La coltivazione del pino si divide In tre fasi: il reperimento del materiale in vivaio od in natura, la fase di impostazione e ramificazione del soggetto, la finitura del bonsai ed il suo mantenimento nel corso degli anni, se si opta per la raccolta, essa si può fare indifferentemente sia d’autunno che in primavera, tenendo presente che le piante raccolte d’autunno conviene siano riparate durante il periodo più rigido dell’inverno, per il semplice motivo che le ferite inferte alle radici nel momento dell’espianto non sì sono ancora cicatrizzate ed il gelo può provocare danni assai seri.
Nelle piante raccolte in natura il problema più grave, oltre all’attecchimento della pianta, è che presentano il verde sui rami molto lontano dal tronco con lunghi tratti di rami nudi che rendono difficile l‘impostazione a bonsai senza ricorrere ad antiestetici contorcimenti dei rami per tentare dl avvicinare il verde al tronco.
II metodo che io seguo per risolvere nel migliore dei modi il problema lo descrivo di seguito.
Il pino raccolto lo lascio vegetare tutto l‘anno, togliendo solo i rami che sicuramente non servono per il disegno futuro del bonsai e fertilizzo intensamente la pianta per farla crescere il più vigorosamente possibile.
L’anno successivo lascio vegetare il pino senza intervenire, fino alla fine di giugno/prima settimana di luglio, ricordandomi di concimare adeguatamente durante la primavera, quindi taglio tutta la vegetazione dell’anno in corso più metà della vegetazione dell’anno precedente.
E’ molto importante fare questo lavoro su tutta la pianta e non solo su una parte dl essa. Se ho operato correttamente e l‘albero è in buona salute, entro l’autunno noterà sulla parte vecchia del rami, dove non ci sono più gli aghi, la comparsa di numerose gemme che l’anno successivo si trasformeranno in utili rametti. Questo è dovuto al fatto che ho potato l’albero su legno maturo e la pianta, essendo carica di sostanze nutritive, mi darà una risposta generalizzata su tutto l’albero.
Il metodo sopradescritto è il primo intervento da eseguire per fare arretrare la vegetazione, ma, se ciò non bastasse, dovrò lasciar crescere a gemme nate dal primo intervento per due o meglio tre anni, senza mai intervenire, per poi ripetere nuovamente tutta l’operazione precedente, ricordandomi di fare la adeguate fertilizzazioni importantissime per il risultato finale.
Con questo secondo taglio avrò un ulteriore arretramento del verde sulla parte spoglia della pianta, ma molto meno evidente della prima volta, perciò è molto importante che il primo Intervento sia il più corretto possibile.
C’è anche da tener presente che il pino nero reagisce meglio del pino silvestre.
Un altro aspetto molto importante è costituito dalla salvaguardia delle gemme più deboli che normalmente sono quelle sui rami più vicine al tronco e che vanno protette dalla dominanza apicale delle gemme più forti situate verso la punta dei rami: queste dovranno essere sfoltite o accecate al risveglio vegetativo dando così maggior vigore alle gemme arretrate. Superata questa fase della lavorazione, si può passare all’impostazione del nostro bonsai posizionando con il filo tutti i rami della pianta secondo il disegno prefissato, dando sfogo a tutta la nostra creatività, Lascio poi crescere le gemme, nate dagli interventi precedenti, per formare la ramificazione secondaria indispensabile per poter poi passare alla fase dell’infoltimento dei palchi fogliari.
Per infittire la vegetazione, dopo aver raggiunto una buona ramificazione secondaria che è indispensabile, lascio crescere le gemme fino alla fine di giungo/prima settimana di luglio, poi elimino tutta la vegetazione cresciuta durante ‘ultima primavera e lascio solamente due otre millimetri di rametto alla base.
Un modo sicuro per individuare Il momento adatto per potare il giovane rametto, è intervenire quando il colore vira dal verde al marrone chiaro, ciò che nella mia zona avviene appunto nel periodo sopra indicato.
In autunno dirado le gemme dove sono in eccesso e lascio solo quelle che servano per migliorare a forma estetica dei bonsai.
Questo è un lavoro che potrà protrarsi per diversi anni fino a quando non si raggiunge un buon infittimento che mi indica di essere vicino alla fase conclusiva dì finitura dei piccolo albero.
Ora è il momento di preoccuparmi di equilibrare la vigoria di crescita di tutta a vegetazione, in special modo tra l’interno e l’esterno dei rami, tra Ia parte apicale e la parte inferiore del bonsai.
In primavera alla crescita delle gemme quando queste si trasformano in candele, spezzo le stesse lasciandone un pezzetto; intervengo logicamente sulle candele più vigorose e lascio stare quelle più deboli e quelle situate verso l’interno dei rami.
il lavoro lo faccio in due tempi: prima la parte bassa del pino e, dopo circa due settimane, sulla parte alta dei bonsai.
Verso l’ultima settimana di giugno/la prima di luglio, procedo al taglio della vegetazione cresciuta durante la primavera ed il pezzetto di rametto cresciuto dalle candele spezzate, stando molto attento dl lasciare sempre degli aghi dell’anno precedente sulla parte superstite dei rametto. Anche in questo caso è ovvio che non toccherò quei rametti deboli e verso l’interno del bonsai.
In autunno faccio la cernita delle gemme in esubero cresciute dopo il taglio dell’estate eliminando quelle forti nella parte alta ed esterna dei bonsai, quelle deboli nella parte interna e nella parte inferiore dell’albero.
Durante l’inverno prima del risveglio primaverile intervengo eliminando gli aghi: lascio poche coppie di aghi vicino alle gemme forti, qualche coppia in più nelle gemme di medio vigore, e, tutti gli aghi, alle gemme deboli, lavorando con questo metodo ottengo una vigoria di crescita omogenea su tutto il bonsai e questo mi permette dl avere una finitura ottima che valorizza ancora di più la pianta.
Un metodo che mi da ottimi risultati è quello di intervenire per due volte sulle candele molto forti in special modo per i pini neri. Ne tolgo un pezzetto al primo intervento e, dopo circa due settimane, levo un’altra metà della parte dl candela rimasta.
Il doppio intervento ml permette dl bloccare per due volte la crescita nella parte vigorosa dell’albero a tutto vantaggio delle parti più deboli.
Procedendo con il metodo appena descritto, ricordandosi di seguire i tempi per le varie fasi di lavorazione, con una pianta sana e ben concimata, non mi stancherò mai di ripeterlo, otterremo una ramificazione molto fitta, degli aghi molto corti in scala con iI nostro piccolo alberello. Non è mai da dimenticare la necessità di rispettare i tempi fisiologici della pianta perché per fare bonsai, possiamo chiedere alla pianta di darci tutto ciò che è in grado di fare, purché ciò avvenga nei modi e nei tempi dovuti.