RISCHI ..... DI STAGIONE


La maggior parte delle piante vendute come bonsai da interno sono essenze di origine tropicale e quindi, affinché stiano bene, devono essere tenute in condizioni il più possibile simili a quelle che avrebbero nelle loro terre d'origine.

Bisogna pensare che ai tropici o quasi, le giornate sono lunghe uguale tutto l'anno; ecco la ragione per cui queste piante, latifoglie sempreverdi, conservano le foglie: le possono usare. Qui da noi, con inverni freddi e con la luce delle giornate “brevi” le foglie non servono. La pianta “sente” una qualsiasi riduzione della luminosità. Avverte che una certa percentuale della sua chioma risulta superflua, e così si spiega la caduta di una parte delle foglie dei bonsai da appartamento, dopo qualche giorno dall'acquisto.

Ecco un problema importante: nei periodi in cui le giornate si accorciano parecchio bisogna dare al fogliame una quantità di luce sufficiente alla corretta fotosintesi. In poche parole, mentre queste piante sono abituate ad avere uguale illuminazione tutto l'arco dell'anno; nelle nostre zone temperate la durata della luminosità diurna varia assai tra l'estate e l'inverno: potrebbe persino essere necessario integrare la lunghezza del giorno con delle lampade fluorescenti a luce “biologica” (quelle adatte a terrari ed acquari, per intenderci) in grado di mantenere la pianta in buone condizioni. La lampada in questione, per essere efficace, andrà eventualmente posta a non più di una cinquantina di centimetri sopra la chioma. Un bonsai posto davanti ad una finestra luminosa potrebbe essere ben collocato. Non sopra un termosifone funzionante.

Un notevole rischio è costituito anche dall'abbassamento della temperatura. Sia pur con diversa rapidità, le piante “avvertono” la differenza di calore nell'ambiente ed adeguano di conseguenza la loro funzionalità. Il Ficus tropicale, ad esempio, a 14 gradi centigradi cessa il suo metabolismo nelle parti verdi e, a maggior ragione, a temperature più basse...

All'equatore e ai tropici l'aria notturna è assai fredda, ma il fenomeno dura soltanto una notte. Anche i bonsai da interno sopportano repentini abbassamenti della temperatura ambiente, ma solo per tempi brevi. L'inverno del Nord è troppo lungo... Una riduzione della temperatura durante i periodi di buio è però (come nella notte equatoriale) ragionevole: per questo motivo conviene spruzzare verso sera (ma solo prima del buio) dell'acqua piovana o meglio distillata, sulla chioma, con un vaporizzatore: la sua evaporazione dalle foglie abbassa la temperatura della pianta di qualche grado rispetto a quella dell'appartamento riscaldato.

Mi fanno molta pena gli alberetti venduti all'aperto in questa stagione: per qualche ora sembrano in perfetta salute, ma poco dopo l'acquisto incominciano a dar segni della sofferenza patita e possono morire... Altro errore commesso da chi li vende, sovente senza saperlo, è quello di togliere le piantine dal container nel quale sono arrivate e dove l'umidità dell'aria è stata assai elevata per i tanti giorni del viaggio, e metterli subito in commercio o comunque in un ambiente in cui l'aria è molto più secca (anche grazie alla bassa temperatura): ogni pianta, come gli esseri umani, richiede un periodo di acclimatamento. Per la Carmona , tanto per dirne una, ci vuole un'alta umidità ambientale, tanto che conviene tenerla in cucina o nel bagno, dove l'aria è di solito più “umida” che nel resto dell'appartamento. In alternativa, sempre allo scopo di elevare l'umidità relativa, si può mettere il vaso sopra un vassoio (o ampia bacinella) in cui dell'argilla espansa o della ghiaia sia tenuta regolarmente bagnata. Così, attorno alla chioma, con l'evaporazione della acqua, si crea quell'area di elevata umidità necessaria ad assicurare il benessere della pianta. Naturalmente la zolla nel vaso non deve stare a bagno, ma solo appoggiata sopra la ghiaia...

Talvolta il terriccio è molto compatto e anche questo può rappresentare un problema: conviene allora sostituirlo, rispettando le esigenze della pianta che vi è contenuta.

Le innaffiature devono essere ogni volta abbondanti, ma eseguite soltanto quando sia necessario, cioè quando il terriccio appaia asciutto in superficie o quando il vaso sembri troppo leggero (in qualche tempo si impara). Dare poca acqua per volta, magari con uno spruzzatore, come alcuni suggeriscono, non è bene: si rischia di bagnare soltanto il terriccio in superficie (e non la parte profonda della zolla, dove devono essere le radici) e ciò può essere assai dannoso... L'acqua d'altronde non è il toccasana (e l'unico) di ogni situazione. Quando si trovano giù le foglie di una pianta, la prima cosa che un profano pensa è che manchi l'acqua. Le ragioni possono essere ben altre: dalla insufficienza di luce, al freddo o ad un malanno di tipo parassitario o fungino, magari all'apparato radicale. Innaffiare più del necessario uccide assai più piante che una leggera e breve secchezza...

Un difetto culturale o impreparazione estetica del pubblico, poi, giustifica l'intricata struttura della ramificazione nelle piantine commercializzate. Si pensa di solito che il tronco e i rami dei bonsai debbano essere contorti, mentre la verosimiglianza e la coerenza sono le qualità più importanti di un bel soggetto. Così giungono (quasi sempre dalla Cina) piante che di bonsai hanno poco, ma sono stortignaccole e fitte di rami, quindi decorative, come devono piacere alla gente...

Un bel bonsai ha la struttura della ramificazione necessariamente semplice e rada, per cui una delle prime cose da fare è osservare bene il soggetto da poco acquistato e semplificarne la ramificazione principale, se essa sia troppo intricata per essere simile a quella di un albero vero. I rami principali vanno pochi e corti. Sono le successive suddivisioni e le foglie che, alla periferia della chioma, devono essere fitte e sottili. Le potature eseguite giovano alla salute della pianta, avvicinando il verde al tronco, rinnovando la struttura della ramificazione e favorendone la eventuale fioritura.

Dare concimi è utile soltanto (o soprattutto) nella fase di crescita, cioè quando compaiono nuovi germogli. Va tenuto presente che i fertilizzanti ricchi d'azoto servono a far crescere della nuova vegetazione (quindi nuove foglie e rametti); quelli ricchi di fosforo e potassio a migliorare la lignificazione a produrre radici e fiori. I concimi organici migliorano il terriccio, ma quelli chimici permettono un migliore controllo e la corretta gestione fisiologica, anche futura, della pianta. Non si deve comunque concimare (in particolare azotato) per almeno una ventina di giorni dopo un eventuale rinvaso o trapianto. Il buonsenso è vantaggioso in ogni caso...

Quando sarà finito l'inverno, col suo freddo e gelo, anche le piante “da appartamento” vivranno meglio se tenute all'aperto, con l'unica avvertenza di abituarle al sole diretto poco per volta.

by Oddone