Prof. FERRUCCIO POLI - L.D. all'Università di Cagliari

Prendiamo in esame gli aspetti anatomo-fisiologici degli interventi bonsai, anche se l'argomento è piuttosto impegnativo. In base alle mie conoscenze e all'esperienza che ho cercherò di fare alcune considerazioni. Vediamo innanzitutto quali sono questi interventi bonsai: potremmo parlare del taglio delle radici,delle potature dei rami,delle cimature dei germogli, ecc. Analizziamo ad uno aduno questi vari passaggi e vediamo, dal punto di vista fisiologico e soprattutto istologico, quali sono nella pianta le risposte a questi interventi. Disegno innanzitutto il taglio delle radici. Quanti vedono per la prima volta il taglio delle radici di una pianta in trattamento bonsai si chiedono come le radici possano, una volta tagliate, assolvere ancora alla loro funzione di conduzione dei liquidi che servono per la nutrizione della pianta, come riescano a ripristinare la funzione di assorbimento dell'acqua e dei minerali. Per spiegare meglio questo meccanismo userò il disegno (1) che illustra in modo schematico come è fatta una radice, soprattutto nella sua parte assorbente. Salendo dal basso si vede l'apice della radice, poi la sua zona di crescita che corrisponde alla zona di assorbimento. Più in alto c'è la zona di produzione delle radici laterali.

Se, per caso o volutamente, io faccio un taglio con una forbice o con altri sistemi in questa zona, quella di produzione delle radici laterali,stimolo la pianta a produrre altre radici. C'è un particolare tipo di tessuto, chiamato periciclo, che si trova sia nella radice giovane che in una vecchia, come si vede in questa sezione trasversale di una radice di notevoli dimensioni. Si distinguo io i cerchi annuali, riconoscibili anche nella radice, e all'esterno di questi, anche se qui è appena visibile, uno strato di tessuto particolare (il periciclo) che può produrre radici laterali, Il meccanismo con cui avviene questa produzione è abbastanza semplice. Lo strato che fa le radici comincia a produrre un gruppo di cellule attive,che pian pianino aumenterà in volume, spingendosi nella zona corticale fino ad uscire all'esterno.

Questo è un momento pericoloso per la pianta perchè quando questi tessuti si sfilacciano molti batteri e funghi patogeni hanno un'opportunità di penetrare da questa zona di lacerazione ed aggredirla, essendosi interrotta la continuità dei tessuti esterni di protezione.

Ecco perché se nel nostro intervento bonsai tagliamo le radici in questo punto non vi è nessun problema, in quanto le stesse si riformano grazie a questa capacità genetica della pianta.

Un'altro fenomeno che può essere interessante dal punto di vista bonsaistico è la polarità. Per quanto riguarda la propagazione delle talee, non so se avete notato o forse visto su un libro, se voi appoggiate un rametto di salice in una determinata posizione, le radici fuoriescono solo da quella parte che fisiologicamente è basale. Si tratta di un esperimento abbastanza semplice. Se io prendo questo rametto A-B orientato verticale, le radici fuoriescono solo dalla sua parte basale. Anche se dovessi metterlo al rovescio uscirebbero sempre dallo stesso punto. Questo fenomeno è dovuto semplicemente all'azione delle auxine, il cui trasporto avviene sempre in questo modo, partendo dalla zona apicale verso la zona basale, con accumulo in quest'ultima. Anche se dovessimo mettere il ramo in senso contrario alla forza gravitazionale, si avrebbe sempre un trasporto delle auxine dalla zona A (apicale) alla zona B (basale) .Le auxine infatti non scendono per gravità, come spesso si legge, ma vengono trasportate dalla linfa discendente, dimostrando così un geotropismo positivo, non dovuto solo alla gravità.

Cosa succede quando io poto i grossi rami?

Prima cosa si forma un callo, soprattutto in certi tipi di piante, quali l'olmo o il salice. Spesso dal callo si ha una produzione di germogli. Il trasporto delle auxine avviene dall' alto verso il basso. Se all' auxina aggiungo un altro ormone, che è la cinetina o citochinina, ho la formazione di germogli, ed è proprio la combinazione auxina/cinetina che la permette. La proliferazione dei germogli attorno al callo via. Questa è la tipica vegetazione dell'acero, che penso tutti conoscano.

Un altro tipo di ramificazione simpodiale, forse meno conosciuto, è il monocasio. Il comportamento che lo caratterizza è infatti solo appariscente nei rami giovani, poiché quando il ramo matura viene camuffato per la crescita della corteccia. Nella ramificazione monocasio la gemma apicale abortisce, e benchè alla base abbia due gemme, per effetto di particolari concentrazioni ormonali si forma un solo ramo da una di esse.

L'apice di questo poi abortisce, e così via.

E' un accrescimento tipico del pioppo. A seconda del tipo di ramificazione, chi fa bonsai sa meglio di me, che l'intervento di potatura o cimatura deve essere fatto in modo diverso. Per esempio quando io lavoro gli aceri cerco di lasciare una ramificazione più lunga ed una più corta in modo quasi da imitare una ramificazione monocasio.

L'evoluzione della ramificazione nei pini è spiegato dal fenomeno della dominanza apicale, per la quale ritengo di dover fare un piccolo inciso.

Che cosa è la dominanza apicale? E' il comportamento presente in determinate piante, dovuto ad un accumulo di ormoni, soprattutto di auxine, nelle gemme apicali che determinano un sequestro di nutrimento a tutte le altre gemme. Gli apici dei rami richiamano a sè tutto il nutrimento, privandone le gemme sottostanti, e mano a mano che ci si allontana verso il basso da questa zona di accentramento, tale sottrazione si attenua e le gemme possono svilupparsi in germogli laterali.

Questa dominanza apicale, che è massima nel girasole e quasi inesistente nel pomodoro o, parlando di piante di interesse bonsaistico, nell' azalea, comporta notevoli difficoltà nell'ottenere un buon equilibrio nello sviluppo della ramificazione.

Tornando alla cimatura, vediamo, dal punto di vista fisiologico, quali sono in generale le risposte e gli effetti delle cimature.

E' ormai ben documentato che questo effetto è sempre dovuto alle diverse concentrazioni ormonali , infatti se accorcio un rametto giovane, le foglie restanti hanno una concentrazione di ormoni sufficienti per mantenersi integre, verdi e funzionanti; e, d'altra parte, se queste sono le sole foglie, la pianta continua ad alimentarle e sfruttarle. Se invece non si cima, tutto il nutrimento viene accentrato dall'apice, che continua a crescere, quindi se le foglie basali sono poco funzionali vengono perse, mentre le foglie integre vengono usate per produrre il nutrimento, che però viene accentrato dai nuovi germogli.

Questo si vede bene nel dis. 10, dove sono segnate mediante delle frecce le principali direzioni di trasporto dei prodotti fotosintetici in germogli di vite, di dove cioè va a finire il nutrimento contenuto nella linfa elaborata.

Consideriamo tre zone di sviluppo, tre stadi successivi di sviluppo.

Nello stadio iniziale il movimento della linfa elaborata avviene unicamente in direzione dell'apice del germoglio, quindi tutto il nutrimento rimane nel tratto che comprende le foglie e queste continuano a crescere e prosperare. Negli stadi successivi oltre al movimento di richiamo dell'apice del germoglio, ci sono già delle linee di movimento verso le radice, ma soprattutto verso le infiorescenze (e poi verso i frutti). Le infiorescenze e i frutti giovani hanno un fortissimo richiamo di linfa.

Senza l'apertura di nuovi germogli si ha una prevalenza di foglievecchie che, regolarmente nutrite, prosperano e continuano a vivere.

Se poi però cominciano a comparire fiori o frutti, e se ne lasciano troppi sulla pianta, tutti i nutrienti vanno ai fiori e ai frutti, a scapito quindi del fogliame e di tutte le altre parti, magari esteticamente interessanti, del bonsai.

E' bene perciò, dopo un certo tempo, togliere un eventuale eccesso di fiori, come la maggior parte dei frutti, per evitare che la loro presenza determini un decremento nel resto della pianta.

Che questo fenomeno sia un effetto ormonale dovuto alle citochinine è abbastanza semplice da dimostrare. Alla comparsa di un nuovo germoglio, dopo un certo tempo le foglie appassiscono e cadono, ma se delle citochinine vengono spruzzate su queste foglie basali e si esamina come si muovono, sia le citochinine che gli zuccheri, si osserva che tutti i nutrimenti e le varie sostanze vengono richiamate dalle foglie trattate con le citochinine.

DOMANDA. Qual'è la spiegazione di questo fatto. Se quando cominciano a crescere dei nuovi germogli si tolgono le foglie vecchie che sono alla loro base, essi crescono molto meno, cioè maturano prima?

RISPOSTA. Sono le foglie mature, che con l'attività fotosintetica creano nutrimenti per il germoglio che cresce. Se vengono tolte mentre sono ancora funzionali, non si ha più l'apporta di nutrimento prodotto da quelle foglie. In poche parole, tolte le foglie e lasciato solo il germoglio, chi gli dà il nutrimento necessario nell'attesa che cresca e diventi funzionante?

La disposizione delle foglie su di un ramo e la distanza che le separa una dall'altra si chiama fillotassi, e non è casuale: esse sono inserite secondo una regola legata a delle proporzioni matematiche costanti, che permettono di calcolarne, specie per specie, la distribuzione

Sappiamo che le foglie possono essere inserite in modo alterno o in modo opposto. In modo opposto vuoi dire che nello stesso nodo sono inserite due foglie; alterno vuoi dire che ce n'è una in un nodo, una nell'altro, e sono disposte in modo diverso. Questo perché le foglie devono prendere tutta la luce possibile.

Prendiamo per esempio un rametto di ciliegio, che ha le foglie inserite in modo alterno: la loro disposizione anche se sembra casuale, non lo è. La scienza che studia la filiotassi ha trovato che le foglie sono disposte su ogni rametto in un modo particolare, per cui, vista dall'alto, ogni foglia ha rispetto all'altra un angolo di divergenza che consente a tutte di prendere in modo ottimale la luce solare che scende perpendicolare al terreno. Più precisamente, nel caso del ciliegio, una foglia sarà nella stessa posizione della precedente ogni due giri di una ipotetica spirale “disegnata” sul fusticino. La foglia n. 0 e la foglia n. 5 saranno quindi nella stessa posizione ideale dopo due giri. Questa tipica disposizione delle foglie sul fusto viene indicata con dei numeri, che in questo caso sono: 2 - 5, cioè cinque foglie ogni due giri.

Questi numeri, che possono apparire banali, sono ripetitivi in tutte le piante, ed espressi in frazione sono 1/2, 1/3, 2/5, 3/8, 5/13, 8/21,13/34. E così via.

C'è una costante nella correlazione tra questi numeri: ogni somma di due successivi dà il numero che segue.

Questa serie di numeri è stata escogitata da Fibonacci, un illustre matematico del 1200, che ha introdotto in Europa la numerazione araba. Egli ha desunto questa successione immaginando che, chiusa in un recinto, una coppia di conigli ogni mese generi un'altra coppia di conigli, che a loro volta questi conigli si riproducano generando un'altra coppia, che si aggiunge alla precedente, e così via.

Calcolando il numero di coppie di conigli dopo “tot” mesi si scopre che effettivamente corrisponde alla serie di numeri espressi in precedenza, allungabile ovviamente all'infinito.

Il risultato delle frazioni indicate prima porta ad un numero imprecisato, che però tende a 0,38. Tale numero, rapportato su 360°, esprimerebbe l'angolo ideale (137°) di divergenza delle foglie, per cui ognuna potrebbe prendere il massimo della luce solare.

Questo stesso numero però, rappresenta la radice quadrata della sezione aurea, ed ha a che vedere con il bonsai e con le sue corrette proporzioni.

Vediamo allora che la sezione aurea è un valore, derivante sempre dai numeri del matematico Fibonacci, per cui se un segmento viene diviso in due parti disuguali, esso risulta diviso secondo la sezione aurea, quando la parte più grande è medio proporzionale tra l'intero segmento e la parte più piccola.

Vuol dire che se dei numeri sono inseriti in una sezione aurea, cioè un qualche cosa di esteticamente proporzionato, i due numeri sono proporzionali l'uno rispetto all'altro.

Se questi numeri, che appaiono così sterili, vengono applicati a qualche cosa di più famigliare, per esempio alle proporzioni ideali del corpo umano, è più facile apprezzarne la validità. Ad esempio la distanza dell' ombelico dai piedi è proporzionale a tutta l'altezza, come la distanza dall' ombelico alla testa, la cui misura è a sua volta proporzionale al resto del corpo.

Questi numeri, riscontrabili per esempio nelle dimensioni del Partenone, sono gli stessi numeri della fillotassi.

Il legame col bonsai lo si scopre consultando uno dei libri di John Naka. Un suo disegno dimostra che le corrette proporzioni di un bonsai sono la risultanza di un insieme di rapporti, che è necessario rispettare se si vuole creare un esemplare. Le proporzioni suggerite da John Naka per un bel bonsai corrispondono a quelle legate alla sezione aurea considerate finora.

Nell'illustrazione il primo ramo è inserito a circa un terzo dell'altezza del tronco, in un punto cioè che risulta proporzionale rispetto a tutta la pianta. Così , per esempio, in un albero alto 21 centimetri i numeri saranno 8 - 13 - 21, di modo che ogni segmento sia proporzionale con la dimensione totale.

Termino quindi affermando che anche in un bonsai ci sono delle “misure” che fanno considerare l'albero armonico e bello.