ACERO
FAMIGLIA ACERACEAE
CULTIVAR E DESCRIZIONE ACERI EUROPEI:
A.campestre (terriccio calcareo e asciutto)
A.monspessulanum (Acero di Montpellier o Acero minore)
A.opalusA.lobeliiA.pseudoplatanus (Acero montano)
A.platanoides (Acero riccio)
Un Acero sempreverde viene dalle isole Egee.
ACERI AMERICANI:
A.pennsylvanicum
A.negundo A.circinatumA.rubrum (terriccio umido)
A.saccharinum e A.saccharum
ACERI ASIATICI:
A.acuminatumA.buergerianum (Acero tridente) A.callipesA.davidiana A.diabolicum (vistoso colore autunnale del fogliame) A.ginnala (sopporta bene situazioni ventose)
A.griseum (la corteccia color bronzo si sfalda cartacea a strisce)
A.cissifolium (con foglie composte a tre segmenti)
ACERI GIAPPONESI:
Alberi o arbusti rustici con fogliame generalmente inciso e piccoli frutti (samare). Vogliono un substrato poroso ricco di materia vegetale decomposta o di humus. Amano climi freschi ed elevata umidità dell'aria: soffrono al contrario l'eccesso d'acqua nel terriccio. Vanno protetti dal pieno sole per evitare scottature alle foglie.
La chioma di Acer palmatum "Ukon" è verde, verde. Quella della varietà "Seigen" è rosso chiaro o arancio. In "Deshojo" è rosso più cupo. In "Chisyo" è rossa. Il colore vivo è tipico dei giovani germogli: le foglie di questi aceri diventano verdi durante la vegetazione e tornano rosse d'autunno. Quelle rosso-violaceo di "atropurpureum" conservano la colorazione anche durante l'estate. Le varietà ottenute da seme sono poco uniformi: meglio l'innesto, tenendo però conto della compatibilità tra specie o varietà.
L'Acer palmatum dissectum ha sempre degli internodi molto lunghi e ciò vale anche spesso per l'Acer negundo. Al di la del fatto dell'esser aceri, la ragione potrebbe essere che hanno delle foglie talmente frastagliate (il negundo le ha anche povere di clorofilla) e quindi scarsamente efficienti, tanto che la pianta "è costretta" a farle spuntare distanti una dall'altra, comportandosi esattamente come quando, nei soggetti in scarsità di luce, le foglie sono ampie. Nel caso del negundo si aggiunga anche che ha un forte vigore vegetativo.
Acer palmatum dissectum (atropurpureum, viridis)
A. polymorphum
A. osakazuki
A. crispus
A. full moon”
A. griseum
A. odessanum
A. platanoides (riccio) (crimson king, drummondi)
A. pseudoplatanum (montano)
A. saccharinum
A. buergerianum o trifidum (tridente)
A. truncatum
A. vieri (laciniatum)
A. vitifolium
Si tratta di un albero molto spesso usato come ornamentale nei giardini, di cui sono state create varietà con fogliame colorato o variegato. Questi ultimi soggetti sono assai poco indicati per la coltivazione bonsai, in quanto inadatti a rappresentare l’immagine di un albero ideale.
STILI PIU' ADATTI
TRAPIANTO, RACCOLTA E SUBSTRATI I soggetti giovani vanno rinvasati ogni 1-2 anni in primavera. A quelli più maturi e già formati giova una permanenza più lunga nello stesso contenitore: la compressione delle radici (e la conseguente ridotta capacità di assorbire) limita lo sviluppo della loro nuova vegetazione.
Un terriccio consigliabile è costituito da 3 parti di terra argillosa, 2 di torba, 1 di sabbia.
POTATURA DI FORMAZIONE
APPLICAZIONE DEL FILO Il filo si mette verso luglio e va tolto comunque prima del freddo. Conviene ricoprire il filo di carta crespata se esso viene applicato su della vegetazione ancora tenera
CIMATURE E POTATURE SPECIALI IN FASE VEGETATIVA Potatura in primavera e in autunno. A metà maggio si può fare la prima defogliazione. Durante l'estate si sfoltiscono i nuovi rametti, diradandoli, piuttosto che accorciarli.
TECNICHE PARTICOLARI L'acero platanoide o riccio spesso può arrivare a “strozzare” alcune delle proprie radici con altre sue radici. Il risultato è quello di vedere il soggetto soffrire, fare foglie con colore autunnale prima del tempo, ridurre il proprio vigore e spesso scoprire che un lato del tronco pare appiattito. Ovviamente questi sintomi possono essere provocati da altri guai e l'unica certezza che si tratti di una tale strozzature è l'osservazione diretta della zolla.
Particolare attenzione va quindi posta al momento del trapianto, specie di soggetti provenienti da vivaio e/o coltivati a lungo in contenitore.
La tecnica per rendere più ampia la base del piede di un Acero tridente, che in certi esemplari giapponesi colpisce per la sua enorme superficie e spessore, consiste nel conservare (all’inizio) delle abbondanti radici fini in superficie, alla periferia del tronco, ma eliminare completamente o quasi tutte quelle che invece scendono verso il basso. Il “disotto” del tronco va sempre tenuto privo di radici, che si lasciano invece ricche ed abbondanti solo sempre alla periferia. Una alternativa consiste nel collocare il soggetto con le radici ben aperte su di una superficie piatta al momento del trapianto.
Un’ulteriore possibilità consiste nel coltivare per qualche tempo vicini un certo numero di soggetti, eliminando poi quelli periferici attorno al soggetto centrale, le cui radici superficiali “sembrano” molto sviluppate in ampiezza.
FERTILIZZAZIONE ED ALTRI TRATTAMENTI Concimare due volte al mese durante i periodi di intensa vegetazione, qualora si desideri un vigoroso sviluppo (utile nei soggetti in formazione), altrimenti attendere a fertilizzare che il momento di massima spinta sia pressoché finito.
L'apporto di fosforo e potassio (e poco azoto) oltre all'abbondanza di luce (sole) a fine estate favorisce la vivacità della colorazione autunnale del fogliame.
Fertilizzare da marzo ad ottobre eccetto luglio ogni 10 gg.. I bonsai adulti conviene concimarli solo dopo che si è fermata la crescita delle prime foglie.
Acqua moderata.
Sole abbondante in primavera e in autunno; poco sole nei mesi più caldi.
PREVENZIONE E CURA DELLE MALATTIE l’Acero tridente va soggetto a facili infezioni fungine, che si manifestano proprio come descritto. In genere le lesioni sono accompagnate da alterazioni del legno dei rami offesi o del tronco, che appaiono disidratati. Alla sezione dei rami colpiti l’aspetto è grigiastro variegato. La versione della gelata (?) tardiva regge solo se poi compare su tutto il soggetto della nuova vegetazione, mentre quella del fungo (fusarium o aspergillum, non sono sicuro) condanna le parti colpite alla morte.
Basta quindi attendere, nel caso legato al gelo, mentre è bene correre ai ripari, per quel che vale, nell’altro caso.
Un trattamento consigliabile è a base di anticrittogamico (Benlate) sistemico, da ripetere dopo una decina di giorni alle dosi indicate sulla confezione (sulle foglie e nel terriccio).
La somministrazione di vit. B nel terriccio può essere buona, mentre non è indicata la fertilizzazione: la crittogama colpisce innanzitutto le radici e la presenza di nutrimento nel substrato ne rallenta lo sviluppo e la rigenerazione. La pianta può eventualmente essere nutrita per via fogliare.
Qualora di foglie ne siano rimaste poche, può servire un rinvaso in sabbia grossolana o pomice, lavando le radici con anticrittogamico o applicandolo dopo il rinvaso. La superficie delle foglie può tuttavia essere ridotta tagliandone a metà il lembo. Occhio, però: le foglie servono a produrre nutrimento per le radici e si deve trovare un compromesso…Molta luce, comunque e non sole diretto.
Non eccedere (mai) nelle innaffiature: troppa acqua nel terriccio soffoca le radici. Guai ad un sottovaso…
questo tipo di danno è assai frequente nell’Acer buergerianum, persino se coltivato in piena terra.
ALTRO Nel tentativo di trovare degli aceri nostrani che potessero essere usati come in Giappone il palmato ed il tridente, ho provato a coltivare come bonsai delle varietà che potevo reperire nei vivai, raccogliere qua e là in natura, o far crescere da seme.
Il più comune è l'acero montano (Acer pseudoplatanus), che si trova molto ibridato, per cui soprattutto il fogliame presenta forme diverse, sempre un po' grandine, ma che riducono in modo passabile dopo qualche defogliazione, e con colori interessanti d'autunno: giallo superiormente e dal bianco al carminio violetto la pagina inferiore. Il legno è tenero e si altera purtroppo facilmente ad opera di camole o funghi, portando a morte parte del bonsai o tutta la pianta: deve essere quindi sorvegliato spesso contro questa evenienza ed ogni ferita accuratamente sigillata.
Altro acero assai diffuso nei terreni calcarei è quello campestre (A.campestris), che forse si presta meglio di tutti gli altri alla coltivazione bonsai, poichè è molto generoso nel rispondere alle cimature e riduce le dimensioni delle foglie in modo eccellente. E' rustico e di poche pretese. Il fogliame giovane è bordato da piacevoli sfumature rossicce e pende floscio in un modo caratteristico: in autunno prende un bel colore giallo vivo.
Ho provato una varietà di acero saccarino (A.saccarinum "vieri laciniatum")perchè negli alberi grandi assume dei colori incredibili anche a metà dell'estate: le foglie diventano sopra rosso vivo in varie sfumature, mentre la pagina inferiore resta di colore bianco argentato. Come dice il nome, le foglie laciniate hanno profonde indentature ed incisioni che le rendono interessanti. Il comportamento, come bonsai, non è dei più entusiasmanti ma, se capita, vale la pena di provarlo.
Un'essenza che nei vivai si trova a fogliame verde e rosso scuro, come albero da giardini e viali è l'acero riccio (A.platanoides). Verde, l'ho raccolto spesso spontaneo. Mi piace molto per il suo colore "fresco" e per la forma delle foglie, sottili, ampie, con 7-9 "punte". Dalle ferite di potature e cimature geme molta linfa simile a lattice: direi che non ho notato conseguenze negative, comunque per prudenza è meglio intervenire prima della spinta vegetativa, o quando questa rallenta.
L'acero minore (A.monspessulanum) è piacevolissimo per la forma e le dimensioni delle foglie, ma lo trovo restio a rispondere al trattamento bonsai, per cui non riesce a fare una vegetazione sufficientemente fitta ed inoltre resta sempre con una forma piuttosto rigida.
Degli aceri palmati giapponesi escluderei senz'altro quello "dissectum" in quanto ha sempre internodi molto lunghi, è fragile ed il suo fogliame, fin troppo leggero, appassisce già a pronunciare la parola sole.
Mi piace l'acero del fiume Amur (A.ginnala) per le sue foglie a tre lobi...disordinati, giallo oro d'autunno (finchè non piove) e per la sua generosità nel vegetare. Non gli ho mai visto addosso dei parassiti. Si può ottenere un tronco interessante per la corteccia e la facilità con cui ingrossa alla base; fa buone radici superficiali.
Sempre proveniente dall'Oriente, mi ha incuriosito l'acero di Padre Davide (A.davidiana) poichè da giovane ha un bel tronco screziato, ma lo trovo pigro nel reagire alle cimature e poi le foglie sono sempre grandi.
Parenti di questi ultimi due (assomigliano molto al ginnala), ho iniziato a coltivare A.tataricum e A.diabolicum, ma non so dire granché siccome li ho "persi" dopo un paio d'anni. Ricordo comunque che hanno un bel colore fiammeggiante autunnale.
Ho notato che tra gli aceri tridente (A.bürgerianum) che ho coltivato vi è una notevole variabilità nella ricchezza del colore autunnale e nella tendenza a dare foglie assai piccole. Penso che quando capita di identificare un soggetto notevole valga la pena di moltiplicarlo per talea, per garantirsi la conservazione delle buone caratteristiche.
A proposito di colore e piccole dimensioni, ho fatto talee di un paio di aceri palmati a foglia carminio (non so se "seigen" "choisio" o quale altra varietà). Sia quelle verdi (si fa’ per dire) che quelle semilegnose le ho trovate molto capricciose nel radicare, poichè mentre talune lo hanno fatto in un mesetto, altre hanno atteso la primavera successiva, anche sei-otto mesi dopo. Di piccolo mi sono procurato negli Stati Uniti una talea di una varietà "yatsubusa" di acero, che i giapponesi chiamano: a sette germogli, per la densità e la piccola dimensione del fogliame. Ne sto facendo una pianta madre e spero di ricavarne interessanti talee. A vederla così, mentre cresce liberamente, ha proprio delle foglie assai piccole ed internodi corti.
Ora ho trovato un acero sempreverde di cui non conosco il nome, con la foglia simile al tridente, un poco più coriacea. Lo sto facendo crescere in piena terra e non ho ancora provato a tenerlo in casa durante l'inverno. Appena so, riferisco.
I frutti degli Aceri sono le samare, le cui ali servono per identificare le diverse varietà a seconda della loro forma più o meno allungata e dell’angolo che formano tra di loro.
L'Acero riccio presenta foglie caduche e opposte, palmato-lobate con 3-7 lobi a margini sinuato-dentati e apici acuminati: il colore è d'un verde uniforme sulle due facce, volgente in autunno al rosso-aranciato. I giovani germogli e i piccioli, se incisi, emettono un liquido lattescente bianco. Le infiorescenze a corimbo, generalmente erette, sono com­poste di numerosi fiorellini. Il frutto è una doppia samara ad ali molto divaricate, quasi orizzontali.
Nei boschi di montagna e dei versanti ghiaiosi si trova un altro Acero (A. pseudoplatanus) detto Acero montano, talvolta Acero sicomoro, che si differenzia da A. platanoides per la scorza che si sfalda in placche come nel Platano, per le foglie con articolazioni ottuse e infine per le infiorescenze, più lunghe e pendule: inoltre le doppie samare hanno ali meno divaricate (con angolo a V).
Da queste due specie di Aceri si sono create (e si continuano tuttora a creare) numerose cultivar che si differenziano soprattutto per il colore delle foglie.
Acero campestre
La denominazione latina, e anche quella tedesca, Feldahorn, suggeriscono che si tratta di un albero prevalentemente di pianura, dei campi; la denominazione inglese ne sottolinea l'utilizzazione come albero da siepe, Hedge Maple.
Tollera bene le potature.
È caratterizzato dalle strisce di sughero che si formano sui giovani rami, simili a quelle dell'Olmo campestre ( U. minar). Le foglie sono caduche, opposte, palmato-lobate con 3-5 lobi diseguali, a seni ottusi e apici arrotondati. I fiori si dispongono in corimbi eretti a gruppi di 10-20: il perianzio e la corolla sono di colore giallo-verde, lunghi solo 3mm. L'Acero campestre è l'ultimo a fiorire tra gli Aceri europei, verso maggio dopo la comparsa delle foglie. I frutti sono tipiche samare doppie, con ali molto divaricate. Il legno di questa specie è il più duro e resistente tra tutti gli Aceri.
Acer negundo
Le foglie del Negundo sono decisamente diverse da quelle degli altri Aceri:
anch'esse caduche e opposte, sono però composte e imparipennate, con 3-7 fo-glioline ovoidali, strette e appuntite, lunghe da 5 a 13cm e irregolarmente frastagliate. Inoltre, poiché se ne coltivano varietà orticole con foglie di colori diversi, può risultare particolarmente difficile la sua identificazione: lo si può riconoscere veramente come Acero solo nel periodo di formazione dei frutti.
I piccoli rami giovani sono piuttosto singolari: spesso di colore giallo-verde, sono lucidi e rivestiti di uno strato ceroso.
Le infiorescenze ascellari sono composte di fiori peduncolati: quelle maschili, in densi fascetti; quelle femminili in grappoli penduli di colore giallastro. I frutti sono doppie samare tipiche degli Aceri, con ali abbastanza strette e divaricate ad angolo acuto.
Il Negundo è originario dell'America settentrionale. Anche questo Acero, come A. saccharum, era utilizzato in America per la produzio­ne di zucchero.
Esiste un'altra specie, l'Acero Niko (A. nikoensè), originaria dell'Asia orientale, che si differenzia dagli altri Aceri per le foglie riunite in gruppi di tré (come nel trifoglio) e per le doppie samare singolarmente tomentose. L'Acero Niko presenta un grande valore ornamentale e venne introdotto in Europa nel 1881.
Il Negundo è un albero alto fino a 20m, mentre l'Acero Niko assume piuttosto forma arbustiva, con tronchi multipli alti da 7 a 12m.
Acer tataricum è un albero assai resistente al freddo e la sua chioma cambia aspetto più volte nel corso dell'anno. Le foglie sono semplici: hanno solo verso la base 2 lobi appena accennati. Opposte, lunghe circa 4cm, sono ovoidali, con margini doppiamente e grossolanamente dentellati. I fiori, a petali biancastri, appaiono in maggio-giugno, disposti in pannocchie peduncolate e pendule.
Le samare sono tipiche per le striature rosse lungo i bordi. In autunno le foglie, prima di cadere, assumono un'intensa colorazione gialla o rossa. Acer tataricum è generalmente a tronchi multipli.
Un Acero assai affine è Acer ginnala, con foglie che presentano due lobi laterali ben sviluppati presso la loro base, e sono le prime a cambiare colore a fine estate, già verso metà settembre.
Acero argentato
Quest'Acero deve il nome alla caratteristica delle sue foglie, che sono opposte, con lobi profondi e stretti, e presentano la faccia inferiore di un bei bianco argentato (è tomentosa in quelle giovani), mentre la faccia superiore è invece di colore verde chiaro. Tale particolarità diventa evidente al minimo alito di vento.
Le foglie persistono a lungo sull'albero per poi staccarsi tutte in una volta, magari in una sola notte.
I piccoli fiori verdognoli sono riuniti in infiorescenze che compaiono e si aprono prima delle foglie.
La moltiplicazione avviene per seme.
Quest'Acero viene a volte confuso, per la sua denominazione scientifica, con l'Acero canadese, A. saccharum, che però presenta fiori terminali all'apice di corti rami fronzuti.
Dell’Acer saccharinum il caratteristico colore rosso vivo dei fiori costituisce il tratto più distintivo. I fiori si formano precocemente in primavera (marzo-aprile) e con il loro colore conferiscono a questo Acero un particolare valore ornamentale.
Le foglie presentano 3-5 lobi meno pronunciati rispetto a quelli dell'Acero argentato: il loro colore è verde cupo lucente sul dorso, mentre è grigio-cenere (con le nervature vellutate) nella pagina inferiore. Spesso il picciolo è di colore rosso.
Acer rubrum presenta il suo aspetto ornamentale migliore in autunno, per la ricchezza dei colori assunti dalle foglie: gialle, scarlatte, rosso-brune.
L'Acero rosso si può moltiplicare per seme; le cultivar si moltiplicano per talea o per innesto a gemma o, meglio ancora, col metodo detto "a occhio dormiente", che consiste in un innesto della gemma eseguito in autunno mentre il taglio del porta-innesto viene praticato solo nella primavera successiva.
L'Acero rosso predilige i terreni umidi