritte si esamina la pianta facendola ruotare davanti a sé lentamente, in modo da osservare la posizione reciproca dei rami, la dimensione dei palchi e se la luce arrivi bene al tronco. Qualora tutto sia in ordine si ha la certezza che il futuro sviluppo del soggetto sarà armonioso, oltre che sano e regolare.