LO SVILUPPO DELLA PIANTA E LA FORMA DEL BONSAI
prof. Marchesini Augusto - Direttore di Sezione
dell’Istituto Sperimentale di Nutrizione delle Piante - Torino
INTRODUZIONE
La crescita del fusto della pianta è dipendente dal meristema apicale (tessuto specializzato per l’accrescimento vegetale). Detto tessuto produce non solo il fusto ma anche le foglie, i rami, i fiori ed altre formazioni vegetali. Tutti i rami e le appendici iniziano a differenziarsi sulla superficie del meristema come sue protuberanze o escrescenze; il meristema apicale è una struttura molto piu complessa del meristema radicale, ma come quest’ultimo è molto piccolo, di solito con diametro non superiore ad una frazione di millimetro. Gli abbozzi delle foglie sono prodotti ad intervalli regolari e il fusto è diviso da nodi nei punti di inserzione delle foglie stesse. Gli internodi di solito sono sulle prime molto corti e l’allungamento del fusto avviene dopo la formazione delle foglie, ma in certe piante gli internodi non si allungano mai e per .questo si ha il caratteristico portamento a bulbo o a rosetta.
DOMINANZA APICALE
La dominanza apicale è uno degli effetti dello sviluppo vegetativo più importanti e meglio studiati. I primi fisiologi tedeschi che la studiarono l’attribuirono ad una competizione o “lotta per l’esistenza tra i vari germogli della pianta, in cui la gemma principale centrale risultava vincitrice”. Secondo questa teoria, chiamata teoria nutrizionale, la dominanza apicale è stabilita dalla direzione del flusso di sostanze nutritive. Piu tardi gli esperimenti fisiologici di K.V.Thimann e F.Skoog e i raffinati esperimenti di R. ed M. Snow dimostrarono che la dominanza apicale era determinata dall’auxina che, diffondendo dalla gemma apicale, inibiva la crescita delle gemme laterali. L’asportazione dell’apice libera le gemme laterali dalla dominanza apicale, che però si ristabilisce se si applica dell’auxina al moncone decapitato.
In seguito si scoprì che un aumento di citochinine permette ai germogli di svincolarsi dalla dominanza apicale nonostante la presenza di auxina; questo effetto si manifesta in forma estrema nella malattia detta degli scopazzi, propria delle conifere, in cui un eccesso di citochinine o sostanze simili prodotte da un patogeno provoca lo sviluppo di abbondanti germogli laterali ed avventizi. La gemma apicale non è ovviamente inibita dalla propria produzione di auxina.
Una teoria alternativa, collegata alla nota capacità degli ormoni di influenzare il trasporto dei nutrienti è essenzialmente una combinazione della teoria nutrizionale e della teoria ormonale. Secondo questa teoria della canalizzazione dei nutrienti, la dominanza apicale si mantiene perchè il trasporto di sostanze nutritive lungo l’asse della pianta è diretto verso la gemma apicale e non verso i germogli laterali, a causa della concentrazione auxinica, derivante dalla produzione ditale ormone nell’apice. Perciò le foglie ed ogni germoglio che sfuggano alla dominanza apicale si assicureranno automaticamente una volta iniziata la loro crescita e la produzione di auxina, un rifornimento di sostanze nutritive. L’applicazione di citochinine darebbe inizio alla divisione cellulare ed alla produzione di auxina, a cui seguirebbe automaticamente la liberazione dalla dominanza apicale.
La dominanza apicale è presente in modo più o meno evidente nella maggioranza delle piante. Nella sua forma estrema determina il portamento monopodiale o colonnare tipico delle conifere, mentre molte piante caratterizzate da un aspetto cespuglioso, o da una densa crescita di rami laterali, hanno una dominanza apicale minima. La dominanza apicale influenza anche la forma delle radici, provocando lo sviluppo di fittoni o, in sua assenza, di radici fascicolate.
Alcune ricerche hanno approfondito il ruolo sostenuto dall’approvvigionamento di sostanze nutritizie nel fenomeno della dominanza apicale. Nel 1900 il fisiologo tedesco K.Goebel propose che la dominanza degli apici sia conseguenza della competizione tra i diversi organi per assicurarsi i rifornimenti di sostanze nutritive. Ma ben presto divenne chiaro che questa spiegazione non era di per sè sufficiente e solo in seguito si giunse alla scoperta che l’auxina, prodotta nell’apice in attiva crescita, era in grado di sopprimere lo sviluppo delle gemme laterali.
In seguito F. Went propose con la sua teoria della canalizzazione dei nutrienti che l’auxina influenzerebbe il senso del trasporto, determinando un movimento netto di nutrienti verso la sede di sintesi dell’auxina stessa, sicché il meristema caulinare principale risulterebbe ben provvisto mentre i germogli laterali verrebbero mantenuti in condizione dormiente per mancanza di rifornimenti. Questa teoria è suffragata da prove.
Da quanto esposto è possibile trarre degli insegnamenti sul modo di coltivare bonsai, soprattutto per ottenerne una forma, che presenti valide caratteristiche estetiche.
Il bonsai infatti riflette l’immagine di una pianta che può crescere nelle condizioni più diverse: spinta dal vento, colpita dal fulmine, e viene abbellito da interventi che producano la regolare conicità del tronco, l’asimmetria della chioma e l’equilibrio generale delle sue proporzioni, con la riduzione delle foglie, dei rami, dell’altezza dell’albero stesso, e la presenza di radici affioranti dal suolo.
Interventi di potatura, eseguiti con competenza, consentono di controllare la dominanza apicale, ma al fine di ottenere un soggetto gradevole e cresciuto in perfetto equilibrio tali operazioni vanno eseguite in modo che l’albero possa crescere nelle migliori condizioni, dunque è necessario conoscere tutti i principi che sono alla base di un buon risultato finale, quindi tenere ben presenti quelli sopra esposti: teoria nutrizionale e teoria ormonale.
Dopo tutto infatti, coltivare dei bonsai significa rispettarli e curarli, ed è un fatto che la potatura non è una mancanza di rispetto, che anzi, se fatta con accortezza, aiuta il borisai a crescere più armonioso.
L’accrescimento di un albero può essere suddiviso in stazione giovanile, che inizia con la sua nascita e termina quando esso raggiunge un equilibrio tra chioma e radici; stazione adulta, quando l’albero inizia a produrre frutti e legno, diminuendo lo sviluppo vegetativo. La durata di questo ciclo dipende dalla specie e dalla condizione dell’ambiente. La stazione di vecchiaia, si ha quando l’insieme dei fenomeni che producevano una vigorosa vita vegetativa vengono ad esaurirsi.
Cicli annuali dell’albero
Fase di lignificazione:
Ha inizio quando le gemme terminano il periodo di sviluppo e finisce quando le foglie della pianta sono cadute. In questa fase si ha una consistente formazione delle radici.
Fase di riposo o bisogno di freddo:
Inizia con l’autunno e la conseguente perdita del fogliame. Termina con Io sbocciare dei nuovi germogli.
Uno dei caratteri che distinguono maggiormente un bonsai dall’altro è Io sviluppo dei rami tant’è vero che con una buona pratica è possibile riconoscere le specie più comuni anche durante la stagione invernale quando le latifoglie sono spoglie. In molti bonsai, come per esempio l’abete o il lance si distingue nettamente un fusto principale dominante sul quale si inseriscono i rami laterali con sviluppo molto più esile. Invece in altre specie, per esempio nell’olmo o nell’olivo il tronco principale si divide a una certa altezza in due o più rami di dimensioni simili. Gli alberi del primo tipo hanno una forma conica ed elegante; quelli del secondo hanno una chioma più espansa ed ombrosa.
Il diverso sviluppo vegetativo di queste specie dipende dal maggiore o minore grado della dominanza delle cellule apicali e dalla sua durata nel tempo.
Nell’abete la dominanza dell’asse principale è molto forte e persiste per tutta la vita. Per questo motivo i rami che si formano dalle gemme laterali sono molto più corti ed esili, li tipo di ramificazione che ne risulta viene definito monopodiale.
In altri vegetali la dominanza apicale è meno forte o ha una durata limitata. In varie specie, per esempio il tiglio e l’olmo il tronco principale smette di crescere dopo un certo periodo, mentre i rami più grossi continuano ad allungarsi; poi anche questi smettono di sviluppare, ma “proseguono” nei loro rami laterali.., e così via. Ne risulta una chioma ampia e fittamente ramificata. Un simile tipo viene detto simpodiale.
La formazione e coltivazione del bonsai deve osservare questa diversità legata alla specie. La sua struttura dovrà quindi rispettare la forma naturale del modello.
I fusti e le radici di un bonsai presentano le stesse zone di crescita delle piante erbacee, ma con un’importante differenza; subito sotto l’apice vegetativo si trova già la tipica struttura secondaria costituita da due anelli concentrici di tessuto conduttore, libro (esterno) e legno (interno), separati dal sottile strato del cambio. Quest’ultimo, nonostante le sue ridotte dimensioni, ha un’importanza vitale per l’albero: da esso dipende infatti il continuo rinnovo dei tessuti conduttori del libro e del legno. Questo rinnovo è necessario perché i due tessuti funzionano per un periodo breve (spesso solo una stagione); poi pendono la capacità di condurre e devono essere sostituiti.
In seguito alle divisioni delle cellule del cambio la massa del legno aumenta di anno in anno, formando strati regolari, che in sezione trasversale appaiono come anelli concentrici. Invece lo spessore dei tessuti esterni al cambio (libro, corteccia, sughero, ecc.) aumenta assai poco perchè questi tessuti vengono gradatamente eliminati sotto forma di corteccia, che si sfalda e cade. Ecco perchè in un vecchio tronco lo spessore del legno si misura a centimetri, mentre quello dei tessuti esterni al cambio non supera qualche millimetro. Il modo di sfaldansi dalla corteccia è tipico per le varie specie di alberi. Nel ciliegio si staccano lunghe strisce orizzontali, nel platano larghe scaglie, nel lance pezzi che ricordano alla lontana la cioccolata a cubetti ecc.
Sulla superficie esterna di tronchi e rami legnosi si possono spesso vedere a occhio nudo piccole aperture suberose allungate orizzontalmente che vengono dette “lenticelle” per la loro forma che sembra quella di una lente vista di profilo. Esse permettono gli scambi gassosi, in particolare dell’ossigeno, nella zona interna del tronco: la loro funzione è dunque simile a quella degli stomi presenti nella pagina inferiore delle foglie.
Le radici dei bonsai sono meno sviluppate in profondità rispetto alla crescita in altezza della parte aerea. Un bonsai alto 30 cm. in vaso non scende con le sue radici che per qualche centimetro!
Alcune specie hanno un tipico apparato radicale a fittone, che scende verticalmente, mentre altri vegetali espandono le radici più lateralmente, occupando una parte superficiale di terreno, ma senza andare molto in profondità. Nel bonsai, eliminando il fittone (espressione giovanile dell’albero) la maggior parte delle radici che se ne forneranno tende a “riempire” lo spazio disponibile nel vaso, spingendosi soprattutto verso il fondo e le pareti.
In natura, la differenze tra i due sistemi di radici si vedono molto chiaramente nel pino e nell’abete: il primo ha radici che penetrano in profondità mentre il secondo le espande orizzontalmente. Osservando una frana verificatasi in una abetaia si può vedere con quanta facilità anche grossi abeti vengano sradicati, e si valuta così l’entità superficiale del loro apparato radicale. Le dimensioni delle radici di questi alberi appaiono estremamente piccole rispetto a quelle del tronco.
Il sistema radicale a fittone permette a molte conifere ed in particolare ai pini di crescere anche in ambienti aridi mentre gli abeti sono limitati a terreni umidi.
Certe specie vegetali perdono le foglie in una determinata stagione mentre altre le conservano durante tutto l’anno. Le prime crescono nelle zone in cui vi sono periodi sfavorevoli alla crescita (freddo e/o siccità).
Piante sempreverdi si possono trovare in molti climi diversi: con inverni freddi (sistemi montuosi, Canada, Siberia, Scandinavia) o con estati secche (paesi mediterranei) o con clima costantemente umido tutto l’anno (zone equatoriali).
Le foglie delle specie sempreverdi sono di solito più spesse e robuste di quelle delle specie spoglianti. Nonostante la loro maggior durata, esse hanno comunque un periodo di vita molto più breve rispetto a quello dell’albero su cui crescono (non più di alcuni anni). A seconda della specie esse cadono un pò alla volta oppure tutte insieme, ma sempre quando sui rami ci sono già quelle nuove. Di conseguenza una pianta sempreverde non appare mai priva di foglie.
In molti alberi, per esempio in quelli da frutto, esistono due tipi di rami: macroblasti (rami lunghi) e brachiblasti (rami corti): i primi sono vigorosi e slanciati e portano solo foglie; i secondi, in genere più tozzi e rugosi, portano foglie e fiori.
La potatura degli alberi allevati a bonsai (e dei cespugli nei giardini) si basa su un’antichissima conoscenza empirica della dominanza apicale e dei diversi tipi di gemme, essendo possibile riconoscere le “gemme a legno” che daranno solo rami con foglie dalle “gemme da frutto” che daranno rami con foglie e fiori. Affinchè il bonsai renda al massimo è necessario però mantenere una giusta proporzione tra i due tipi di rami. Senza brachiblasti, niente frutti, ma ci vogliono anche sufficienti macroblasti con tante foglie che attraverso la fotosintesi producano zuccheri a sufficienza.
I frutti non possono essere troppi, altrimenti il loro numero va a scapito della salute oltre che dell’estetica della piccola pianta. Alcuni brachiblasti devono quindi essere eliminati.
La periodica potatura degli alberi nelle città è un’ottima occasione per osservare da vicino gli effetti di un’improvvisa perdita della dominanza apicale. Dopo una severa potatura, che rende gli alberi simili a cilindri legnosi, si sviluppano alla base dei rami tagliati o addirittura sul tronco, certe piccole gemme che dormivano da lungo tempo. In molti alberi fortemente potati (per esempio nei pruni, cotogni da fiore, ecc.) le radici formano gemme avventizie, le quali danno origine a una corona di lunghi e deboli rami che spuntano dal terreno tutto intorno al tronco.
La struttura di un bonsai, se allevato con la forma di un cespuglio, non è per nulla simile a quella di un albero, e la differenza sostanziale, lo si nota immediatamente, è data dalla mancanza di un fusto principale.
ALCUNI INTERVENTI.
Potatura delle branche
Taglio di ritorno. Si pratica nella stagione invernale quando le giornate non sono troppo gelate, Lo scopo è quello di semplificare la vegetazione diradandola. Il nuovo ramo costituirà la nuova cima dell’albero e l’attività vegetativa sarà meglio distribuita lungo tutta la branca.
Spuntatura. E’ un taglio che va eseguito asportando la parte apicale del ramo per far usufruire le gemme sottostanti di un maggiore afflusso di linfa.
Bisogna ricordare che nell’allevamento dei bonsai non debbono mai essere eseguite spuntature sulla cima salvo casi limiti perche il bonsai verrebbe stimolato anormalmente ad accrescere la chioma in alto, provocando I’impoverimento degli accrescimenti dei rami più bassi.
Spollonatura. I polloni giovani e forti germogli su una pianta consumano una grande quantità di sostanze nutritive. La loro eliminazione può essere effettuata sia in inverno che in primavera.
Sgemmatura o Accecamento. Va eseguita in primavera-estate quando l’albero ha prodotto i germogli. Si eliminano da un ramo alcune delle gemme per evitare la formazione di germogli inutili.
E’ un’operazione molto semplice che si puo effettuare con le mani.
Intaccatura. Si opera una incisione a V sotto o sopra la gemma. Se fatto (a V capovolto) sopra la gemma stimola la crescita di un nuovo ramo
Cimatura. Si asporta la parte apicale di un germoglio, allo scopo di predisporre l’albero alla formazione di rametti anticipati per completare l’impalcatura della chioma. Si effettua in primavera-estate.
Defogliazione. Si asporta una parte del fogliame della chioma
quando è troppo grande
Sostituzione della cima. E’ una potatura che elimina le parti della cima dell’albero troppo cresciute e robuste.
Curvatura. Consiste nel piegare i rami di una pianta ad arco verso il basso mediante tiranti.
Inclinazione. Si modifica l’angolo di un ramo rispetto all’asse verticale del tronco o della branca. Se viene allargato diminuirà il vigore vegetativo, se viene ristretto aumenterà il vigore vegetativo. La Piegatura è una inclinazione più accentuata verso il basso.
Intaglio. Ha la funzione di rendere piu manovrabile l’operazione di
curvatura. Si intagliano le parti inferiori del ramo da piegare.
Legatura. L’educazione col filo si usa per mantenere nella posizione
desiderata i rami e le branche.
Torsione dei rami. Si tratta di far ruotare un ramo su se stesso mantenendolo fermo all’intaccatura. L’epoca più adatta può essere sia quella invernale per le conifere, che estiva per le latifoglie.
Altre pratiche possibili sono: l’esposizione al buio del bonsai per periodi limitati, la luce persistente nelle ventiquattrore, letti caldi, ricovero in serre con vetri per ridurre l’intensità dei raggi ultravioletti e finalmente innesto per approssimazione di due o piu tronchi di bonsai per aumentare il diametro dei tronchi stessi alla base.
Tutte queste operazioni vanno eseguite nei periodi adatti e debbono essere scrupolosamente vigilate allo scopo di evitare danni provocati dalla disidratazione delle parti vegetative del bonsai e/o morte per attacchi parassitari provocati da funghi e/o insetti.
A questo proposito da migliaia di anni la maggior parte degli agricoltori si accerta che la luna sia in una determinata fase prima di procedere a molte operazioni e in particolare semina, innesti e potatura.
Molti lo considerano ora soltanto superstizione, altri agricoltori invece credono che vi sia effettivamente una relazione tra certi cicli vitali e la fase della luna.
A questo proposito io sostengo che questa convinzione possa derivare da una antica usanza che si regolava sull’alternarsi delle lune nell’anno perché mancavano calendari utili a indicare le date per le operazioni di potatura, di innesto ecc.
Sono stati trovati infatti manufatti primitivi ottenuti da corni di animali recanti scolpito il ciclo lunare annuale con l’indicazione dei periodi buoni per la caccia e di quelli in cui essa doveva essere sospesa, perché a quella determinata luna corrispondeva l’epoca dei parti.
Bibliografia
Marchesini A. Atti Convegno Bonsai, 1986-1996
Clevely A.M. The integrated garden, Ed.Barrie and Jenkins LD