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Attilio SANSONI - Centro di Formazione Professionale ENAIP di Arco

Questa relazione vuole essere, come il titolo stesso specifica, una descrizione di come produrre piantine destinate alla coltivazione bonsai. Prima di introdurmi in note di carattere tecnico sulla produzione di piantine da talea, permettetemi di analizzare diversi materiali di partenza per la realizzazione di un bonsai.

a - piantina raccolta nel bosco o in natura.

b - piantina da vivaio - piantina da seme - piantina da talea

a - piantina raccolta in natura.

La natura delle volte con alcuni individui è piuttosto inclemente, limitandone lo sviluppo naturale. Passeggiando per il bosco quindi si possono trovare piante con le forme più strane, cresciute in condizioni difficili, che sono un materiale privilegiato per farne bonsai.
Bisogna però tenere conto del fatto che, più la pianta è ‘sofferta' tanto più è difficile raccoglierla con un buon apparato radicale. Ciò porta come conseguenza ad uno squilibrio tra la parte ipogea e quella epigea della pianta.
Il bonsaista poi deve seguire il lavoro di scultura che la natura aveva iniziato, procedendo quindi su una traccia non sua, salvo raccogliere piantine giovani che si prestano ad essere modellate con più libertà. In alcuni casi poi ci sono difficoltà nella identificazione della varietà.
Con tutto ciò, la raccolta di piantine in natura è pur sempre un possibile criterio, anche se talvolta limita la fantasia del bonsaista.

b - piantina da vivaio

La produzione di piantine in vivaio comprende le due tecniche principali: semina e taleaggio.
Raccogliere le piantine direttamente in un vivaio crea in alcuni casi dei problemi se sono state coltivate in piena terra, ed è perciò consigliabile utilizzare quelle coltivate in contenitore per evitare un apparato radicale sparso.
Reperire però queste piante ci evita il lavoro della propagazione.

Piantina da seme:

si tratta di ottenere una piantina dal seme prelevato dalla pianta che si vuole riprodurre. Bisogna solo tener presente che molte volte la pianta riprodotta può presentare caratteristiche diverse dalla pianta madre.
Uno svantaggio è costituito dal maggior tempo per ottenere una consistente piantina da bonsai a causa del lungo periodo di germinazione di alcune specie e alla lentezza della crescita successiva. In alcuni casi poi questi semenzali presentano caratteristiche del selvatico che potrebbero non prestarsi bene alla realizzazione di un bonsai.
L'eventualità diventa invece positiva se la riproduzione per seme ci permette di ottenere casualmente soggetti con caratteristiche migliori e quindi nuove varietà. Questo sistema inoltre è valido in caso di specie che difficilmente si moltiplicano per talea, con l'alternativa di altri tipi di propagazione: innesto, margotta, propaggine, ecc.

Piantina da talea:

quest'ultimo caso è forse quello che offre maggiori possibilità al bonsaista, anche se alcune specie presentano difficoltà nella propagazione. In questo caso, il risultato è sempre un soggetto identico alla pianta madre senza dispersione o regressione di caratteri, come avviene invece nella riproduzione per seme.
Vale la pena ricordare che producendo tale. il bonsaista potrà scegliere tra talee di punta o di parte intermedia di rametti, per ottenere differenti risultati.
Nella talea di punta si salvaguarda la gemma apicale che essendo predominante prolungherà naturalmente la crescita del tronco, nel secondo caso si avrà una ramificazione della talea e quindi il bonsaista dovrà provvedere, correggendo la direzione dei germogli nati da gemme laterali, alla prosecuzione del fusto principale.
Certamente positivo rimane il fatto che con le piantine da talea si parte da materiale giovane completamente “vergine”, se così si può dire, su cui lavorare.
Un altro punto importante è che le radici sono disposte radialmente attorno alla parte basale e quindi manca il fittone che può risultare ingombrante nelle successive operazioni di rinvaso. È da tener presente anche la relativa facilità con cui le talee possono essere indotte a radicare, se si adottano substrati adatti ed eventualmente bancali riscaldati, impianto di nebulizzazione e se necessario gli ormoni radicanti.
Questi ultimi metodi di forzatura premettono di propagare piante anche di difficile radicazione.
A questo punto, introducendomi nella descrizione di prove di radicazione con talee di alcune specie di piante per bonsai, vorrei di pari passo parlare dei substrati e dei sistemi di forzatura sopracitati. I substrati utilizzati nella radicazione delle tale. sono principalmente: sabbia, torba, perlite, vermiculite nonché abbinamenti degli stessi.
Punto importante e valido per tutti questi substrati è la loro perfetta sterilità che riduce il rischio di infezioni alle talee.

-   La sabbia -

Essa deve essere grossolana ed offrire la presenza di numerosi macropori che facilitino lo sgrondo dell'acqua in eccesso, evitando così ristagni dannosi che potrebbero provocare marcescenza alle talee.
Nel nostro caso, avendo utilizzato sabbia fine, ho potuto verificare di persona questi inconvenienti. Infatti i ristagni e l'aerazione scarsa del substrato sabbioso hanno favorito lo sviluppo di marcescenze all'apparato radicale di alcune talee.
La sabbia fine inoltre tende a compattarsi e questo rende ancor più frequenti gli inconvenienti descritti prima.

-   Torba -

Substrato frequentemente usato, del tipo comunque non eccessivamente acido, o corretto eventualmente con l'aggiunta di carbonato di calcio. Poiché la torba trattiene facilmente l'acqua, talvolta si nota la presenza di eccesso idrico. In tal caso si utilizzano abbinamenti di sabbia-torba o perlite-torba che permettono di mantenere umidità costante e di far percolare in profondità l'acqua in eccesso.

-   Perlite -

Materiale che deriva dalla lavorazione di rocce vulcaniche sottoposte ad alte temperature, colore grigio-biancastro, molto leggero e ricco di macropori (80% in volume di porosità).
Offre buona aerazione, con percolazione in profondità dell'acqua in eccesso. Ottimo diventa l'abbinamento con la torba.

- Vermiculite -

Materiale particolare a scaglie, derivato dalla lavorazione di rocce sottoposte ad alte temperature, molto leggero, con notevoli capacità di assorbire e trattenere l'acqua. Le scaglie funzionano come piccole spugne. La capacità di ritenzione idrica arriva fino a 5 volte il suo peso.

Il pH è tendenzialmente alcalino.

I bancali di radicazione sono stati, nel nostro caso, delle banquettes a terra con riscaldamento basale garantito da acqua calda che scorre in tubi di polietilene posti sul fondo del bancale, la temperatura è regolata da termostati posti nel locale caldaia, collegati con una sonda inserita nel substrato di radicazione, dove la temperatura è verificabile in qualsiasi momento con un termometro immerso nel substrato. Il riscaldamento basale può essere effettuato anche con resistenze elettriche poste sul fondo del bancale, oppure più semplicemente o se vogliamo artigianalmente, con un boiler scalda acqua.
Il bancale può essere anche rialzato, a seconda delle esigenze; è chiaro che quello rialzato è più comodo, entrambi però devono avere un buon isolamento termico, in modo da non avere dispersioni di calore verso il basso.
Il sistema di regolazione della temperatura deve essere efficiente, in maniera da non avere eccessive oscillazioni della stessa, che potrebbero provocare dei danni alle talee.
Ottimo risulta l'abbinamento del bancale riscaldato ad un impianto di nebulizzazione; si crea cosi' un ambiente ideale per la radicazione.
L'impianto di nebulizzazione consiste in una serie di ugelli per l'irrigazione che polverizzano l'acqua, in maniera tale da costituire una nebbia, che ha le funzioni di mantenere fresco l'ambiente dove si trova la parte aerea della talea, mantenere quest'ultima costantemente umida e di bagnare il substrato. Il raffrescamento continuo dell'ambiente riduce, o meglio inibisce, il vegetare della talea; il mantenerla in umidità costante limita la sua evapotraspirazione e quindi evita che essa si disidrati e possa seccare, soprattutto se si tratta di talee erbacee, oppure talee dotate di apparato fogliare.
Queste condizioni prolungano la vita della talea e, abbinate al riscaldamento basale, stimolano la radicazione. Evitare che la talea vegeti, permette che le sostanze di riserva contenute in essa siano utilizzate per la radicazione.
L'impianto di nebulizzazione dovrebbe essere automatizzato, in modo da limitare l'intervento dell'uomo, essere dotato cioè di un'elettrovalvola collegata con una foglia elettronica che ne regoli l'apertura in base all'umidità riscontrata, oppure ad un timer che apra a tempo, per periodi brevi, l'impianto di nebulizzazione, in modo da mantenere un raffrescamento e un'umidità costante.
Se il bancale di radicazione non fosse abbinato ad un impianto di nebulizzazione, potrebbero sorgere dei problemi che porterebbero alla morte delle tale., infatti nell'aria, alla superficie del bancale, si avrebbero temperature relativamente alte e quindi controproducenti per le talee. Questo mi porta a dire che la temperatura ambiente della serra, in cui è situato il bancale, deve essere assolutamente inferiore a quella dello stesso (di 4-5° C); nel nostro caso l'ambiente serra ha temperature che variano attorno a 20° C
Cosa importante è la temperatura del bancale, che per dare risultati attuali dovrebbe essere diversa a seconda della specie. Ciò comporterebbe la costituzione di diversi bancali di radicazione, con costi sensibili per il vivaista. Si possono comunque avere risultati soddisfacenti, come nel nostro caso, mantenendo la temperatura attorno ai 23° C.
Questo ambiente ideale per la radicazione, può però favorire Io sviluppo di parassiti fungini; è quindi indicato l'utilizzo di sostanze che limitino lo sviluppo di funghi e muffe, ad esempio prodotti a base di Benomyl e Captano, con particolare accortezza nell'uso di quest'ultimo.
È stato usato durante le prove il radicante Germon in polvere a base di acido alfanaftalenacetico (NAA).
Per motivi di spazio, le talee sono state inserite direttamente nel substrato molto vicine fra loro e non in contenitori. Questa condizione ha permesso che le radici si intricassero tra loro, creando difficoltà al momento del rinvaso, soprattutto per quelle specie che mal sopportano trapianti a radice nuda.
È quindi consigliabile usare dei contenitori semirigidi (Florpak).
Per concludere direi che il taleaggio è una tecnica da utilizzare sempre più nella produzione di piantine per bonsai anche quando non si dispone di sofisticati mezzi tecnici.

PYRACANTHA ORANGE GLOW
Prelievo    Invasatura
13/03/85      02/05/85
Tipo di talee: legnose
Agriperlite  Radicate 51%
Torba     Radicate 38%
Scarsa radicazione, tale. con radici esili e stentate
Sabbia     Radicate 84%
Migliore radicazione con radici grosse e ben formate
Le talee ben lignificate hanno dato risultati migliori.


COTONEASTER CORAL BEAUTY
Prelievo  Invasatura
06/03/85 02/05/85
Tipo di talee: legnose e semilegnose
Torba 50% + Agriperlite 50% Radicate 93%
Ottima percentuale di radicazione, talee con apparato radicale ben formato
Torba  Radicate 71%
Discreta percentuale, talee con radici piuttosto esili
Sabbia  Radicate 87,7%
Buona percentuale, apparato radicale notevole con radici ben formate.
È risultato il miglior apparato radicale delle tre prove.
Le tale. più lignificate hanno dato risultati migliori, forse per maggior accumulo di sostanze energetiche.

 

 CHAMAECERASUS PILEATA
Prelievo Invasatura
28/09/84 28/10/84
Tipo di tale.: legnose e semilegnose
Torba  Radicate 97%
Buona percentuale, apparato radicale abbondante ma con radici più esili di quelle formate in sabbia.
Sabbia in vasetti 07  Radicate 98%
Buona percentuale con radici ben fornite. Già dopo 15 giorni le tale si presentavano ben radicate. Quelle di 2 o più anni hanno dato origine a radici corte, grosse ma scarse. Migliori sono risultate tale. prelevate da rametti giovani.

 

CHAMAECYPARIS ELLWDODI
Prelievo   Invasatura
16/01/86   24/04/86
Perlite 50%+Vermiculite 50% + Germon Radicate 93%
Buon apparato radicale con radici lunghe e ben formate.
Perlite 50%+Vermiculite 50% + P77   Radicate 93%
Buon apparato radicale con radici lunghe e ben formate.
Torba + Germon Radicate 100%
Buon apparato radicale con radici lunghe piuttosto esili.
Torba + P77 Radicate 100%
Buon apparato radicale con radici lunghe piuttosto esili.
Sabbia + Germon Radicate 97%
Buon apparato radicale ben ramificato, radici corte e grosse
Sabbia + P77    Radicate 98%
Buon apparato radicale ben ramificato, radici corte e grosse.
Le talee già a 15 giorni dal taleaggio avevano iniziato la radicazione, questo in tutti i tipi di substrato

 

ACER CAMPESTRE
Prelievo Invasatura
18/03/86   24/06/86
Tipo di talea: legnosa   
Torba + P77 Radicate 42%
Buon apparato radicale, radici ramificate ma esili
Torba + P77 Radicate 38%
Buon numero di radici ben ramificate, piuttosto esili.
Sabbia + Germon    Radicate 18%
Apparato radicale scarso e malformato con radici corte e solo una radice per talea

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