albarco1.gif (5406 byte) per qualsiasi problema riguardante il bonsai clicca quì

 carlo.jpg (2991 byte)

               

ACCORGIMENTI RAFFINATI PER CHI FA BONSAI DA GIOVANI SOGGETTI

Per stimolare sul materiale a disposizione lo sviluppo di quei germogli (distanziati ed all'altezza giusta) destinati a costituire le future branche del soggetto, senza ricorrere subito ad un drastico accorciamento, è possibile eliminare (degemmazione) tutte le gemme o germogli che (salendo lungo la parte) non servono. Evitando il trauma del taglio, un tale stratagemma offre l’opportunità di far crescere soltanto e più rapidamente i germogli prescelti. In alternativa si propone di praticare il "taglio del caporale" appena sopra alle gemme che interessano (ma c’è il rischio che ne resti il segno).

Per soddisfare poi la necessità che questi germogli laterali si aprano partendo con un ampio angolo di inserzione, dagli USA viene proposto di applicare una molletta da bucato sul "tronco" subito al disopra della gemma interessata, in modo che la sua presenza costringa il germoglio a dirigersi più orizzontale.acero.jpg (4298 byte)

Merita tra l'altro considerare che se in una fase (generalmente iniziale) della coltivazione serve di più far crescere il diametro del tronco che costruirne la conicità (ma finisce coll’avere anche questo scopo), qualsiasi intervento che (solo) temporaneamente lasci vegetare rigogliosi uno o più nuovi germogli al disopra della sezione che interessa del tronco stesso (serve soprattutto nella sua parte bassa), accelera l'ingrossamento della base del soggetto. Il processo è ancora più celere se questi germogli vengono indirizzati verso l’alto e cimati di tanto in tanto durante l’arco della stagione vegetativa per arricchirne la ramificazione ed il fogliame.

Con le opportune modifiche, un tale metodo è applicabile anche nel controllare e guidare la formazione dei rami principali del futuro bonsai.

Poichè i germogli più bassi nascono naturalmente con un angolo d'inserzione più aperto, per stimolare il germogliamento delle gemme che interessano situate nella parte basale del tronco si potrebbe ritardare il taglio dello stesso a dopo che tali gemme siano comparse e si siano aperte.

Una notizia originale. Ancora dagli USA ci viene l'indicazione che un soggetto in formazione ricoperto totalmente da un sacchetto di plastica trasparente 2-3 settimane prima della normale comparsa dei germogli ne promuove lo sviluppo di nuovi e la branchizzazione globale. Tale tecnica ha infatti incrementato notevolmente il numero di germogli laterali e si è rivelata più efficace su legno di 2 anni. acero1.jpg (2530 byte)E' evidente d’altronde che quanto maggiore è il numero dei germogli, tanto più facile la scelta di quelli che siano in una posizione corretta. Il sacchetto va tolto quando i germogli hanno uno sviluppo di 1,2 - 1,5 cm. e non oltre, altrimenti crescono deboli e soggetti poi a scottature. Inoltre, è consigliabile evitare l'applicazione o la rimozione dei sacchetti quando si abbiano condizioni climatiche avverse, quali alta temperatura o vento secco.

La tecnica non ha mostrato di incrementare le manifestazioni di oidio e di altre malattie crittogamiche.

CONIFERE Qualche notizia su pini ed abeti

QUANTI PROBLEMI

Pini e abeti sono sempreverdi: una parte della loro ramificazione è coperta di vegetazione in qualsiasi stagione. Poichè il loro accrescimento spontaneo è sempre "centrifugo", i rami "verdi" sono quelli più giovani all'estremità delle branche e della cima. Gli aghi restano in genere 2-3 anni sulla pianta, e dove cadono non vengono rifatti, tanto che la parte più vecchia dei rami è appunto nuda. Ciò perchè la pianta si comporta sempre in base al criterio di economia e tende quindi a vegetare solo dove sia migliore l’esposizione e di conseguenza il rendimento fotosintetico, cioè all’estremità dei rami. D’altronde, alla base di quelle "foglie" che sono gli aghi non ci sono gemme ascellari, ma solo gruppi di cellule meristematiche, e in pochi casi da queste si formano gemme avventizie. E' infatti assai raro in natura un "ritorno" spontaneo (cioè non provocato da circostanze anche traumatiche) del verde sui tratti di ramo ormai spogli.

acero4.jpg (3778 byte)In queste essenze, a differenza di quelle decidue, un ramo che (anche per una potatura) resti completamente privo di verde alla sua (nuova) estremità è destinato a morire, proprio perchè non è in grado di far gemme (e senza queste il flusso linfatico si ferma). Uguale sorte gli tocca persino se di aghi gliene restano, ma sono vecchi (diciamo del terzo anno) e cadono comunque prima che su quel tratto abbia potuto formarsi almeno qualche nuovo germoglio.

Da quanto sopra emerge che il successo nel far comparire gemme sul legno vecchio, dipende in gran parte dal saper intervenire nel momento fisiologico giusto della pianta, cioè quando il soggetto sia in riposo vegetativo, a sviluppo completato delle cacciate recenti.

NESSUNO O TUTTI

Un tratto di ramo lasciato senza una gemma all'estremità può dunque non sopravvivere a lungo. Vegeta finchè ha degli aghi efficienti. Se nel frattempo vi compare almeno una nuova gemma la parte a monte di questa si salva, altrimenti seccherà tutto entro qualche mese.

E' dunque rischioso accorciare i rami (soprattutto quelli bassi) di queste essenze senza lasciare su ognuno il vigore potenziale di una o più gemme. In altre parole: i rami vanno potati in modo che abbiano tutti uguali opportunità di far nuova vegetazione, altrimenti per il criterio dell'efficienza (a causa delle citochinine) la pianta dovrà privilegiare quelli rimasti indenni e/o i primi che germogliano, ed abbandonare gli altri.

Si deve dunque agire allo stesso tempo sulla maggior parte dei rami, se non su tutti, ed essere sicuri che "tengano" gli aghi rimasti per almeno ancora una stagione.

La sottrazione di una parte del verde (ad esempio l’eliminazione di tutti gli aghi che sporgono al disotto del profilo dei rami) eseguita in autunno è un buon stimolo alla formazione di gemme. Dal momento però che tale nuova vegetazione origina dal meristema (tessuto embrionale) presente alla base di ogni coppia di aghi, questi si possono piluccare via in parte, ma è più prudente, per non far danni dove si desiderano le gemme, accorciarli a pochi millimetri usando le forbici invece di strapparli.

Affinchè la risposta sia equilibrata conviene che i ciuffi di aghi lasciati su ogni ramo alto siano pochi (3-4) e più numerosi (8-10) su quelli in basso.

RIEPILOGANDO, ALCUNE CONSIDERAZIONI

  • La "maggioranza" dei rami fa la legge, e il computer dell'albero è severo: se su un soggetto prevale il numero dei rami intatti, è facile che i pochi accorciati (specie se in fase di sviluppo) siano lasciati morire; se invece tutti o quasi i rami sono stati ridotti, dopo qualche mese possono qua e là comparire nuovi germogli e la pianta riprendere il suo "normale" ritmo di vegetazione.
  • Le parti più giovani ed in alto sono avvantaggiate, per cui conviene, pur tagliando rami tutti della stessa età, lasciarli più corti (con meno ciuffi di aghi) nella parte alta del soggetto e più lunghi in basso.
  • Anche l'età del ramo ha la sua importanza. Poichè i pini e gli abeti tengono gli aghi per tre anni, ma sono piante lente a reagire, si possono accorciare i rami solo lasciando alla loro estremità un tratto che conservi gli aghi per almeno buona parte della stagione, quindi non più vecchio di due anni.
  • Anche dopo una corretta potatura i nuovi germogli compaiono dove il ramo è più giovane, e sempre meno dove la parte è vecchia. Questa è una valida ragione per intervenire, specie durante il perfezionamento della chioma, con una sufficiente frequenza e prima che lo "invecchiamento" dei rami tra una cimatura e l'altra renda aleatorio il risultato. Una giusta cadenza degli interventi è il segreto per riuscire a riavvicinare la chioma al tronco e a creare dei palchi regolari e fitti.
  • Nel potare un bonsai è indispensabile trovare un compromesso tra le esigenze estetiche e la necessità di conservargli una quantità di chioma verde che produca l'energia (gli zuccheri) richiesta per lo sviluppo, ricordando che: fogliame troppo ridotto = scarsa efficienza delle radici = paralisi vegetativa.

Infine. Per ridurre l'eccessiva lunghezza dei rami di un vecchio pino o abete è necessario, prima, riuscire a farvi tornare della vegetazione vicino alla loro base, dove oramai sono nudi. Si tratta in genere di un procedimento laborioso, che può durare anche 3-4 stagioni successive.

Ad ogni ramo accorciato va conservata una gemma o un germoglio all'estremità. Se si tratta di una branca che ha già una sua struttura, è però anche possibile tagliarla (anche molto indietro, quanto serve esteticamente) e farla "proseguire" con uno dei suoi rami laterali (in genere il più vicino, a condizione che sia dotato di verde) e così di seguito, ripetendo quante volte è possibile questa sostituzione dell'apice con dei tratti di rami via via più sottili, purchè infine ogni tratto di tale nuova struttura termini con una gemma (che è l'apicale o lo diventa).

L’applicazione del filo metallico consente di dare poi la forma desiderata.

Tenere sempre presente che i rami traumatizzati (per potature, torsioni, educazione col filo, ecc.), rispetto a quelli indenni, corrono il rischio di esser lasciati morire. Specialmente se l'inconveniente si verifica durante i periodi di vegetazione intensa. L’attenzione del coltivatore deve tendere a creare condizioni uniformi per tutte le parti e non far "sentire" al soggetto l’eventuale disparità: potrà raffreddare la chioma ombreggiandola o con frequenti spruzzature d’acqua, oppure "traumatizzare" in qualche modo anche i rami sui quali non sia intervenuto in precedenza.

Nei ginepri e simili è facile e talvolta anche più conveniente sostituire in pochi anni, con una ramificazione del tutto nuova, una parte della vecchia struttura, che sia inadatta perchè rigida o ha la vegetazione "lontana".

I larici, nonostante siano spoglianti, hanno un tipo di vegetazione analogo ai cedri poichè in entrambe le specie ogni gemma produce un germoglio che ha una coroncina di aghi e una nuova gemma "apicale" al centro. La gemma all'estremità di alcuni di essi può dare origine ad un normale ramo di prolungamento. Dove ciò non avviene, col cadere e rinnovarsi ad ogni stagione degli aghi, il germoglio si trasforma col tempo in un corto rametto simile a un tubercolo rugoso, detto brachiblasto, dall’apice del quale può casualmente, se necessario per l’equilibrio vegetativo della pianta, svilupparsi un normale germoglio, che si allunga poi a formare un ramo.

Nel larice è possibile accorciare qualsiasi ramo nudo durante la dormenza (o alla defogliazione estiva) poichè dalla gemma in cima a qualcuno dei brachiblasti rimasti nascerà comunque della nuova vegetazione, mentre nel cedro occorre sempre che vi siano degli aghi verdi attivi almeno all'estremità del ramo accorciato.

NOTE TECNICHE CONIFERE.

Conifere. Pini e abeti. Per ottenere la comparsa di gemme anche sui rami più vecchi, oltre a cimare la vegetazione matura, giova diradarla in modo severo dove è troppo fitta, ed inoltre eliminare tutta quella che "sporge" al disotto del margine inferiore dei rami. Questi interventi fatti insieme, oltre a costituire una cospicua sottrazione di verde che motiva una energica reazione del bonsai, hanno anche una finalità estetica nel perfezionare il disegno, palco per palco. Giova anche pareggiare la vegetazione dei palchi accorciandone gli aghi troppo lunghi (a fine estate o in occasione di una mostra...).

Pini. Per la cimatura dei pini Noburo Kaneko propone di tagliare via completamente le candele molto vigorose, lasciare 2-3 aghi su quelle di medio vigore e non toccare le meno sviluppate.

Per cercare di equilibrare lo sviluppo, credo che convenga fare però il contrario sui rami bassi, dove si possono invece lasciare le candele più robuste ed eliminare quelle deboli. Le gemme intatte hanno però le citochinine: non saranno forse privilegiate?

Abeti e simili. La cimatura consiste nell'eliminare completamente i germogli apicali quando gli aghi sono ancora raccolti, se si desidera infittire la ramificazione di soggetti giovani e di struttura rada. Qualora invece il bonsai abbia già una buona struttura a palchi, che si intende tenere fitti e poco spessi, è meglio pizzicare i germogli a metà o a un terzo della loro lunghezza.

Sui bonsai di pino, nelle zone a clima assai mite, è possibile fino a novembre inoltrato accorciare la vegetazione maturata nella stagione appena trascorsa.

Per trapianti e rinvasi delle conifere tener presente che solo se protette dal gelo le radici potranno crescere. Qualora l'operazione sia eseguita tardi, provvedere perciò che il soggetto abbia condizioni di temperatura adeguate per il tempo necessario ad affrancarsi correttamente collocandolo in serra fredda.

Secondo Krekeler vi sono tre ragioni per la comparsa della forma giovanile nella vegetazione dei ginepri

1 una cimatura troppo energica
2 la carenza di azoto
3 la carenza di luce.

Come distinguere quando un rametto di pino, abete, cipresso, ecc. è maturo.

  • Ha smesso di allungarsi.
  • Gli aghi sono ben separati e di un verde carico, mentre il ramulo diventa giallastro o marrone rossiccio e di consistenza legnosa.
  • La gemma apicale, completamente evoluta, ingrossa considerevolmente ed assume la forma tipica della specie. Quasi sempre si copre di squame protettive per superare il freddo dell'inverno.
  • Nelle Cupressacee il ramulo maturo ha smesso di crescere, la sua estremità, verde, non si stacca più così facilmente, rivelando una consistenza coriacea, se non legnosa.
  • Il colore è uniforme; il verde si inscurisce.
  • L'odore essenziale si rivela completamente, specie dalle parti traumatizzate.

Intervenire su certi abeti o ginepri pungenti e soprattutto mettere loro il filo è scomodo e talvolta doloroso. Dei sottili guanti di pelle servirebbero a salvare le mani dalle sgradevoli punture, ma si perde la sensibilità necessaria. Asportando dei dischetti in corrispondenza dei polpastrelli del pollice ed indice è possibile lavorare con miglior agio.

Con la cimatura dei pini in autunno o a fine inverno si tende a creare una superficie quasi orizzontale ed uniforme su ogni palco. A questo scopo i rametti verticali, se lunghetti, si accorciano a pochi ciuffi di aghi, mentre quelli corti si sgemmano semplicemente. Con analogo criterio si interviene su quelli orizzontali per regolare la forma del palco visto "in pianta".

E' bene diradare la vegetazione dei palchi eccessivamente fitti e "pulire" vicino alle biforcazioni i rami, eliminando i germogli e gli aghi di troppo. In autunno gli aghi (eventualmente accorciati con le forbici) vanno lasciati solo dove si desiderano nuove gemme, diversamente si strappano via.

In primavera avanzata compaiono dei nuovi germogli (che si sia tolta o meno la candela all'apice).

Nei bonsai di pino è facile osservare una disparità di dimensione e vigore tra le gemme (e le candele che ne nascono) sui diversi rami di uno stesso soggetto. Questa situazione porterebbe ad una crescita altrettanto diseguale e va corretta se si vuole uno sviluppo uniforme.

L'intervento può essere eseguito in autunno o prima che le gemme inizino ad aprirsi, asportando quelle vistosamente più grandi. L'apice dei rami può esserne privato solo nella parte alta del soggetto, mentre in basso si dovrà lasciare almeno una delle gemme apicali più piccole.(ciò vale per i soggetti maturi, mentre in formazione si lascia la gemma più robusta)

Una seconda possibilità consiste nel "danneggiare" in primavera ogni candela troppo lunga o/e vigorosa e fermare temporaneamente il suo sviluppo, spezzandone una parte. Quando anche le altre raggiungono la dimensione per essere rimosse o accorciate, l'operazione si esegue anche su quelle già "interrotte" in precedenza.

Nei pini, dei rami importanti ma troppo lunghi e senza aghi possono essere arcuati "a cerchio" (per intenderci: come il corpo di una tromba) ed "autoinnestati" (per approssimazione) al fine di avvicinare il verde al tronco. Occorre far coincidere il cambio delle due parti del ramo in questione: a tale scopo si asporta una sottile "fetta" di corteccia dalla superficie del legno per creare una ferita di forma e dimensione simile su entrambe le parti, che vengono poi messe a contatto ed immobilizzate con un laccio elastico.

Col filo metallico si può tenere il ramo nella posizione e forma voluta.

Preparazione di un jin. Stabilito che in un bonsai, un jin vale la pena di realizzarlo solo dove è accettabile e verosimile che in precedenza un ramo possa davvero essere cresciuto (nell'albero rappresentato), ci sono modi diversi di mettere in pratica la tecnica necessaria.

 

Bisogna considerare che nelle conifere tutt'intorno alla base dei rami di una certa dimensione esiste un cercine di cellule meristematiche destinate a "chiudere" i vasi linfatici ed a favorire la cicatrizzazione.

Si può quindi:

Lasciare talquale il mozzicone di una certa lunghezza per almeno un paio di settimane (sfruttando l'azione difensiva del meristema), e solo allora inciderlo alla base, scortecciarlo e spezzarne l'estremità per simulare naturalezza. Dopo di che si può far passare qualche tempo, prima di applicare un liquido sbiancante protettivo, in modo che il legno asciughi e se ne evidenzino le "venature". Il jin risulta così più vero, anzichè artificioso se troppo levigato.


Incidere il mozzicone alla base e scortecciarlo subito. Nel caso di una tale procedura è consigliabile trattarlo immediatamente con il liquido protettivo.


Conviene comunque tener presente che la corteccia si asporta più agevolmente a legno fresco, soprattutto se la pianta è "in linfa": una volta che il ramo sia del tutto secco la corteccia vi aderisce tenacemente e non è facile separarla. acero3.jpg (4294 byte)

Va detto tuttavia che raramente il moncone di ramo viene lasciato com'è, ma il jin viene piuttosto ottenuto scolpendolo con sgorbie, coltelli o attrezzi ancor più sofisticati. Il lavoro su ogni jin fatto "a fresco" va completato prima di mettere il filo, dato che la presenza di quest'ultimo potrebbe poi intralciare la corretta operazione.

Merita ricordare che un jin (specie se corto) appare più credibile quando la ferita nella corteccia prosegue un tantino verso il basso, simulando una lacerazione spontanea.

Da un ramo alto troppo grosso se ne può ottenere un jin dalle dimensioni accettabili, assottigliandone il legno adeguatamente.

Regolarità e costanza sono soprattutto necessarie nel coltivare abeti e piante che si vuol far fiorire.

Gli interventi adatti devono essere eseguiti rispettando i ritmi imposti dalla fisiologia vegetale. Quando si interrompe la successione degli interventi il soggetto riprende un comportamento spontaneo e si rischia di "sprecare" quanto si è fatto in precedenza.

Così per infittire i palchi degli abeti con rametti corti, in modo che il loro spessore risulti limitato è necessario insistere a cimare la vegetazione matura di appena un anno, per almeno due anni successivi. Solo questa infatti garantisce la formazione di gemme sui suoi ramuli: da quella più vecchia gli aghi possono cadere prima della comparsa delle gemme, facendo morire ciò che rimane del ramulo, che resta secco e nudo, con conseguenze antiestetiche. La vegetazione del palco appare infatti scarsa e misera, con molti aghi bruni e "residui" secchi di ramuli.

E' assai efficace appoggiare sui palchi di una conifera appena impostata qualche ciuffo del verde eliminato con la sua cimatura, per "arricchire" in quei punti la vegetazione, e anticipare così l'immagine che potrebbe avere quel bonsai dopo un certo tempo. 

Cimatura delle candele nei pini

  • NERO: cimare prima le candele deboli e quelle in basso (per privilegiarne la ripresa), poi quelle vigorose e in alto

  • BIANCO: prima la parte vigorosa (centrale) dei germogli forti, poi quelli deboli. Prima in basso poi in alto

  • Sforbiciate ai ginepri (carichi di zucchero) portano alla produzione di verde dal legno vecchio. Consentono di avvicinare il fogliame, cioè ridurre lo spessore dei palchi.

    Nei ginepri vigorosi è possibile che entro breve tempo dalla potatura nascano dei germogli vicino all'inserzione (ma solo lì) di rami tagliati "vivi", anche se lasciati privi di vegetazione. Se capita, è quasi subito.

    PINI

    Quando i germogli siano tagliati via maturi, ma mentre il soggetto è in fase di sviluppo, possono comparire nuove gemme, però solo in prossimità del taglio (e la primavera seguente si avranno le candele). La differenza tra il desiderare gemme all'indietro sul vecchio, oppure alla (nuova) estremità del ramo deve far scegliere il momento dell'intervento. Solo con l'albero in riposo (e germogli maturi) la potatura farà "indietreggiare" la vegetazione. Rif. a Notter.

    In alcune essenze (ginepri, criptomerie, araucarie, ecc.) i ramuli attivi sono formati da foglie ed internodi che sono diventati sempre più piccoli fino ad assumere l'aspetto di squame più o meno aderenti al ramulo stesso.

    Comportamento della vegetazione di ginepri e simili:
    Erbacea in vegetazione: se pizzicata, ricaccia solo localmente.
    Matura in vegetazione: se pizzicata, secca all'indietro fino alla
    biforcazione e ricaccia parecchio tempo dopo, disordinatamente.
    Matura in riposo: se pizzicata, secca all'indietro, ma ricaccia presto dal vecchio.

    Nelle conifere manca la gemma ascellare. C'è però un grumetto di cellule meristematiche che in particolari condizioni possono generare una gemma avventizia.acero2.jpg (3145 byte)

    Nei pini si distingue una forma giovanile ed una adulta, con aghi e struttura diversa. (Es. Pinus pinea o P.italica: giovani aghi corti e ravvicinati; adulti lunghi (inadatti al bonsai) e a ciuffi.)

    Aghi a squame sui germogli di seconda generazione. Frequenti su P.strobo ed excelsa, meno sul silvestre. Sul nero compaiono tali nei germogli nati dal legno vecchio, stimolati da adeguate potature autunnali. Poi si normalizzano.

    Per eseguire il rinvaso delle tropicali sempreverdi attendere che la vegetazione agli apici sia matura. Appena i germogli apicali sono fermi è verosimile che le radici incomincino a crescere: questo è il momento migliore per ridurre la zolla col minor danno per la pianta ed avere una rapida ripresa.

    TECNICA DI FORMAZIONE

    Una volta che si ha a disposizione il materiale adatto, se ne avvia la trasformazione in bonsai compiendo su di esso una serie di interventi, che in sostanza "simulano" l'azione più o meno brutale e protratta della natura sulle piante spontanee, e gli fanno assumere la forma (progettata in anticipo) di un albero "vissuto", ma con dimensioni da miniatura e in un tempo ragionevolmente breve.

    La fantasia ed il gusto guidano nel creare queste immagini di albero, talora quiete e possenti, o tormentate e desolate, comunque sempre possibilmente evocatrici e suggestive: ma alla fine sono i "gesti bonsai" che modellando e coltivando il materiale vegetale gli fanno assumere una forma voluta. Non va però dimenticato che la loro perfetta esecuzione, nei tempi e nei modi, è la condizione per raggiungere il risultato previsto.

    Per fare un bonsai bisogna stabilire per prima cosa l'ordine di importanza dei caratteri che si vuol dare al soggetto: dimensioni, fisionomia, proporzioni tra tronco e rami, ecc. Inoltre tener conto della essenza che si utilizza e quindi del suo comportamento vegetativo.

    Sulla base di questa analisi, si definisce in seguito la gradualità degli interventi necessari ad ottenere in successione le caratteristiche desiderate per le singole parti. Solo rispettando una tale severa programmazione, formulata dopo tutto in base alle conoscenze di tecnica e fisiologia vegetale (ed al buon senso) si sfrutta al meglio l'attitudine di talune piante a diventare bonsai.

    Nessuna preoccupazione quindi se per qualche stagione le foglie sono grandi, quando ciò che conta è l'irrobustimento della struttura; anzi, con altrettanta determinazione si devono accettare dei rami "troppo" lunghi se si vuole che il loro diametro aumenti in tempi relativamente brevi. Insomma, a questo stadio della sua evoluzione il soggetto è un aspirante bonsai, un pre-bonsai: non si può avere la pretesa che sembri già un albero fatto. Va considerato come il brutto anatroccolo della favola...

    Il lavoro va così organizzato: modellare il tronco educandolo con il filo e dargli l'assetto corretto riferito alla "facciata" (visuale che offre la migliore immagine del bonsai), preoccuparsi di ingrossare la base del tronco e le radici superficiali in vista, dare conicità, scegliere la posizione dei rami e farli crescere sino al diametro che loro compete per la loro posizione sul tronco, armonizzando le distanze e le proporzioni in relazione all'altezza definitiva prevista per quel soggetto.

    Durante la fase di formazione bisogna dedicare tutta la attenzione (ed il tempo necessario) ad ottenere, anche una sola per volta, tali "qualità bonsai", e non si dovrebbe procedere oltre fintanto che non si è completamente soddisfatti del risultato.

    FORMA E PROPORZIONI
    Ancora qualche pensiero legato alle proporzioni.

    Un rapporto armonioso analogo a quello creato tra le branche della struttura principale nel salire lungo il tronco andrà rispettato anche nella costruzione di ognuno di questi rami, di modo che staccandosi dal tronco esso dia origine a rami secondari sempre più sottili verso la periferia della chioma, ed acquisti conicità.

    La direzione di questa ramificazione accessoria, che va lasciata alterna ed all'esterno delle eventuali curve del ramo portante, è perlopiù laterale (cioè orizzontale), o comunque tale da portare il fogliame ad esporsi alla luce nel modo più efficace: non hanno senso perciò quei rametti diretti "troppo" verso l'alto o il basso, che esprimono solo l'esuberanza della pianta nel ricacciare a seguito delle cimature subite, e rendono la sua forma disordinata e poco verosimile.

    In realtà l'andamento più comune dei rami, con una certa concavità verso l'alto, è dovuta alla loro duplice tendenza a crescere allontanandosi dal tronco ed allo stesso tempo dirigersi verso l'alto: a seconda di quale prevale, la ramificazione della chioma può perciò assumere un aspetto "a coppa" più o meno allargata. Ricordarsi di questo fatto quando si educano col filo i rami del futuro bonsai, dà modo di aggiungere credibilità alla loro forma.

    E' evidente a questo punto che nel bonsai la "naturalezza" è inevitabilmente una simulazione estetica e va imposta con una tecnica appropriata. Esiste infatti una notevole differenza nei modi di evolversi della ramificazione: in un grande albero cresciuto spontaneo, di una qualsiasi specie, essa si forma lenta, ed "ha il tempo" di disporsi rispondendo soprattutto alle condizioni di illuminazione dei diversi punti della chioma, mentre nel bonsai, per l'energia con cui il piccolo vegetale ricaccia a seguito delle frequenti cimature (e il fatto che la luce arriva quasi dappertutto) la struttura è spesso convulsa, e così si formano dei rami (in punti e con un andamento) che in una pianta grande non si avrebbero.

    Sono quindi solo l'osservazione e la coerenza che suggeriscono al bonsaista attento quali siano i rami poco verosimili e con una direzione "sbagliata" da eliminare al più presto. Questa percezione, che si affina studiando con attenzione le infinite forme della natura, costituisce una dote importante, e la si potrebbe chiamare "il senso dell'albero".

    FACCIAMO ALCUNE CONSIDERAZIONI

    Per quanto concerne il tagliare, se la parte va semplicemente eliminata, bisogna intervenire subito, e qualsiasi momento è buono, mentre se il proposito è di "usarne" la reazione si deve scegliere di attendere il giusto stadio fisiologico in cui la pianta sia "disposta" a rispondere nel modo voluto.

    E' giusto ritrovare anche nella miniatura ciò che rende belli certi alberi grandi: sta all'amatore cercare di "ripetere" ed inserire tali caratteristiche nei suoi bonsai, che saranno tanto più convincenti e suggestivi quanto meglio riuscirà a farlo.

    Bisogna accettare l'idea che in un bel bonsai i rami principali, o branche, devono essere pochi e la struttura semplice: è la presenza di una ramificazione più fine, alla periferia della chioma, che dà la sensazione di guardare un vecchio albero. Assai importante è il "ritmo" con cui si divide la ramificazione, passando a diametri sempre più sottili e con intervalli sempre più corti.

    La dimensione dei rami e la distanza tra di loro è maggiore in basso e si riduce verso la cima. Un uguale schema si ritrova nelle branche, andando dal tronco verso l'esterno.

    Mentre nelle conifere ogni fusto è solitamente unico e sale assottigliandosi fino alla cima, nella maggior parte delle latifoglie l'andamento del tronco si interrompe ad una certa altezza, dove origina due o più branche che con la loro ramificazione costituiscono la cupola o corona. Una tale differenza di struttura va rispettata anche nel bonsai.

    Tenendo presente che l'ingrossamento di una qualsiasi parte dell'albero è in relazione all'aumento del suo fogliame, durante la fase di formazione bisogna sempre lasciare che ogni ramo cresca liberamente e folto per tutto il tempo che gli è necessario a raggiungere un diametro adeguato all'importanza che esso ha nella struttura: in linea di massima perciò all'inizio della coltivazione un soggetto avrà temporaneamente dei rami assai lunghi in basso e più corti quelli alti. La stessa tecnica va applicata a qualsiasi ramo troppo sottile che debba adeguare rapidamente la sua consistenza rispetto agli altri.

    La ragione per cui il rapido sviluppo di foglie e di vegetazione giovane su di un ramo ne fa crescere il diametro è che vi si formano nuovi vasi linfatici (per far fronte all'aumento del flusso in quel distretto). Ciò spiega ad esempio come nella parte alta del bonsai, per il maggiore vigore vegetativo, il diametro della ramificazione tenda ad aumentare fin troppo rapidamente.

    Un tale inconveniente estetico va prevenuto limitando la circolazione della linfa in quella parte della chioma con frequenti diradamenti e, nei casi estremi, ricorrendo alla asportazione di metà o due terzi del lembo di ognuna delle sue foglie.

    Non va dimenticato che ogni nuova formazione di vasi linfatici non può che crescere verso l’esterno, dal momento che a causa della presenza del legno all’interno nessun altra direzione è possibile.

    E' importante tener presente che ogni criterio messo in atto per formare una giovane pianta è ugualmente valido nel trattamento di esemplari adulti cui serva far ingrossare dei nuovi rami giovani (ancora troppo sottili) per poterne arricchire o correggere la struttura.

    E' davvero impensabile che applicando la tecnica necessaria a far crescere rapidamente e con le dovute proporzioni le diverse parti della struttura di un soggetto si possa dargli, contemporaneamente e già sin dall'inizio, l'aspetto definitivo di un bonsai.

    Analizzando una dopo l'altra queste situazioni, risulta evidente la relazione tra l'armonia dei progetti e la logica coerenza del comportamento vegetale, che impone di eseguire gli interventi in una ragionevole successione.

    Nel bonsai armonia e logica sono infatti allo stesso tempo causa ed effetto. L'armonia è il movente estetico di questa coltivazione, ma costituisce pure il fine da raggiungere, mentre la logica è la capacità di usare la coerenza della natura come un mezzo per gestirla.

    In quanto causa, esse suscitano l'ammirazione per questi piccoli alberi, ma poichè forniscono anche la tecnica per realizzarli, ne sono l'effetto.

    Per una migliore comprensione del particolare giova avere la visione globale. Ogni tanto quindi è bene fare il punto della situazione, per valutare ciò che è già stato fatto e prospettare le operazioni ancora da compiere.

    Quindi, riassumendo dal primo gesto sulla giovane pianta: torcere alla base per ingrossare il piede, poi applicare il filo, imporgli le curve (più ampie o marcate in basso e meno in alto) foggiando il tronco a spirale in modo che dia profondità; al soggetto e porti i rami ad aprirsi in tutte le direzioni, potare quando la pianta è ancora in dormenza (e quindi la sua risposta sarà il formarsi di un gran numero di gemme su tutto la struttura), scegliere i rami o i germogli che si trovano adeguatamente distanti tra loro e all'esterno delle curve (d'altra parte le curve dovrebbero esser realizzate proprio in modo da lasciare le varie branche alla distanza giusta), imporre ad ogni ramo la posizione (definitiva) che gli compete a seconda del livello che occupa lungo il tronco (curare, prima che il loro legno diventi troppo rigido, che i rami principali formino un angolo aperto partendo dal tronco, ed abbiano una leggera concavità verso l'alto), far crescere la ramificazione regolandone la lunghezza secondo il diametro che ogni suo tratto deve raggiungere (ricordare lo stratagemma di portare i rami bassi quasi orizzontali per il tratto che serve e poi dirigerli verso l'alto per farli ingrossare rapidamente), controllare infine sempre che la vegetazione sia più abbondante e fitta sui rami inferiori, perché altrimenti quelli in alto prendono troppo il sopravvento.