La domanda che viene fatta più di frequente si riferisce a come infittire la vegetazione dei pini. Queste in realtà risultano essere delle piante molto difficili da capire e da gestire, e il ripetersi delle stesse domande significa che per gli amatori il problema non è ancora risolto. Va fatta innanzitutto una distinzione tra i due tipi di pini: quelli a due aghi e quelli a cinque aghi.
La reazione ai trattamenti è molto differente; la maggior parte dei pini delle nostre regioni appartengono alle specie a due aghi e comprendono il silvestre, il nero, il mugo, ecc.
Dei gruppo di pini a cinque aghi fanno Invece parte quelli che perlopiù vengono importati dall’Oriente.
Parlando dei pini a due aghi, esaminiamo problema di quando si deve Incominciare a trattare una pianta, dl quando gli aghi sono lunghi, ecc..
La vegetazione dell’anno è rappresentata da una cacciata, alla base della quale ci sono generalmente fino a cinque rametti disposti radialmente.
D’abitudine sui rami vecchi, a partire dall’estremità, si trovano gli aghi dell’anno corrente, dell’anno prima, di due anni e talvolta di tre, ma poi (dal quarto anno a ritroso) il ramo appare sempre nudo. Il problema dei bonsaista è quello di “riportare” la parte verde della vegetazione più vicina ai tronco, per poter costruire la sagoma credibile di un albero vecchio.
A differenza delle piante latifoglie, nelle conifere non è possibile accorciare un ramo senza lasciargli almeno una gemma apicale. L’unico modo è quando vi siano comunque delle gemme che “rappresentino” quella apicale, o si possa considerare come sua estremità uno dei suoi piccoli rami, sempre che esso abbia almeno una gemma in cima.
E però possibile, in determinate situazioni, tagliare un ramo all’altezza degli aghi del primo o secondo anno, ma sempre a condizione che gli restino degli altri aghi (della stessa età) più indietro sui moncone, e che l’intervento di potatura venga eseguito nel periodo tra luglio e i primi di agosto. Tagliando nel tratto privo di aghi tutto ramo seccherebbe, 5olo la presenza degli aghi consente infatti ai ramo di sopravvivere e formare delle nuove gemme, come succede spontaneamente di anno in anno.
DOMANDA: Vorrei sapere se, tagliando un ramo all’altezza degli aghi di tre anni, gli rispuntano altri aghi o se cadono quelli e basta.
RISPOSTA: Siccome è facile che in pochi mesi gli aghi dei terzo anno cadano (e dietro ad essi il resto di quei ramo è sempre nudo), qualora ciò avvenga prima della formazione delle nuove gemme la fine del tratto di ramo sarebbe inevitabile.
Va tenuto presente che ci sono delle differenze nei tempi di esecuzione dovute alla collocazione geografica, perciò seguendo le date precise indicate da certi libri c’è il rischio dl sbagliare: è bene quindi regolarsi controllando quello che succede nella propria zona.
Di norma, se non si interviene, si ha ogni anno una singola cacciata, quindi l’unica vegetazione recente è conseguente alla trasformazione della candela in rametto, con i suoi aghi, e in punta la gemma per l’anno successivo, se in primavera si taglia via completamente la candela, normalmente alla sua base ha luogo la cacciata di una seconda generazione di germogli, che essendo più numerosi tendono ad essere più piccoli e con aghi più corti. C’è però la probabilità che se il clima è molto freddo questa seconda cacciata non compaia ,e si formino invece delle gemme, dalle quali le candele verranno allora fuori la primavera successiva.
Alla fine, dopo un simile intervento potrebbe succedere di avere tre, quattro o cinque germoglietti corti corti, all’estremità dei ramo dove si è tagliato. Nell’inverno che segue si tagliano gli aghi vicino a questi piccoli germogli, procedendo perciò solo quando la circolazione della linfa è scarsa nella pianta, poiché altrimenti ne fuoriesce molta linfa resinosa. Può anche succedere che gli aghi tagliati si anneriscano all’estremità e la pianta si indebolisca. li trucco di bagnare con dell’acqua fredda la pianta, subito dopo aver tagliato gli aghi, fa sì che fuoriesca meno linfa, e pertanto si limitano le dimensioni del danno.
La primavera seguente, dai germoglietti rimasti avrà luogo la crescita delle candele, li cui sviiuppo però sarà molto misurato.
Oli aghi tagliati cadono l’anno successivo o ai massimo due anni dopo, e tale processo offre l’opportunità di sostituire con aghi nuovi (e più corti) la vegetazione del palchi.
Krekeler, ad Heidelberg, esegue questo intervento a metà agosto, e considera che ci siano quattro settimane di differenza tra la parte meridionale e la parte settentrionale della Germania. Probabilmente tra qui e la Germania c’è una differenza ancora maggiore, infatti da noi a maggio le candele sono già piuttosto sviluppate.
Come s’è detto, non è consigliabile comunque seguire strettamente un calendario, è più importante osservare le piante e trarne le informazioni. in primavera dalla gemma apicale nasce una candela, della quale si cominciano a scorgere gli aghi; a questo punto il colore di questa candela è verde ed essa è molto fragile. Poco per volta, durante l’estate, la corteccia di questo nuovo ramo che sta crescendo passerà al giallo e poi ai marroncino, fino a diventare quella di un ramo maturo. Naturalmente anche la sua struttura cambia gradatamente, con la formazione delle squamette tipiche delle conifere. Coi completamento dello sviluppo in cima ai ramo si forma la gemma apicale (spesso accompagnata da alcune altre, più piccole, alla sua base) da cui si svilupperà la vegetazione dell’anno successivo. Quando il rametto è maturo, quello è il momento per tagliare.
Come criterio nella coltivazione, quando si desidera che dalle gemme cresca un ramo robusto (per accorciano magari in seguito), si lasciano tutte: se il futuro ramo non deve ingrossare o allungarsi troppo conviene eliminare la gemma apicale più grande (oppure, più tardi, la candela più lunga), conservando e lasciando quindi crescere solo uno o due dei rametti più sottili, allo stesso modo, accorciando una candela si limitano in proporzione le dimensioni dei ramo in cui essa si trasforma, Nei pini a cinque aghi si ha una situazione analoga, con la comparsa in primavera di un certo numero di germogli riuniti in gruppo all’estremità dl ogni ramo, a questi pentaphylla non si devono mai tagliare gli aghi, poiché tale sottrazione di verde potrebbe far morire la parte trattata, oppure ai contrario per reazione far produrre germogli anche troppo vigorosi. Bisogna aspettare che i singoli germogli comincino a separarsi e ad evolvere, poi si possono asportare, rompendoli con le dita, tutti meno due, che verranno usati per creare con uno il proseguimento dei ramo e con un altro più piccolo un ramo laterale. Se poi questi futuri rami li si desidera lunghi o corti, i germogli stessi vanno accorciati presto nelle volute proporzioni.
Il momento ideale per intervenire, è quando si inizia a distinguere gli aghi. Non si devono usare forbici, per evitare il rischio di danneggiare gli aghi vicini: la cosa migliore è quella di spezzare i germogli con le dita.
Può succedere che con l’aumentare della vegetazione lo spessore dei palchi già strutturati diventi eccessivo. La maggior parte del soggetti che si vedono in giro hanno questo inconveniente. Per evitarlo occorre che ogni anno ad ognuno dei gruppi di germogli vengano eliminati quelli centrali più vigorosi che, salendo verticali, farebbero aumentare io spessore (oltre che la densità) dei palco, si ottiene così anche di migliorarne l’illuminazione.
Grazie al fatto che arriva molta luce, è più facile che sul ramo si formino nuovi germogli, la cui comparsa consente di avvicinare la vegetazione al tronco, e di eliminare la parte esteticamente eccedente (cioè l’estremità) di certi rami troppo lunghi.
DOMANDA: Quando devo togliere i rametti, li tolgo fino dall’inserzione o devo lasciare una parte della candela tagliata?
RISPOSTA: Si accorcia la candela a seconda della lunghezza desiderata del futuro ramo, ricordando che se si lascia dei pezzetti senza vegetazione resta solo del legno morto.
DOMANDA: Tagliando leggermente sopra ia biforcazione qualche volta esce una gemma.
RISPOSTA: Questo dipende da molti fattori, ad esempio se la pianta è stata ben fertilizzata prima. Può darsi che si siano formate delle gemme talmente piccole che non si vedono: quando si interviene quelle possono svilupparsi ulteriormente.
Una situazione analoga a quella descritta si verifica in tutte le conifere dove la densità della vegetazione superficiale fa mancare la luce al suo Interno, tanto che non vengono nuovi germogli. La vegetazione superficiale, se non si interviene, continua però ad allungarsi e questo è negativo.
Nelle varietà diverse dal pino la cosa è più semplice da risolvere, Non è però sufficiente pizzicare, tagliare, ecc., per tenere in buona salute questi soggetti. Molti dei pini sono “affamati” poiché spesso non gli si dà abbastanza fertilizzante, ogni volta che si taglia, come quando si tosa Il prato) ci si aspetta una nuova produzione di verde; quindi prima dl tagliare si deve ogni volta fertilizzare, per poter rifornire la pianta di quello che gli serve, In primavera si può usare dei fertilizzante liquido minerale, fino al 27% dl azoto, all’inizio dell’estate è meglio dare dei concime organico a base di ravizzone (quello usato dai giapponesi per fare le palline), e più tardi dei concime normale per agricoltura (12/12/8). Un collega amico di Krekeler ha un grande vivaio dove coltiva prevalentemente conifere, ha fatto degli esperimenti, rendendosi conto che bisogna fertilizzare con abbondanza, perlopiù anche il doppio che le latifoglie. D’altronde, poiché non è così semplice misurare le quantità occorrenti nel vaso, mentre fertilizzando il terreno si può andare più disinvolti, con le piante coltivate in contenitore bisogna essere più scrupolosi.
Siccome è l’acqua che consente l’assorbimento del sali minerali, quanto più fertilizzante si dà insieme ad abbondanti irrigazioni, tanto maggiormente la pianta cresce. Se però si fertilizza e si misura l’acqua, il soggetto ha un buon sviluppo , ma senza esagerare.
Tra gli errori che si possono commettere, uno è quello di limitare troppo le innaffiature, perché se si eccede nel tenere le piante molto asciutte, c’è Il rischio che muoiano. Non si deve dimenticare che è il fatto di avere una pianta vigorosa che dà l’opportunità, attraverso la comparsa di nuove gemme, dl accorciarne I rami. Ed è solo grazie ai fatto che la pianta si rinnovi continuamente che è possibile ristrutturarne la forma. E questo naturalmente richiede una corretta fertilizzazione. Spesso la gente dimentica che il bonsai è una pianta normale, e come tale vada considerata, Nel caso che si usino dei fertilizzanti del commercio, il consiglio è dl leggere quali dosi propone il fabbricante e seguire queste istruzioni. La scelta dei tempi e delle modalità dl applicazione dipende dai tipo di fertilizzante, tenendo presente che se questo è dei tipo formulato per piante coltivate in piena terra, usare quelle stesse concentrazioni nelle piante in vaso potrebbe essere pericoloso. La strategia è di dimezzare le proporzioni: se il fabbricante suggerisce 10 gr. ogni quattro settimane, conviene usare 5 gr. ogni due settimane, Quello che conta è il rapporto acqua-fertilizzante, cioè la concentrazione della soluzione usata: in genere è meglio essere piuttosto scarsi che troppo abbondanti.
Nei pini neri, come in altre specie tenute in serra, a volte accade che Ingiallisca la chioma, e non si sa per quale ragione: si può presumere magari che il soggetto sia stato bagnato troppo per un certo tempo, oppure che l’inconveniente dipenda dalla mancanza di ferro, o di magnesio o di manganese. Dopo vari tentativi Krekeler si è accorto che semplice fatto di tenere aperte le finestre più a lungo (cioè migliorare la ventilazione) consentiva poco per volta alle piante di tornare di nuovo verdi. La spiegazione potrebbe essere che quando l’umidità ambientale è molto elevata la traspirazione delle piante sia scarsa, e siccome l’assorbimento dei liquidi dalla radice e il movimento della linfa avviene in conseguenza della traspirazione fogliare, anche se il fertilizzante è disponibile nel terriccio, non può essere assorbito, e la pianta ne soffre. Ci vuole comunque dei tempo perché h colore riappaia. Usando però un prodotto che viene dagli Stati Uniti (è un fertilizzante “Peter’s”) si riesce ad avere di nuovo le fogli verdi in quattro settimane. La via più breve per recuperare le buone condizioni di una pianta quando ci sono simili problemi, è tuttavia quella di toglierla dai vaso, metterla in piena terra, “ignorarla” per qualche tempo, limitandosi a darle un po’ di acqua, e quasi sempre la situazione si normalizza, La terra migliore sarebbe quella che si trova attorno alle radici nei punto in cui si raccoglie la pianta. Usata per la coltivazione in vaso, a causa delle frequenti innaffiature, la sua composizione e soprattutto la struttura finiscono coi modificarsi, compattandosi: in vaso non è perciò adatta la stessa terra che andava bene in natura.