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ANCHE PER LA PRIMAVERA ALCUNI CONSIGLI PRATICI

Non ci stancheremo mai di precisarvi che in questa rubrica cerchiamo di essere utili a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del bonsai, smitizzando e sdrammatizzando tecniche colturali e conoscenze che, se del caso, diverranno patrimonio di ciascun bonsaista nel momento in cui questo affascinante hobby lo avrà coinvolto in forma totale.

Per il momento dimentichiamo le acrobazie che ci capita di vedere nelle varie manifestazioni e cerchiamo di far vivere nel migliore dei modi la pianticella che cerchiamo di trasformare, con la nostra pazienza ed il nostro amore, in un bonsai.

Credetemi, più la vostra pianta si avvicinerà a quel che voi volevate ottenere, meno sarete disposti a sbalordirvi di fronte alle performance dei dimostratori che ora ammirate senza riserve nelle affascinanti elaborazioni di piante la cui audacia è inversamente proporzionale, a nostro modesto avviso, alla conoscenza ed alla voglia di provare che si deve infondere in un neofita per indurlo a perseverare.

Passato l'inverno non preoccupatevi di qualche vaso rotto o fessurato. Se avete seguito le precauzioni che vi avevamo indicato, ben difficilmente il terreno sarà gelato in maniera così consistente da procurare danni alla pianta in dormienza.

Anche se il freddo dell'inverno non ci ha ancora abbandonato e le nostre pianticelle stanno ancora dormendo tranquillamente, è opportuno che già da ora pensiamo al momento del risveglio.

Sicuramente ciò non coinciderà, almeno alle nostre latitudini, con il mese febbraio, ma sicuramente, per aprile i giochi saranno già stati fatti e, tolto qualche Faggio dormiglione, per quell'epoca moltissime delle nostre piante saranno già in avanzata attività vegetativa.

UN MOMENTO MAGICO

Sono moltissime le cose che dovremmo dire in quanto il momento magico del risveglio primaverile, richiede una particolare dedizione del bonsaista alle proprie piante. Purtroppo lo spazio è quello che è per cui cercheremo di sintetizzare alcuni gesti e comportamenti che ci possano assicurare i migliori risultati possibili per la pianta che avevamo iniziato a formare.

Nel corso dell'inverno e grazie alla ramificazione nuda, abbiamo potuto verificare se l'immagine che avevamo ipotizzato per la nostra pianta si avvicina o meno al nostro progetto.

Può essere che qualche ramo non sia cresciuto come speravamo o che la nostra pianticella dispettosa, abbia pensato bene di abbandonare un ramo al quale forse avevamo chiesto troppo o che avevamo maltrattato con torsioni eccessive e successive o con posizionamenti infelici.

È quindi il momento di pensare ad una eventuale modifica del progetto cercando di non indulgere nel consentirci errori che, un giorno quando potremo contare su una maggiore esperienza di quella odierna, non ci potremo più perdonare.

ATTENZIONE, PRUDENZA!

Anche se vi sembra di poter essere soddisfatti dalla prima stagione vegetativa della vostra pianta, per come la stessa ha reagito dopo il lavoro di impostazione volto a garantire una certa conicità del tronco ed una ramificazione armoniosamente disposta, non fatevi prendere dalla fretta e evitate di pensare già dalla prossima stagione alla collocazione in vaso bonsai.

Come abbiamo più volte detto, il vaso bonsai può essere considerato la cornice finale del quadro e, nella ridotta disponibilità di terreno che lo stesso contiene, non si può richiedere alla pianta se non modestissimi accrescimenti di perfezionamento e mantenimento di una struttura già costruita.

È vero la tentazione è forte e, in particolare nei confronti degli amici, il fatto di collocare la pianta nel vaso bonsai, ci fa sentire di essere arrivati e di appartenere con pieno diritto all'elite dei bonsaisti. Credetemi, in futuro vi eviterete un mare di autocritiche se non perderete oggi del tempo nella lavorazione costringendo una piantina in formazione entro l'angusto spazio del vaso bonsai.

Sono sicuro che sarà così ed è questo che mi preme perché, se domani il bonsai sarà per voi qualche cosa di importante, ci terrei ad essere ricordato come un amico che ha potuto evitarvi qualche delusione.

Guardiamo quindi con occhio critico la nostra pianticella: decidiamo per una potatura, che possa correggere gli eventuali errori commessi in precedenza o le mancate reazioni della pianta alla nostra impostazione e decidiamo per il rinvaso.

QUANDOPROVVEDERE?

Per quanto riguarda la potatura possiamo già provvedere ponendo in essere tutti gli accorgimenti dei quali durante i nostri discorsi abbiamo, passo dopo passo, parlato. Dobbiamo distinguere tra la potatura delle grosse branche per la formazione e quella per la creazione della ramificazione secondaria e terziaria.

Vi ricordate, ad esempio, di tagliare il ramo lasciando la gemma rivolta verso l'andamento che intendiamo dare al ramo futuro?

Ovvero della diversa risposta che avremo nella crescita del ramo se la gemma rimasta dopo la potatura è rivolta verso il basso o verso l'alto.

UNA ACCURATA STUCCATURA

Una grossa potatura deve essere seguita da una accurata stuccatura con i prodotti sigillanti appositi che si trovano facilmente in commercio e che servono anche per gli innesti.

Questi prodotti evitano un possibile richiamo di linfa con il disseccamento dell'ultima parte del ramo tagliato e l'ingresso, attraverso la ferita, di eventuali microrganismi o muffe che possono insidiare la nostra pianta.

Nel caso di grossi tagli si consiglia di usare la stuccatura sul bordo della cicatrice evitando che un tappo completo che chiude la ferita possa facilitare all'interno della stesso lo sviluppo di microorganismi dannosi alimentati dall'umidità della linfa ascendente.

Oggi in commercio esistono anche delle paste sigillanti contenenti prodotti disinfettanti. Per rami di una certa dimensione e se ancora una volta abbiamo la pazienza richiesta, si può effettuare una potatura che consenta alle piante di attivare dei meccanismi di autodifesa.

Si tratta di lasciare un mozzicone del ramo che viene potato, rifinendo il taglio solo in un periodo successivo. Durante tale periodo la pianta crescendo e costruendo alla base del ramo un tipico cercine, provvederà ad inglobare in se stessa parte del mozzicone che andrà degradandosi ed a chiudere agli agenti patogeni le vie di accesso al tronco.

Parleremo più avanti ed in altra circostanza della cura che si deve porre nella potatura e, in particolare, delle modalità, delle tecniche e degli attrezzi da utilizzare per il taglio dei grandi rami nell'ottica di evitare al massimo le antiestetiche cicatrici.

In effetti, se correttamente eseguite, le cicatrici delle potature di formazione finiranno per scomparire o per ridursi a dimensioni del tutto accettabili. Ciò ovviamente è tanto più facile quanto più la pianta che stiamo lavorando è giovane.

Ricordare inoltre che con la potatura vengono interrotti i vasi linfatici che corrono verticalmente.

Da ciò si evince che è più facile la cicatrizzazione di una ferita ovoidale verticale rispetto ad una orizzontale.

IL RINVASO

Detto della potatura primaverile ricordiamo brevissimamente l'altro grosso lavoro che ci aspetta che è quello del rinvaso.

Stiamo sempre parlando di piante in formazione, caducifoglie, ma comunque anche per quelle già collocate nel vaso bonsai: la primavera è la stagione più opportuna per pensare alloro rinvaso.

Il momento migliore è sicuramente quando le gemme si stanno gonfiando, dimostrando chiaramente la loro intenzione di schiudersi da un giorno all'altro.

Se la lavorazione ed il rinvaso della nostra pianta sono avvenuti nel corso dell'estate, è opportuno che facciamo una valutazione sulla necessità o meno di procedere al rinvaso.

Estraiamo allora con delicatezza la nostra pianticella dal vaso e, se l'apparato radicale non è molto compatto e possiamo notare ancora molto terreno disponibile per l'occupazione delle radici, sicuramente possiamo rinviare di un anno il rinvaso; eviteremo così una battuta di arresto, che per una pianta trapiantata, poco o tanto, avviene al momento della successiva ripresa vegetativa.

Lo stesso dicasi per le pianticelle già collocate nel vaso bonsai. Molte volte, ed a seconda delle essenze, la crescita dell'apparato radicale non è stata così convinta da richiedere necessariamente il rinvaso.

Per tutte queste piante comunque sarà necessaria durante l'estate una maggior sorveglianza per evitare spiacevoli sorprese quali, ad esempio, i colpi di asciutto derivanti dalla ridotta disponibilità di terriccio.

E IL TERRICCIO

A proposito di terriccio e fino a quando non sarete diventati dei maghi, pensiamo che la miscela akadama o pomice, terra di giardino, torba e sabbia in parti uguali e torba o kanuma per le acidofile (azalee, rododendri, camelie ecc.) possano darvi dei buoni risultati.

Ricordatevi comunque del pericolo costituito da una granulometria troppo minuta che rischia di compattare eccessivamente il terriccio; è meglio eccedere nei diametri dei vari composti piuttosto che costringere .le piante a vivere all'interno di un mattone senza alcuna possibilità di traspirazione.

La granulometria ideale dovrebbe avere un diametro da 1 a 5 mm.

Se rinvasate anche le piante per le quali avete provveduto in autunno a cospargere la superficie del terreno con uno strato di cornunghia, come vi avevamo consigliato, recuperate questo strato superficiale ed utilizzatelo per l'impasto del terreno da rinvaso.

Sicuramente ci saranno ancora molte sostanze nutritive ed il substrato così preparato proseguirà la lenta cessione di azoto.

Non commettete l'errore di aggiungere al terreno di rinvaso dei fertilizzanti a rapida cessione. Se le radici non verranno disseccate, sicuramente non saranno stimolate a riprodursi nel modo dovuto e ciò perché saranno in grado di trovare tutto il nutrimento necessario nel terreno in cui sono immerse.

SITUAZIONE DI RISCHIO

Ricordatevi che dopo il rinvaso la pianta è in una situazione a rischio. In particolare, dopo aver premuto con cura e con i pollici delle mani, tutti gli strati del terreno di rinvaso, dovete evitare assolutamente che vengano prodotti dei movimenti a livello dell'apparato radicale per non rompere le radichette ed i peli radicali che si stanno formando e la cui fragilità, nel terreno smosso, comporterebbe delle inevitabili fratture.

Anche per le così dette "piante da interno" la fine dell'inverno costituisce un momento che le toglie da una situazione non sicura mente ottimale e che, quasi sempre, si identifica in un aspetto sofferente.

Appena possibile e nelle ore di maggior tepore della giornata, esponetele all'aperto ricordandovi di operare con una certa gradualità.

Se i nuovi germogli risultano avvizziti o nerastri è forse opportuno un trattamento di di-sinfezione dell'apparato radicale con prodotti tipo Aliette o Benlate. Sono polveri che vanno diluite nell'acqua di irrigazione e somministrate alle piante con le normali annaffiature. Rimuovete anche dal bordo del vaso e dallo strato superficiale del terreno l'eventuale antiestetica cuticola di calcificazione che le soventi annaffiature invernali, con l'acqua ricca di calcio, avranno senz'altro prodotto e che, oltre ad impedire una efficace traspirazione del terreno, sono oltremodo antiestetiche.

PICCOLO CONSIGLIO

È molto importante che facciate attenzione di evitare nei primi giorni l'esposizione diretta ai raggi del sole. Anche se le piante godevano di una esposizione solare filtrata dai vetri della finestra, la luce solare diretta procurerà sicuramente delle pericolose bruciature alle foglie particolarmente se queste si sono formate e sono cresciute nel corso dell'inverno.

 

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